Apnea versione francese
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20 luglio 2006 :
Una cosa a cui non avevo mai pensato e che ci è stata comunicata da un lettore che aveva portato suo fratello da un medico, dopo che questi aveva subito una sincope in piscina, dopo una apnea prolungata. Eppure è del tutto logico. Il nostro corpo non è fatto per l'apnea estrema.
Anche se un apneista è uscito senza problemi, dopo apnee di 3, 4 minuti o più, questo esercizio distrugge ogni volta dei neuroni del suo cervello e soprattutto delle cellule del suo muscolo cardiaco. Molto più tardi pagherà il conto diventando molto più sensibile agli infarti.
Non lo sapevo. Neanche la Federazione Francese di Apnea e i suoi "istruttori diplomati" lo insegnano.
20 luglio 2006 :
Una cosa a cui non avevo mai pensato e che ci è stata comunicata da un lettore che aveva portato suo fratello da un medico, dopo che questi aveva subito una sincope in piscina, dopo una apnea prolungata. Eppure è del tutto logico. Il nostro corpo non è fatto per l'apnea estrema.
Anche se un apneista è uscito senza problemi, dopo apnee di 3, 4 minuti o più, questo esercizio distrugge ogni volta dei neuroni del suo cervello e soprattutto delle cellule del suo muscolo cardiaco. Molto più tardi pagherà il conto diventando molto più sensibile agli infarti.
Non lo sapevo. Neanche la Federazione Francese di Apnea e i suoi "istruttori diplomati" lo insegnano.
Un giornalismo omicida
L'articolo che segue è tratto dal giornale Le Monde datato 21 luglio 2003. La sua referenza :
** http://www.lemonde.fr/web/article/0,1-0@2-3230,36-373040,0.html****** **
Più di tre anni dopo, lo stesso giornale si ripete. Vai a vedere alla fine di questa lunga pagina htm******
È l'estate piena. Ci sono argomenti che sembrano di stagione. Un giornalista, Charlie Buffet, ha ritenuto opportuno pubblicare questo articolo su un giornale molto letto e soprattutto molto crudo: Le Monde (19 luglio 2004). Ha intitolato il suo articolo "Ai limiti del corpo". Non penso che un diritto di risposta sia possibile dove mi sarebbe permesso di esporre i pericoli dell'apnea estrema, vera roulette russa. Il testo apparso su Le Monde è in blu. Lo leggerete. Poi, spero che prenderete conoscenza del dossier che ho messo sul mio sito, che apparentemente ha già salvato diverse vite. Ma non è "vendibile". Ciò che è vendibile è pubblicare testi così stupidi, dare spazio a approcci che non sono né sportivi né scientifici.
LE MONDE, 19.07.04
• AGGIORNATO IL 19.07.04 \
16h25
AI LIMITI DEL CORPO
Un pesce chiamato Mayol
Il navigatore immortalato nel "Grande Blu" ha esplorato le misteriose sensazioni della immersione nei fondali profondi.
Gheorgios Haggi Statti non sarebbe mai stato fotografato nella sua vita se un incrociatore italiano, il Regina-Margherita, non fosse venuto a rompere l'ancora davanti all'isola di Karpathos un giorno del 1913. L'incidente aveva causato tre morti, l'ancora giaceva a 80 metri di profondità, e un ufficiale fotografò questo pescatore di spugne di 35 anni, il volto stretto attraversato da una grossa bocca e il corpo galleggiante nei suoi abiti di cotone, che si offrì per recuperare l'ancora e la catena, attratto dalla promessa di una ricompensa.
L'arrogante fu dapprima scartato: non riusciva a trattenere il respiro più di quarantacinque secondi. E l'esame che gli fecero i medici a bordo fu disastroso. Haggi Statti aveva una gabbia toracica piuttosto media, un enfisema polmonare e un'udito difettoso: un timpano forato, l'altro assente! Ma l'uomo, che affermava di poter immergersi fino a 100 metri, ottenne di fare una dimostrazione sott'acqua e, senza alcuna preparazione, vi rimase più di sei minuti!
