Impero della vergogna di Ziegler
Impero della vergogna
27 marzo 2005
http://www.jp-petit.com/VIDEOS/L_Empire_de_la_Honte_Jean_Zigler.wmv
Jean Ziegler, relatore speciale dell’ONU (60.000 funzionari civili) incaricato delle questioni relative alle risorse alimentari, ha appena pubblicato presso le Edizioni Fayard un’opera tradotta in 14 lingue, intitolata:
Impero della vergogna. Edizioni Fayard
In un video di 11 MB, che potrete visionare qui sotto e che corrisponde alla sua recente intervista su TV5, presenta la sua opera. Spiega perché, all’epoca della Rivoluzione francese, l’idea di garantire a tutti gli esseri umani sulla Terra cibo sufficiente per vivere era ancora un’utopia, un sogno, mentre oggi ciò sarebbe tecnicamente possibile. Tuttavia, ciò è reso impossibile dall’accumulo di ricchezze nelle mani di pochi, che egli chiama i signori della guerra economica. Costoro instaurano un ordine feudale la cui forza armata non è altro che la potenza militare americana, che ormai agisce senza l’approvazione dell’ONU, senza alcun controllo. Gli Stati Uniti utilizzano ormai la tortura e l’assassinio come una «necessità» e si sono ritirati dalla Convenzione di Ginevra. L’autore prevede che la nomina di Wolfowitz alla guida della Banca Mondiale costituisca ancora una volta una catastrofe, poiché d’ora in poi questa istituzione, anziché tendere verso la giustizia, si metterà al servizio dei più potenti.
Ziegler ricorda che Bush ha firmato un decreto che autorizza i commando armati americani a operare al di fuori degli Stati Uniti eliminando fisicamente persone non colpevoli, ma semplicemente sospettate. Egli evoca una «nuova crudeltà» e un’«organizzazione della fame» al servizio di un «nuovo ordine mondiale», omicida e assurdo. Ziegler lancia un appello a un’«insurrezione morale».
Il tono di quest’uomo è impressionante. L’intervista, trasmessa su un canale televisivo canadese (TV5), ha riscosso un grande successo mediatico. Una cosa impensabile in Francia, dove questi spazi sono occupati da futilità e da spettacoli di cani schiacciati.
Ascoltate ciò che dice quest’uomo, leggete il suo libro, diffondete il suo messaggio: è il vostro futuro in quanto esseri umani che è in gioco:
L’intervista completa
Jean Ziegler
: «Andiamo verso una nuova feudalizzazione del mondo»
Nel suo nuovo saggio, Impero della vergogna (Fayard), uscito il 10 marzo, il sociologo e intellettuale ginevrino sovversivo – oggi relatore speciale sul diritto all’alimentazione presso la commissione per i diritti umani dell’ONU – attacca le «imprese transnazionali private». Accusate di mantenere la carestia, di distruggere la natura e di sovvertire la democrazia, esse estendono la loro influenza nel mondo e cercano di cancellare le conquiste dell’Illuminismo. Per resistere loro, bisogna ritrovare lo spirito della Rivoluzione francese e alzare la testa, come già fa in Brasile il presidente Lula da Silva.
Il suo libro si intitola Impero della vergogna. Qual è questo impero? Perché «vergogna»? Qual è questa vergogna?
Jean Ziegler
: Nelle favelas del nord del Brasile, alcune madri possono, la sera, mettere dell’acqua in una pentola e depositarvi delle pietre. Ai figli che piangono per la fame, spiegano che «il pasto sarà presto pronto…», sperando che nel frattempo i bambini si addormentino.
Si può misurare la vergogna provata da una madre di fronte ai suoi figli martoriati dalla fame, che lei è incapace di nutrire?
Eppure l’ordine mondiale omicida – che uccide per fame e per epidemie 100.000 persone al giorno – non provoca vergogna solo nelle sue vittime, ma anche in noi, occidentali, bianchi, dirigenti, che siamo complici di questa egemonia, consapevoli, informati, eppure silenziosi, vigliacchi e paralizzati.
Impero della vergogna? Potrebbe essere questa influenza generalizzata del sentimento di vergogna causato dall’inhumanità dell’ordine mondiale. Infatti, indica l’impero delle imprese transnazionali private, dirette dai cosmocrati. Le 500 più potenti tra loro controllavano l’anno scorso il 52% del prodotto mondiale lordo, vale a dire di tutta la ricchezza prodotta sul pianeta.
Nel suo libro, lei parla di una «violenza strutturale». Che cosa significa questa espressione?
