Joël de Rosnay

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Joël de Rosnay

24 febbraio 2006

Biografia:

Joël de Rosnay, dottore in Scienze, è Presidente Esecutivo di Biotics International e Consulente del Presidente della Cité des Sciences et de l'Industrie de la Villette, di cui è stato Direttore della Prospettiva e della Valutazione fino a luglio 2002. Tra il 1975 e il 1984 è stato Direttore delle Applicazioni della Ricerca all'Institut Pasteur.

Ex ricercatore e docente al Massachusetts Institute of Technology (MIT) nel campo della biologia e dell'informatica, è stato successivamente Assistente Scientifico presso l'Ambasciata della Francia negli Stati Uniti e Direttore Scientifico della Società Europea per lo Sviluppo delle Imprese (società di "venture capital").

Si interessa particolarmente alle tecnologie avanzate e alle applicazioni della teoria dei sistemi. Autore di: "Il Macroscope" (1975, Premio dell'Accademia delle Scienze Morali e Politiche), "I Sentieri della Vita" (1983), "Il Cervello Planetario" (1986) e di diversi rapporti, tra cui: "Biotecnologie e Bioindustria" (1979), allegato al Rapporto "Scienze della Vita e Società" dei Professori Gros, Jacob e Royer, nonché il rapporto che ha portato alla creazione del CESTA (Centro di Studi sui Sistemi e sulle Tecnologie Avanzate, 1982).

È stato commentatore scientifico su Europe1 dal 1987 al 1995 e autore di diversi libri scientifici destinati a un ampio pubblico, tra cui "Le Origini della Vita" (1965), "La Malbouffe" (1979), "La Rivoluzione Biologica" (1982), "Branchez-vous" (Premio Grand Prix della Letteratura Microinformatica per il Pubblico, 1985), "L'Aventura del Vivente" (1988), "Il Futuro in Diretta" (1989), "Gli Appuntamenti del Futuro" (1991), "L’Uomo Simbionte, Sguardi sul Terzo Millennio", Seuil, 1995.

"La più bella storia del mondo", con Yves Coppens, Hubert Reeves e Dominique Simonnet, Seuil, 1996.

"Una vita in più, perché la longevità?" con Jean-Louis Servan-Schreiber, François de Closets e Dominique Simonnet, Seuil, 2005.

Joël de Rosnay è vincitore del Premio dell'Informazione Scientifica 1990 dell'Accademia delle Scienze e del premio Benjamin Constant delle Arti della Comunicazione 1994 della Società di Incoraggiamento dell'Industria Nazionale.

Il mio commento:

Ne farò solo uno, non conoscendo personalmente l'uomo nel suo complesso sviluppo di attività, molto varie e titolate (Presidente, Addetto, Autore, Commentatore, Direttore...). Ha collaborato con Hubert Reeves e Yves Coppens, dove i tre sono intervistati da Dominique Simonet, giornalista. Il libro, uscito per Seuil nel 1996, si intitola "La più bella storia del mondo" ed è un appassionato invito a superare tutti i conformismi diffusi. Il tema è il seguente: Simonet annuncia fin dall'inizio che l'umanità è sul punto di ricostruire la storia dell'universo "dal quark all'uomo". Ognuno quindi interpreta la propria parte. Reeves si occupa delle origini. Era prima che il modello del Big Bang fosse seriamente messo in discussione da osservazioni che, tuttavia, erano già note all'epoca. I nostri tre Pangloss ci assicurano comunque che "tutto è per il meglio nel migliore dei mondi possibili".

De Rosnay prende il testimone e ci presenta la visione scientifica dominante sull'origine della vita sulla Terra, mentre sempre più ci viene chiesto di rivedere seriamente le nostre convinzioni. Ma che importa, tutti i luoghi comuni sull'evoluzione vi passano, e De Rosnay ci rassicura dicendo che non è che questione di tempo e che i pochi punti oscuri del racconto che stiamo cercando di ricostruire non tarderanno a chiarirsi.

Coppens è più "avvolto". Inizia il suo intervento con una battuta, ricordando una frase della nonna:

  • Tu potresti discendere dal scimmione, ma non io.

A lui è affidato il compito di essere l'ultimo Pangloss, quello della palaeoantropologia. Esamina quindi la sua tesi sull'origine dell'uomo nel Rift africano, dove il cambiamento dell'habitat ha improvvisamente imposto la posizione eretta. Vedi in questo dossier ciò che ne penso. Nel frattempo evita con cura di definire cosa sia "un uomo", così come gli scogli noti come "coscienza" e "senso morale", come se questi "attributi" fossero conseguenze logiche di processi evolutivi darwiniani.

L'insieme, nonostante un enorme successo editoriale, non costituisce un'opera realmente memorabile, dato che oggi da ogni parte queste tesi sono messe in discussione. Ciò che sorprende sono le certezze degli uni e degli altri, almeno quelle espresse. Da allora Coppens ha ammesso che la sua tesi sull'umanizzazione attraverso l'australopiteco, frutto di un cambiamento dell'habitat da parte di un essere arboricolo, è ormai superata, dopo la scoperta di numerosi australopitechi in ambienti arborei, ben a ovest del Rift. Reeves preferisce assumere la posizione di un ecologista, dopo aver detto che "nonostante alcuni difetti, il modello standard, con qualche aggiustamento, ha ancora qualche bel giorno davanti".

De Rosnay probabilmente non ha mai voluto rimanere in disparte rispetto all'attualità. Intelligente, ha sempre percepito molto presto numerosi salti qualitativi tecnologici, che ha sottolineato a suo tempo in opere di successo. Oggi Agoravox si propone come una sorta di webgiornale costruito con i contributi degli individui. Ho dato un'occhiata. Presentata così, è una formula che, diciamo, si sta ancora cercando.

Se volessi riassumere De Rosnay, lo farei con una battuta:

Tutto è per il meglio nel migliore dei realismo possibili.

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