Nei giorni seguenti, i medici lo videro immergersi una cinquantina di volte su fondali di 60 a 84 metri, in costume da bagno e con un grosso sasso attaccato. Risalì con le braccia lungo una corda, dopo apnee di più di tre minuti, né affannato né stanco. Infine, dopo quattro giorni, l'ancora fu ritrovata e rimontata a bordo. Ai medici sbalorditi che lo interrogavano sulle sue sensazioni in fondo, rispose: "Sento tutto il peso del mare lì, sotto le spalle... Ho la gola stretta, mi sento soffocato, ma non penso più a respirare." Parole di alieno che si sarebbero impiegate sessanta anni a capire. Ma attenzione: nella storia di Haggi Statti, ogni parola conta, ogni dettaglio è veritiero.
Questa storia incomprensibile per i suoi contemporanei era caduta nell'oblio. Negli anni '70, un uomo trovò i rapporti dei medici negli archivi della marina italiana e raccontò la storia in un libro, Homo Delphinus. Si chiamava Jacques Mayol. Il Mayol romanzato del Grande Blu? Non esattamente lo stesso né esattamente un altro...
Jacques Mayol, nato il 1° aprile a Shanghai, ha l'anima viaggiatrice. Francese cosmopolita, ha frequentato il liceo a Marsiglia, ha fatto la strada (e due figli) in Scandinavia, è atterrato in Canada come taglialegna, marinaio, poi giornalista. Seduttore e inafferrabile, anche per i suoi prossimi, ama senza contare: le lingue, le belle donne, l'imprevedibile. Nel 1957, per caso di un reportage, la sua vita, come si dice nei racconti, si capovolse. Plouf! Aveva 30 anni, si chiamava Clown, era la prima donna dell'acquario di Miami. Il delfino femmina, "all'inizio si era accontentata di flirtare un po' con me". Ma, per l'uomo, era "l'amore a prima vista", "un'illuminazione che durò il tempo di un sguardo". In Homo Delphinus, Jacques Mayol racconta questa relazione come un amore passionale. Si fece crescere i capelli perché Clown potesse tirarglieli e, quando la bella eseguì: "Un bacio della più bella ragazza del mondo non mi avrebbe fatto più piacere." Non è (solo) umorismo da playboy. Come indica il titolo del libro, superare la frontiera tra uomo e animale sarà l'importante della vita di Jacques Mayol.
Farà ancora pescatore di gamberi nelle Caraibi, studente cineasta a Hollywood e apprendista yogi in Giappone. Ma immergendosi ogni giorno accanto a Clown nel bacino di Miami, Jacques Mayol è diventato ciò che è: apneista. Si immerge sempre più a lungo e sempre più profondamente, entra nella corsa ai record nel 1966, lanciando, con una discesa a 60 metri, una decennale competizione leggendaria con l'italiano Enzo Maiorca. Mayol, che diventerà, il 23 novembre 1976, al largo dell'isola d'Elba, il primo uomo a raggiungere in apnea la profondità di 100 metri, non si sottrae al piacere dei record.
LE MONDE, 19.07.04
• AGGIORNATO IL 19.07.04 \
16h25
AI LIMITI DEL CORPO
Un pesce chiamato Mayol
Il navigatore immortalato nel "Grande Blu" ha esplorato le misteriose sensazioni della immersione nei fondali profondi.
Gheorgios Haggi Statti non sarebbe mai stato fotografato nella sua vita se un incrociatore italiano, il Regina-Margherita, non fosse venuto a rompere l'ancora davanti all'isola di Karpathos un giorno del 1913. L'incidente aveva causato tre morti, l'ancora giaceva a 80 metri di profondità, e un ufficiale fotografò questo pescatore di spugne di 35 anni, il volto stretto attraversato da una grossa bocca e il corpo galleggiante nei suoi abiti di cotone, che si offrì per recuperare l'ancora e la catena, attratto dalla promessa di una ricompensa.