Jean Ziegler
: Nell’impero della vergogna, controllato dalla scarsità organizzata, la guerra non è più sporadica, è permanente. Non è più una crisi, una patologia, ma la normalità. Non è più l’eclissi della ragione – come diceva Horkheimer –, ma la giustificazione stessa dell’impero. I signori della guerra economica sottopongono il pianeta a un controllo rigorosamente organizzato. Attaccano il potere normativo degli Stati, mettono in discussione la sovranità popolare, sovvertono la democrazia, devastano la natura, distruggono gli esseri umani e le loro libertà. La liberalizzazione dell’economia, la «mano invisibile» del mercato costituiscono la loro cosmogonia; la massimizzazione del profitto, la loro pratica. Chiamo «violenza strutturale» questa pratica e questa cosmogonia.
Così, lei parla anche di un’«agonia del diritto». Che cosa significa questa espressione?
Jean Ziegler
: D’ora in poi, la guerra preventiva senza fine, l’aggressività permanente dei signori, l’arbitrio e la violenza strutturale regnano senza ostacoli. La maggior parte delle barriere del diritto internazionale crollano. L’ONU stessa è priva di ogni forza. I cosmocrati sono al di sopra di ogni legge. Il mio libro racconta il crollo del diritto internazionale, citando numerosi esempi tratti direttamente dalla mia esperienza di relatore speciale alle Nazioni Unite sul diritto all’alimentazione.
Lei qualifica la carestia come un’«arma di distruzione di massa». Quali soluzioni propone?
Jean Ziegler
: Con il debito, la fame costituisce l’arma di distruzione di massa utilizzata dai cosmocrati per schiacciare – e sfruttare – le popolazioni, in particolare nell’emisfero sud. Un insieme complesso di misure, immediatamente realizzabili e che descrivo nel libro, potrebbe porre rapidamente fine alla fame. È impossibile riassumerle in una sola frase. Una cosa è certa: l’agricoltura mondiale, nello stato attuale della sua produttività, potrebbe nutrire il doppio dell’umanità attuale. Non vi è dunque alcun destino ineluttabile: la fame è fatta dall’uomo.
Alcuni paesi sono schiacciati, dice, da un «debito odioso». Che cosa significa «debito odioso» e quali soluzioni propone?
Jean Ziegler
: Il Ruanda è una piccola repubblica agricola di 26.000 km², situata sulla cresta dell’Africa centrale che separa le acque del Nilo e del Congo, e che coltiva tè e caffè. Da aprile a giugno 1994, un orrore genocida, organizzato dal governo hutu alleato con la Francia di François Mitterrand, ha causato la morte di oltre 800.000 Tutsi, uomini, donne e bambini. Le machete utilizzate per il genocidio sono state importate dalla Cina e dall’Egitto, e finanziate essenzialmente dal Crédit Lyonnais. Oggi, i sopravvissuti, contadini molto poveri, devono rimborsare alle banche e agli Stati creditori persino i crediti utilizzati per l’acquisto delle machete dei genocidari. Ecco un esempio di debito odioso. La soluzione passa per l’annullamento immediato e senza contropartita, o, quantomeno, per un audit di questo debito, come raccomanda il Partito Socialista Internazionale, o come ha fatto il presidente Lula in Brasile, al fine di rinegoziallo poi articolo per articolo. In ogni articolo esistono infatti elementi criminali – corruzione, sovrapprezzatura, ecc. – che devono essere ridotti. Studi di audit internazionali, come PriceWaterhouseCoopers o Ernst & Young, possono assolutamente condurre tali audit, poiché ogni anno assumono la responsabilità dell’audit dei conti delle multinazionali.
Lei cita più volte il presidente Lula da Silva come modello. Che cosa le ispira questa considerazione per la sua azione?
Jean Ziegler
: Provo sia ammirazione che preoccupazione di fronte agli obiettivi politici e all’azione del presidente Lula: ammirazione, perché è il primo presidente del Brasile ad accettare di riconoscere che il suo paese conta 44 milioni di cittadini seriamente e durevolmente sottoalimentati, e a voler porre fine a questa situazione inumana; preoccupazione anche, perché, con un debito estero di 235 miliardi di dollari, Lula non dispone dei mezzi per porre fine a questa situazione.
Nel suo libro, lei evoca anche una «nuova feudalizzazione del mondo». Che cosa significa questa espressione?
Jean Ziegler
: Il 4 agosto 1789, i deputati dell’Assemblea nazionale francese abolirono il feudalesimo. La loro azione ebbe una risonanza universale. Eppure, oggi, assistiamo a un formidabile arretramento. L’11 settembre 2001 non ha solo offerto a George W. Bush l’occasione di estendere l’influenza degli Stati Uniti sul mondo, ma ha anche giustificato l’instaurazione di un controllo rigorosamente organizzato delle popolazioni dei paesi del Sud da parte delle grandi imprese transnazionali private.
