robot da combattimento

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I Guerrieri del Futuro

16 febbraio 2005

12 maggio 2005:

Replicant

Una nuova società sta per far parlare di sé. Il suo nome: SWORD (in inglese, la spada).

Special Weapons Observation Reconnaissance Detection Systems

Si tratta questa volta di un drone terrestre, il primo di una lunga serie. L'evoluzione è inevitabile. Un soldato costa caro. Bisogna nutrirlo, curarlo, pagargli una pensione, una pensione di vecchiaia. Ha sentimenti, scrupoli. Già in Bosnia e in Afghanistan erano stati testati dei robot terrestri, che hanno compiuto più di 20.000 missioni. Erano, come lo saranno anche i robot della società Sword guidati da soldati comodamente seduti davanti ai loro schermi. O meglio, dotati di caschi con una visione a 360 gradi. Quando l'uomo gira la testa, il robot, a chilometri di distanza, fa altrettanto. A destra, a sinistra, in alto, in basso. Costo di un Sword: 230.000 dollari.

Nel frattempo, per saperne di più sulla robotica, leggere "A cosa sognano i robot", esaurito in libreria, presente sul CD Lanturlu 1.

Il limite dei robot terrestri è la difficoltà che hanno a muoversi su terreni vari. Diamo un'occhiata al robot della società Sword:

Il robot da combattimento della società Sword.

Questo robot è ispirato dagli studi delle società di disinnesto. Non male su terreno aperto, ma sconcertato da una scala, da un tronco d'albero. Sì, l'uomo resta comunque una macchina straordinaria per muoversi nei terreni più vari. Sfortunatamente, però, è vulnerabile. Qual sarà allora il robot da combattimento del futuro? Difficile dirlo. Una specie di "Terminator", un fantasma d'acciaio? Tenderei a pensare che il drone volante abbia un vantaggio sull'uomo. Può fare ciò che l'uomo non può fare. I progressi della nanotecnologia permettono che sia indistinguibile, della dimensione... di un insetto, del quale può imitare il volo. Potrebbero esserci anche dei droni portatori, di dimensioni maggiori. Un drone-insetto può penetrare da una finestra. Può anche insinuarsi in un edificio seguendo un "percorso di volo" preciso. Ci sono mille modi per uccidere. Gli apparecchi che si vedono sopra sono pesanti, grezzi. Possono sparare missili da 60 mm e proiettili da 50 mm. I mini-drone possono esplodere al contatto con la loro vittima. Per uccidere un uomo, bastano pochi grammi di esplosivo. Comunque, in Iraq o altrove i droni passeranno all'attacco.

Gli americani credono ciecamente nella loro tecnologia. La ritengono la risposta a tutti i loro problemi. È una psicologia strana, come se prendessero gli esseri umani per... insetti.

7 maggio 2005:

Un robot alto quattro metri, in grado di fermare una macchina?

Un lettore, che non ha voluto rivelare il proprio nome, mi aveva indirizzato verso il sito:

http://www.r50rd.co.uk/research/internal/v2i/engin/

dove si trovavano diverse video. L'inventore di questo robot era supposto essere un ingegnere britannico in pensione, Colin Mayhew:

e ecco la sua macchina:

Tra i video presentati, questo:

http://www.r50rd.co.uk/research/internal/v2i/engin/videos/stop_test.htm

L'inventore si avvicina al fondo del hangar alla guida di un 4x4. Il robot assume posizione mettendo un ginocchio a terra, poi ferma la macchina con la mano sinistra, mentre con la destra la blocca sul tetto. Mayhew confessa: "Avevo comunque il piede sopra il pedale del freno, non ero molto sicuro che il mio robot riuscisse a fermare il veicolo".

Fortunatamente, quando sono bersaglio di una bufala, ho a disposizione un intero network di lettori che interviene immediatamente. Arnaud Riess ha svolto le sue indagini. Un'ora dopo la pubblicazione, l'intera vicenda era chiarita. Tuttavia, resta ricca di insegnamenti e dimostra che, a causa delle immagini generate al computer che oggi si riescono a produrre, spesso risulta molto difficile distinguere la finzione dalla realtà. In realtà, si trattava di una pubblicità per BMW, poiché alla fine l'inventore dichiarava che tra le diverse aziende che lo avevano contattato, questa gli era sembrata la più attrezzata per una collaborazione.

Grazie, Arnaud

12 maggio 2005, da yahonews:

giovedì 12 maggio 2005, ore 9:35

Robot "replicant", quando la scienza sogna di eguagliare la fantasia

LONDRA (Reuters) - I robot replicanti non appartengono più al campo della fantascienza da quando ricercatori americani hanno creato modelli in grado di assemblare strutture simili a loro.

Ogni robot è composto da un insieme identico di cubi da 10 cm, magneti elettrici che si agganciano e si staccano, e da un software di replicazione ideato da scienziati dell'Università Cornell, a Ithaca, nello stato di New York.

I robot possono piegarsi per afferrare i cubi e impilarli.

"Anche se le macchine che abbiamo creato sono ancora semplici rispetto alla riproduzione biologica, dimostrano che la riproduzione automatica è possibile in ambito meccanico e non appartiene esclusivamente alla biologia", dichiara Hod Lipson in un articolo del giornale scientifico Nature di mercoledì.

Lui e il suo team ritengono che questo principio potrebbe essere applicato per progettare robot a lunga durata in grado di ripararsi da soli o tra loro in situazioni pericolose o durante voli spaziali.

Alimentati dall'energia ottenuta dal contatto con il tavolo su cui si muovono, i robot sperimentali, che non fanno altro che replicarsi, scambiano dati attraverso le facce dei loro cubi. Le macchine si piegano per depositare sul tavolo il cubo superiore. Poi si piegano nuovamente per afferrare un altro cubo e posarlo sopra il primo, ripetendo il processo. Mentre il nuovo robot comincia a prendere forma, partecipa anche alla sua costruzione.

"I robot composti da quattro moduli sono in grado di costruire una replica in 2 minuti e 30 secondi", aggiunge Lipson.

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Immagini

robots1

inventore robot geant

robot geant

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