Schianto sul Pentagono

autre

Il Pentagate

Forse l'informazione è una cosa troppo seria
per poter essere affidata ai giornalisti

Un
dei miei lettori: M.M

Agosto 2007

: Sono trascorsi quattro lunghi anni.

Le
cose sono cambiate? Non proprio. La stampa è sempre altrettanto scadente.

La stampa

La
stampa, i nostri politici, i nostri intellettuali. Siamo arrivati a un punto tale che da anni ho abbandonato questo argomento. Recentemente ho deciso di affrontarlo
con un pizzico di umorismo nero.

Di tanto in tanto, lettori mi segnalano video che talvolta sono di grande qualità, come questo. Lungo (normale), ma convincente.

http://www.syti.net/Videos/Mysteres11Septembre.html

La gente guarda. E allora? Nessun dibattito, nessuna riflessione. È impressionante.

Pagina 1

6 ottobre 2003

Riprendo la storia degli eventi
dell'11 settembre. Avevo accumulato documentazione, che è stata
persa a causa della distruzione del mio disco rigido quest'estate. Avevo
chiesto ai miei lettori di aiutarmi a ricostituirla, e lo faccio ancora oggi.

Questa
faccenda è di estrema gravità. Non è mai stata indagata da nessuno, né da una
commissione, né tantomeno dai giornalisti, che alla fine ho capito non
fanno vere indagini, ma si limitano a ripetere come degli scimmie
ciò che leggono sui loro telescriventi, quando non evitano del tutto
argomenti ritenuti "giornalisticamente scorretti". Ho perso ogni illusione
sulla fauna giornalistica, indipendentemente dai mezzi di comunicazione. Mi è voluto del tempo, ma ora ne ho una visione abbastanza chiara. Riguardo alla televisione riprenderò la battuta che ormai ho scritto in testa alla pagina novità, una frase del mio caro amico Aimé Michel:

Quando Yhawey diceva "tu non farai immagini"
già pensava alla televisione.

Era quarant'anni fa. Le cose non si sono affatto migliorate.

Apro il dibattito riproducendo
un certo numero di documenti o di opinioni (anche la mia). Non si tratta
di trarre conclusioni, ma di informare. A mio parere, questo argomento richiede un'approfondita indagine. Gli Stati Uniti, con l'assassinio di Kennedy e, in seguito, la scoperta dei piani di provocazioni accuratamente architettate intorno alla "liberazione di Cuba", dove si era pensato di far sparare da "falsi cubani" bombe di mortaio contro le truppe americane a Guantanamo (facendo magari morire anche militari americani), o ancora "l'operazione Norwood", ci hanno abituati a manipolazioni piuttosto machiavelliche.

Non si tratta di fare antiamericanismo.
Non sono neanche anti-russo quando parlo della situazione in Cecenia
e della sospetta vicenda del naufragio del Kursk. Non sono anti-francese pensando che il governo francese abbia autorizzato test nucleari sotterranei e furtivi
nel proprio territorio. Non penso neanche di essere anti-ebreo o anti-arabo attraverso i dossier che ho pubblicato sulla situazione israelo-palestinese. Tuttavia, credo che il nostro mondo diventi sempre più folle (o forse lo è sempre stato, ma ora questa follia assume, come l'inquinamento, aspetti estremamente preoccupanti). Sarebbe possibile scrivere un libro intitolato "Storia della disinformazione".
Ci sarebbe molto da dire, passando dall'incendio del Reichstag.

Credo che pochi francesi si ricordino
o semplicemente sappiano che il nostro sfortunato presidente François
Mitterand, che ha mangiato a tutti i banchi, è stato di ogni schieramento,
all'inizio ha gestito la repressione in Algeria
per finire alla sinistra, con una rosa rossa in mano e un'aria da buon apostolo, un giorno ha organizzato un falso attentato con il suo compagno Robert Pesquet. Credo sia utile, di tanto in tanto, rinfrescare la memoria dei francesi, che hanno la tendenza a dimenticare troppo facilmente "gli errori della giovinezza" delle persone per cui votano.

È la famosa
"vicenda dei giardini dell'Osservatorio".
Mitterand (che all'epoca non aveva l'età di un ragazzino) chiese a un complice di sparare alcune raffiche di mitragliatrice sul suo veicolo per far credere che si trattasse di un attentato contro di lui. Purtroppo il compagno ci credette e Mitterand si trovò in un brutto pasticcio, fu "messo in stato di accusa". Tutto si concluse con una multa per porto illegale di arma. La prescrizione salvò il padre François dai guai. In seguito portò con sé questa brutta storia per anni, che i suoi avversari non mancavano di tirare fuori periodicamente. Non abbastanza da compromettere definitivamente la sua carriera politica, visto che riuscì a ottenere due settenni. Credo che per diventare politico sia una buona cosa avere i coglioni di acciaio inossidabile.

Dunque gli attentati falsi sono all'ordine del giorno.
Si potrebbe anche chiedersi se l'attentato con auto-bomba non sia stato tranquillamente orchestrato da Putin per riaccendere la guerra in Cecenia.

Gli attentati stessi sono atti eroici o atti di barbarie a seconda dei tempi,
a seconda delle fazioni. Si ricorda ancora Malraux che, con la voce rauca,
pronunciò il suo discorso teatrale in onore di Jean Moulin, torturato a morte
dai tedeschi dopo essere stato arrestato. Lo stesso Jean Moulin, molto giovane, trovando la popolazione francese troppo remissiva di fronte all'occupazione tedesca, decise di creare tensione facendo uccidere nel metrò un giovane ufficiale della marina tedesca. Un membro del suo gruppo, che gli sparò... una pallottola nella schiena. Il suo nome: Pierre Georges, che in seguito entrò nella storia con il nome di "colonnello Fabien". Questi morì qualche tempo dopo sul fronte dell'Alsazia, dopo aver svolto un ruolo fondamentale nella liberazione di Parigi. Ci sono numerose piazze che portano il suo nome. Ma, se proprio dovevamo, avremmo dovuto mettere anche statue con diversi personaggi, che ricordassero quel gesto che segnò la nascita della Resistenza francese, con il giovane ufficiale tedesco che crolla a terra e, dietro, il "eroe", con il revolver in mano.

Chi canta ancora il canto della Resistenza:

Amico, e tu assassino, alle armi e ai coltelli, uccidi in fretta

E tu sabotatore, attento al tuo carico: dinamite!

L'attentato serve a qualcosa.
Quello avviato dal gruppo guidato da Jean Moulin servì a creare una "Resistenza", che prima delle azioni repressive dei tedeschi, a seguito di quell'assassinio dell'ufficiale tedesco, era praticamente inesistente. Ciò che è preoccupante in questa vicenda dell'11 settembre sono le conseguenze in campo politico estero e interno. Si dice "a chi giova il crimine". Decisamente, non si può archiviare questa faccenda.

Cominciamo dalle informazioni che emergono dai libri di Thierry Meyssan:

(il testo che segue è stato composto nel febbraio 2003)

Qui, dopo la copertina del suo libro

"Pentagate", edito da Carnot

http://www.carnot.fr

Quando si va su questo sito si vede subito che questo
libro, seguito da "11 settembre 2001, l'orribile impostura", è stato tradotto in molte lingue.

Personalmente avevo accolto con un certo scetticismo i discorsi di diversi amici, ex piloti di linea. Tutto sembrava davvero troppo grosso. Si pensa immediatamente a una "conspirazione sistematica". Infatti, se si entra in questa problematica e si considera che tutto ciò possa contenere un fondo di verità, il baratro diventa abissale. Se uno degli attentati è...