Nel suo libro, lei fa molto spesso riferimento alla Rivoluzione francese e ad alcuni dei suoi protagonisti (Danton, Babeuf, Marat…): in che misura stima che essa abbia ancora qualcosa da offrire, due secoli dopo, in un mondo pur così diverso?
Jean Ziegler
: Leggete i testi! La proclamazione degli Enragés di Jacques Roux fissa l’orizzonte di ogni lotta per la giustizia sociale planetaria. I valori fondanti della Repubblica, meglio, della civiltà stessa, risalgono all’Illuminismo. Eppure l’impero della vergogna distrugge persino la speranza della concretizzazione di questi valori.
Nel suo libro, lei rimprovera alla «guerra totale contro il terrorismo» di dirottare le risorse necessarie ad altre lotte più importanti, come quella contro la fame. Pensa che il terrorismo sia una falsa minaccia, alimentata da alcuni Stati? Se sì, che cosa glielo fa pensare? Pensa che questa minaccia non sia reale o che meriti un trattamento diverso?
Jean Ziegler
: Il terrorismo di Stato di Bush, Sharon, Putin… è altrettanto odioso del jihad islamico praticato da piccolissimi gruppi o da altri uomini folli e sanguinari di questo tipo. Sono le due facce della stessa crudeltà. Entrambi sono del tutto reali, poiché Bush uccide e Bin Laden uccide. Il problema dell’eradicazione del terrorismo può essere risolto solo attraverso un rovesciamento totale dell’impero della vergogna. Solo la giustizia sociale planetaria potrà tagliare i jihadisti dalle loro radici e privare i lacchè dei cosmocrati dei pretesti per le loro risposte.
Nel 2002, lei è stato nominato relatore speciale dell’ONU sul diritto all’alimentazione. Quale riflessione ne ha tratto?
Jean Ziegler
: Il mio mandato è appassionante: in totale indipendenza – mandatario davanti all’Assemblea generale dell’ONU e alla commissione per i diritti umani –, devo rendere giustiziabile, tramite un dovere statutario o convenzionale, un nuovo diritto umano: il diritto all’alimentazione. È un’opera di Sisifo! Progredisce millimetro per millimetro. Il luogo essenziale di questa lotta è la coscienza collettiva. Per lungo tempo, la distruzione degli esseri umani per fame è stata tollerata in una sorta di fredda normalità. Oggi, è giudicata intollerabile. L’opinione pubblica esercita una pressione sui governi e sulle organizzazioni internazionali (OMC, FMI, Banca Mondiale, ecc.) affinché vengano prese misure fondamentali per eradicare il nemico: riforma agraria nel Terzo Mondo, prezzi giusti per i prodotti agricoli del Sud, razionalizzazione degli aiuti umanitari in caso di catastrofi improvvise, chiusura della borsa di Chicago delle materie prime agricole, che speculano sui principali alimenti, lotta contro la privatizzazione dell’acqua potabile, ecc.
Nel suo libro, lei appare come un difensore della causa «altermondialista», anzi come un portavoce di questo movimento. Come mai lei interviene così raramente nelle manifestazioni «alter» e generalmente non viene considerato un intellettuale «alter»?
Jean Ziegler
: Come dunque? Ho parlato davanti a 20.000 persone al «Gigantino» di Porto Alegre nel gennaio 2003. Mi sento come un intellettuale organico della nuova società civile planetaria, dei suoi molteplici volti di resistenza, questa formidabile fraternità della notte. Ma resto fedele ai principi dell’analisi di classe rivoluzionaria, in Jacques Roux, Babeuf, Marat e Saint-Just.
Lei sembra attribuire tutti i mali del mondo alle multinazionali e a un nucleo di Stati (gli Stati Uniti, la Russia, Israele…): non si tratta forse un po’ di una riduzione?
Jean Ziegler
: L’ordine mondiale attuale non è solo omicida, è anche assurdo. Uccide, distrugge, massacra, ma lo fa senza altro bisogno che la ricerca del profitto massimo per alcuni cosmocrati animati da un’ossessione del potere, da un’avidità illimitata.
Bush, Sharon, Putin? Lacchè, ausiliari. Aggiungo un poscritto su Israele: Sharon non è Israele. Ne è la perversione. Michael Warshavski, Lea Tselem, i «Rabbini per i diritti umani» e numerose altre organizzazioni di resistenza incarnano il vero Israele, il futuro di Israele. Meritano la nostra totale solidarietà.
Pensa che la morale abbia un suo posto nelle relazioni internazionali, piuttosto dettate dagli interessi economici e geopolitici?
Jean Ziegler
: Non c’è scelta. O scegliete lo sviluppo e l’organizzazione normativa, o scegliete la mano invisibile del mercato, la violenza del più forte e l’arbitrio. Il potere feudale e la giustizia sociale sono radicalmente paradossali.