L'arrogante fu dapprima scartato: non riusciva a trattenere il respiro più di quarantacinque secondi. E l'esame che gli fecero i medici a bordo fu disastroso. Haggi Statti aveva una gabbia toracica piuttosto media, un enfisema polmonare e un'udito difettoso: un timpano forato, l'altro assente! Ma l'uomo, che affermava di poter immergersi fino a 100 metri, ottenne di fare una dimostrazione sott'acqua e, senza alcuna preparazione, vi rimase più di sei minuti!
Nei giorni seguenti, i medici lo videro immergersi una cinquantina di volte su fondali di 60 a 84 metri, in costume da bagno e con un grosso sasso attaccato. Risalì con le braccia lungo una corda, dopo apnee di più di tre minuti, né affannato né stanco. Infine, dopo quattro giorni, l'ancora fu ritrovata e rimontata a bordo. Ai medici sbalorditi che lo interrogavano sulle sue sensazioni in fondo, rispose: "Sento tutto il peso del mare lì, sotto le spalle... Ho la gola stretta, mi sento soffocato, ma non penso più a respirare." Parole di alieno che si sarebbero impiegate sessanta anni a capire. Ma attenzione: nella storia di Haggi Statti, ogni parola conta, ogni dettaglio è veritiero.
Questa storia incomprensibile per i suoi contemporanei era caduta nell'oblio. Negli anni '70, un uomo trovò i rapporti dei medici negli archivi della marina italiana e raccontò la storia in un libro, Homo Delphinus. Si chiamava Jacques Mayol. Il Mayol romanzato del Grande Blu? Non esattamente lo stesso né esattamente un altro...
Jacques Mayol, nato il 1° aprile a Shanghai, ha l'anima viaggiatrice. Francese cosmopolita, ha frequentato il liceo a Marsiglia, ha fatto la strada (e due figli) in Scandinavia, è atterrato in Canada come taglialegna, marinaio, poi giornalista. Seduttore e inafferrabile, anche per i suoi prossimi, ama senza contare: le lingue, le belle donne, l'imprevedibile. Nel 1957, per caso di un reportage, la sua vita, come si dice nei racconti, si capovolse. Plouf! Aveva 30 anni, si chiamava Clown, era la prima donna dell'acquario di Miami. Il delfino femmina, "all'inizio si era accontentata di flirtare un po' con me". Ma, per l'uomo, era "l'amore a prima vista", "un'illuminazione che durò il tempo di un sguardo". In Homo Delphinus, Jacques Mayol racconta questa relazione come un amore passionale. Si fece crescere i capelli perché Clown potesse tirarglieli e, quando la bella eseguì: "Un bacio della più bella ragazza del mondo non mi avrebbe fatto più piacere." Non è (solo) umorismo da playboy. Come indica il titolo del libro, superare la frontiera tra uomo e animale sarà l'importante della vita di Jacques Mayol.
Farà ancora pescatore di gamberi nelle Caraibi, studente cineasta a Hollywood e apprendista yogi in Giappone. Ma immergendosi ogni giorno accanto a Clown nel bacino di Miami, Jacques Mayol è diventato ciò che è: apneista. Si immerge sempre più a lungo e sempre più profondamente, entra nella corsa ai record nel 1966, lanciando, con una discesa a 60 metri, una decennale competizione leggendaria con l'italiano Enzo Maiorca. Mayol, che diventerà, il 23 novembre 1976, al largo dell'isola d'Elba, il primo uomo a raggiungere in apnea la profondità di 100 metri, non si sottrae al piacere dei record.
