Modello di universo a due popolazioni e curva di rotazione

En résumé (grâce à un LLM libre auto-hébergé)

  • L'articolo presenta un modello di universo con due popolazioni di materia che interagiscono in modo diverso, includendo una 'materia oscura repulsiva'.
  • Gli autori hanno cercato di riprendere contatto con il referee dopo un rifiuto senza motivazione scientifica, proponendo un testo revisionato.
  • Il modello spiega la curva di rotazione delle galassie e le osservazioni di lente gravitazionale, basandosi su scambi prolungati con il referee.

Blocco totale. Nell'attuale momento in cui scriviamo queste righe, dopo aver ottenuto l'assenso di Lequeux, abbiamo tentato di ristabilire il contatto con il referee. Non ci sembra infatti accettabile che una rivista possa rifiutare un articolo, dopo undici mesi di dialogo serrato, senza accompagnare tale rifiuto con una motivazione scientifica.

Naturalmente segnaleremo sul sito le ulteriori evoluzioni di questa vicenda, sperando vivamente che si possa trovare una soluzione.

Nell'articolo seguente abbiamo, come era stato inizialmente richiesto dal referee, iniziato esplorando le implicazioni di un modello di universo in cui due popolazioni interagirebbero tra loro, tali che:

  • Due particelle di materia si attraggono secondo la legge di Newton.

  • Due particelle della seconda popolazione (chiamata qui "materia oscura repulsiva") si attraggono anch'esse secondo la legge di Newton.

  • Due particelle appartenenti a popolazioni diverse si respingono secondo la "anti-Newton".

Si costruisce quindi un modello di confinamento di una galassia tipo da parte di un ambiente di materia oscura repulsiva (sezione 2). Ciò permette di riprodurre la curva di rotazione (figura 4). Successivamente si accenna in modo generale al contesto geometrico (sezione 3). L'universo viene quindi presentato come un rivestimento a due fogli di una varietà-scheletro. Si opta per un sistema di equazioni di campo (3) + (4), che ha il vantaggio di consentire, nella fase radiativa, un'aderenza con il modello standard. Soluzione (provvisoria) che il referee aveva già scelto in una delle sue precedenti comunicazioni. Esiste infatti un'altra possibilità per trattare questa fase radiativa mantenendo la forma:

ma il referee aveva desiderato che tale aspetto fosse oggetto di un altro articolo (citato nella lettera del 1° dicembre 1997 di J. Lequeux: "... the radiative era").

Il lavoro mette quindi in evidenza le diverse evoluzioni dei due universi (figura 5), con le conseguenze sul decodificamento delle misure della costante di Hubble rispetto all'età dell'universo. Poi si richiama nuovamente l'effetto di lensing negativo (effetto di lente gravitazionale inverso), per mostrare che anche questo modello può conciliarsi con le osservazioni.

Dopo l'ultimo colloquio telefonico con James Lequeux, direttore della rivista Astronomy and Astrophysics, era stato concordato che avrei inviato al suo referee anonimo una lettera, che egli avrebbe poi trasmesso. Ho quindi inviato una lettera, da far seguire, con due possibili esiti:

  • O il referee accettasse di esaminare, in via privata, al di fuori del circuito A & A, un testo intitolato "Repulsive dark matter", che mi dichiaravo pronto a inviargli, nel quale avevo raccolto gli elementi che mi sembrava avesse approvato durante i nostri dieci mesi di scambio.

  • Oppure che si associasse alla decisione di rifiuto definitivo di Lequeux, nel qual caso gli chiedevo di avere la cortesia di inviarmi il suo rapporto finale, motivato scientificamente, dopo dieci mesi di scambio, sessanta domande e sette versioni successive.

"Lettera a Mr J. Lequeux, datata 11 marzo 1998:

Caro Collega,

Come concordato, le avevo inviato, con lettera datata 12 gennaio 1998, una missiva indirizzata al referee che aveva scelto e che mi aveva promesso di fargliela recapitare. A tutt'oggi (sono trascorsi due mesi) non ho ricevuto alcuna risposta da parte sua.

Ricordo che tale iniziativa è intervenuta dopo scambi durati dieci mesi, da febbraio a novembre 1997, nei quali il suo referee ha posto successivamente sessanta domande, in gruppi da una dozzina per volta, che hanno dato luogo a sette redazioni successive. Personalmente non ho visto in questi scambi, e il dossier lo dimostra, che altro che una collaborazione, molto cordiale e costruttiva. Ricordo che tale frase compare sia nel primo che nell'ultimo messaggio: "I like the basic idea". Sono quindi rimasto molto sorpreso dalla sua brusca decisione di rifiuto "definitivo e irrevocabile", nel dicembre 1997, proprio nel momento in cui mi sembrava che ci stessimo avvicinando a un testo pubblicabile.

Nella mia lettera al suo referee gli ho presentato due proposte.

  • O accettasse di esaminare, in via privata, al di fuori del circuito A & A, un testo intitolato "Repulsive dark matter", che mi dichiaravo pronto a inviargli, nel quale avevo raccolto gli elementi che mi sembrava avesse approvato durante i nostri dieci mesi di scambio.

  • Oppure confermasse di condividere la sua decisione di rifiuto (che non ho mai visto, nella sua scrittura, nelle risposte che ha fornito, neppure nell'ultima, dove ricordava "I like the basic idea"). In tal caso gli chiedevo di avere la cortesia di inviarmi l'elenco degli argomenti scientifici che, secondo lui, giustificano tale rifiuto.

Non riesco a concepire che un direttore di rivista scientifica possa prendere la decisione di rifiutare definitivamente un lavoro, "senza appello", semplicemente perché i dialoghi tra autori e referee "durano troppo a lungo". Ciò equivale a interrompere una partita a scacchi perché il numero di mosse supererebbe una "norma". Ma il problema, in questo caso, non è se la partita si protrae troppo, bensì come evolve.

Non è colpa nostra se il referee, manifestando una curiosità evidentemente insaziabile per questo approccio, ci ha chiesto, a partire da un manoscritto inizialmente di 22 pagine:

  • Un modello cosmologico completo.

  • Poi dettagli sulla sua fase radiativa.

  • Un confronto con i lavori di altri autori (Foot, Volkas, Mohapatra e Berezhiani, Phys Rev 1995).

facendo letteralmente esplodere il manoscritto (90 pagine), tanto che si era pensato di dividerlo in parti.

So bene che le riviste sono a priori strutture indipendenti, libere di rimandarsi la palla, cosa che non mancano di fare, con gli autori che possono essere trascinati di rivista in rivista per anni, senza esame, fino al ritorno al punto di partenza (la sua proposta).

Mi sembra che la sua decisione, così come il silenzio attuale del referee, data l'importanza e la durata degli scambi precedenti, rappresenti un'infrazione alla nostra deontologia.

Cordiali saluti,

J.P. Petit