«Avanti verso le nostre radici», esige il marxista tedesco Ernst Bloch. Se non ristabiliremo urgentemente i valori dell’Illuminismo, la Repubblica, il diritto internazionale, la civiltà così come l’abbiamo costruita da duecentocinquanta anni in Europa sarà sommersa, assorbita dalla giungla.
Dalla partenza dei talebani, il Medio Oriente e il mondo arabo-musulmano sembrano attraversati da un’onda di democratizzazione più o meno spontanea (elezioni in Afghanistan, in Iraq, in Palestina, apertura delle elezioni presidenziali ad altri candidati in Egitto…). Come giudica questo e pensa che la democrazia possa essere esportata in questi paesi? O crede che siano condannati ad avere sistemi dispotici?
Jean Ziegler
: Non si tratta di «esportare la democrazia». Il desiderio di autonomia, di democrazia, di sovranità popolare è connaturato all’essere umano, qualunque sia l’angolo del mondo in cui è nato. Il mio amico, il grande sociologo siriano Bassam Tibi, vuole un’esistenza in democrazia e ne ha tutto il diritto. Eppure, da trent’anni, vive in Germania, esiliato sotto la terribile dittatura che regna nel suo paese. Elias Sambar, scrittore palestinese, un altro dei miei amici, ha diritto a una Palestina libera e democratica, e non a una Palestina occupata né a una vita sotto il duro dominio degli islamisti oscurantisti. Tibi, Sambar e io vogliamo la stessa cosa e abbiamo lo stesso diritto: la democrazia. Il problema: la guerra fredda, l’strumentalizzazione dei regimi in essere da parte delle grandi potenze, infine la vigliaccheria dei democratici occidentali, la loro mancanza di solidarietà attiva e reale, fanno sì che i tiranni del Medio Oriente, dell’Arabia Saudita, dell’Egitto, della Siria, del Golfo, dell’Iran siano potuti durare fino ad oggi.
Gian Paolo Accardo
Fonte: La Libre Belgique:
«Impero della vergogna», secondo Ziegler
OLIVIER SHEEP
Relatore speciale dell’ONU, lo svizzero pubblica una nuova selvaggia invettiva contro la globalizzazione.
Le Nazioni Unite, dice, sono in pericolo di scomparire.
Alexis Haulot
INTERVISTA
Relatore speciale dell’ONU sul diritto all’alimentazione, lo svizzero Jean Ziegler pubblica una nuova invettiva contro la globalizzazione, L’Impero della vergogna (1).
La sua esperienza alle Nazioni Unite ha lasciato il segno su questo libro...
Completamente. Ho un osservatorio come mai prima d’ora. E sono molto preoccupato. Le Nazioni Unite hanno sessant’anni quest’anno e sono minacciate di scomparsa. Della loro burocrazia, da un lato, con i suoi 62.000 funzionari civili. Della loro incompetenza di fronte ad alcune grandi crisi, dall’altro: Srebrenica, il genocidio del Ruanda, tutto ciò è imperdonabile. La loro carta contiene gli elementi essenziali della civiltà: la sicurezza collettiva, la giustizia sociale planetaria e i diritti umani. Eppure, questi tre pilastri sono attaccati dall’unilateralismo dell’attuale sistema americano, che nega la sicurezza collettiva in Iraq, nomina Wolfowitz alla Banca Mondiale e denuncia la Convenzione contro la tortura che gli americani avevano pur firmato. Dal primo mandato di Bush, è stata installata un’unità nel seminterrato della Casa Bianca per sorvegliare tutti gli alti funzionari delle Nazioni Unite. Coloro che hanno un interesse conflittuale con gli interessi immediati degli Stati Uniti vengono combattuti. A questo ritmo, le Nazioni Unite rischiano di scomparire...
Il segretario generale Kofi Annan ha appena presentato una riforma delle Nazioni Unite. Pensa che sia una via per salvarle?
Le sue proposte sono coraggiose. Kofi Annan è una persona molto, molto rispettata. Lo si attacca da ogni parte tramite campagne diffamatorie, si tenta di distruggerlo psicologicamente, ma lui vuole portare a termine il suo mandato e concludere gli Obiettivi del Millennio per lo sviluppo. Ciò va contro gli interessi imperialisti americani e il capitale privato. Quando si propone di dimezzare la povertà estrema – due miliardi di persone vivono con meno di un dollaro al giorno –, ciò implica riforme agrarie, il controllo dei profitti delle multinazionali, la riduzione dei prezzi dei farmaci, la sovranità alimentare...
Il suo libro è un plaidoyer a favore dell’annullamento del debito.
Sì, tutto