È successo che ho conosciuto bene Jacques Mayol. Ho persino nuotato nelle Caraibi con lui, durante un'espedita intorno ai reef di Cayl Sal Bank, al largo di Cuba, negli anni '80. Jacques era un sognatore. Non era un uomo di denaro, altrimenti si sarebbe arricchito. Ha soprattutto... arricchito gli altri. Per il Grande Blu aveva firmato un contratto che permetteva l'uso del suo nome, basato su un compenso fisso e non su una percentuale, ridicolmente basso rispetto a quanto ha guadagnato il film. Ma viveva come un papillon, abbagliato dai riflettori, quelli della fama, quelli che danno "l'idea di esistere" e per i quali alcuni sono disposti a fare qualsiasi cosa, mettere in pericolo la propria vita, ma anche quella degli altri.
Aveva soprattutto un trucco che oggi conviene rivelare e che spiega i suoi famosi record. Me ne fece un giorno la confidenza quando l'epoca dei suoi record non era più che un ricordo. Sapete che l'organismo si abitua relativamente velocemente all'altitudine. Quelli che hanno fatto montagna sanno che prima di una corsa a più di 3000 metri d'altitudine è bene fare un soggiorno in quota, in rifugio. L'ho fatto, come tutti gli altri alpinisti, quando avevo vent'anni. Alcuni giorni bastano perché il sangue si modifichi in modo molto importante, si arricchisca di globuli rossi quando si soggiorna in un'aria più rarefatta, in quota. Mayol lo sapeva. Gli atleti di alto livello della Germania orientale avevano costruito in gran segreto un impianto completo, in un serbatoio depressurizzato, dove vivevano, si allenavano e dormivano gli atleti di alto livello nei giorni che precedevano le gare dove le loro straordinarie prestazioni avrebbero sorpreso il mondo intero, senza droghe rilevabili, senza niente. Un impianto sotterraneo, costruito all'interno di un gigantesco serbatoio d'acciaio dove gli atleti potevano praticare tutte le discipline in un'aria a pressione ridotta, più rarefatta quindi più povera di ossigeno e che si scoprì l'esistenza solo dopo la caduta del Muro di Berlino.
Prima dei suoi record Mayol scompariva quindi, discretamente, per andare a immergersi, a fare apnea a più di tre migliaia, nel lago Titicaca. Il resto, lo yoga, la meditazione e tutto il resto, era fumo. Era per spiegare le sue super capacità di uomo-delfino, il cui sangue era semplicemente più ricco di globuli rossi che la normale per alcuni giorni, il tempo di "distruggere un nuovo muro". Mi dispiace di rovinare l'immagine dell'idolo...
Ama essere il primo a "distruggere i muri" dei 70 o 90 metri. Ma questo praticante di yoga, vuole esplorare le straordinarie sensazioni che offre la discesa nei fondali profondi. Per spostare i limiti di ciò che l'uomo è in grado di fare, si mette al servizio delle ricerche sulla fisiologia dell'apnea. Mai un cobayo è stato così attivo. Nel 1973, si unì con entusiasmo a un programma di cinque anni di ricerche fisiologiche con l'università italiana di Chieti. Ogni sua immersione fu l'occasione per test. Esercizi psicotecnici, radiografie polmonari in un lago peruviano delle Ande e persino prelievi di sangue con catetere a 50 metri!
La fisiologia. Ecco ciò che interessava a Mayol nell'impresa del pescatore greco. Era un record dimenticato, ma soprattutto il primo testimonianza sul più grande mistero dell'apnea: l'esistenza di un "riflesso di immersione" nell'uomo, "questo riflesso che possediamo fin dall'inizio e che è possibile far risorgere dalla nostra memoria genetica".
Più di sessanta anni dopo, è finalmente in grado di spiegare la storia di Haggi Statti. Innanzitutto le orecchie. Importante, i timpani forati: evitavano al nuotatore greco di dover compensare, di mandare aria nell'orecchio interno per equilibrare la pressione esterna. Poi questi strani discorsi: "il peso del mare sotto le spalle". Durante la discesa, la pressione aumenta di 1 bar ogni 10 metri. A 80 metri, è quindi di circa 9 bar, 9 kg per centimetro quadrato. Il "peso del mare" comprime il diaframma e schiaccia i polmoni sotto le spalle, "alla loro estremità superiore", spiega Mayol.
La pressione, è il punto cruciale: il nuotatore deve accettarla senza combatterla, rilassato. All'inizio dell'immersione, i polmoni sono pieni: fino a 8 litri d'aria per un buon apneista, 10 in casi eccezionali. Nei primi metri della discesa, dove la pressione aumenta più velocemente, questa bolla si riduce della metà. Dopo 10-12 metri, l'effetto "tappo di sughero" che tiene in superficie scompare, e la discesa si accelera.
All'inizio degli anni '60, un fisiologo francese, il dottor Cabarrou, aveva predetto l'esistenza di un muro invalicabile a 50 metri: la gabbia toracica, diceva, non avrebbe resistito alla pressione e si sarebbe schiacciata come le casse d'aria di un volume equivalente che aveva immerso durante le sue esperienze. Ciò che il dottor Cabarrou aveva fortunatamente dimenticato, era che il corpo umano è flessibile, e tanto più flessibile quanto è rilassato e rilassato. I polmoni di Umberto Pelizzari, quando fu il primo a raggiungere 150 metri, non erano più grandi di una mela. Pelizzari si immerse con gli occhi chiusi, per guardare dentro di sé. "Flessibile, rilassato, disteso."
Mayol continua la sua decifrazione: "Mi sento soffocato, ma non penso più a respirare." La chiave, spiega, è il blood shift. Questa vasoconstrizione periferica, a volte chiamata "erezione polmonare", fa refluire il sangue dalle estremità verso i polmoni, il cuore e il cervello, per irli e proteggerli dalla pressione esterna. Il fenomeno era noto nei mammiferi marini. Nel 1967, un team di medici americani lo osservò per la prima volta nell'uomo. I soggetti erano Robert Croft e Jacques Mayol. Per l'interessato, è una questione di piacere: "È una sensazione meravigliosa quando, a 60 metri, senti due mani gigantesche che ti stringono, ma senza farti male, gentilmente, e ti fanno affluire il sangue verso i polmoni per andare ancora più in basso."
"L'emozione forte, indescrivibile, invade tutto il corpo, completa Umberto Pelizzari in L'Homme et la mer (Arthaud, 2004). Parte dai piedi e sale progressivamente. Dove passa, fa scomparire ogni sensazione fisica."
C'è molto più semplice. In apnea, il grande consumatore di ossigeno è il cervello. Instintivamente, l'apneista riduce la sua in uno stato di "non-pensiero". La pratica dell'apnea è quindi molto vicina all'attività meditativa, con tutto il benessere che se ne può trarre. Quando si è presi da problemi, mettersi in stato di non-pensiero, aiuta molto. È la ragione di questo entusiasmo "metafisico" per l'apnea.
In cerca del riflesso di immersione, Mayol si interessa anche alla bradicardia, il rallentamento del battito cardiaco, osservato dal fisiologo Paul Bert su un'anatra. Interviene alcune secondi dopo l'immersione del viso. Mayol, ancora una volta, fu pioniere delle ricerche. Alcune secondi prima dell'immersione, il suo battito cardiaco era di 90. Dopo 8 secondi, non era più che di 50, e diminuiva con la profondità. Nel 1976, si fece prendere il polso per quindici secondi a 80 metri: 28 battiti al minuto!
Pioniere dell'apnea moderna, Jacques Mayol divenne un mito vivente negli anni '80, con il successo fenomenale del Grande Blu, di Luc Besson, che lo aveva associato alla sceneggiatura e al girato.
Ma non ai benefici....
Ma questo estroverso carismatico, pur essendo lunatico, non poteva riconoscersi nel "Jacques" timido e angelico del film - meno ancora che un Enzo Maiorca caricato in modo ridicolo in italiano, che fece vietare il film in Italia.
Maiorca tentò, invano, di trarre profitto dall'exploitation che era stata fatta del suo personaggio nel film.
Una generazione, tuttavia, ne trasse vantaggio.
Quanti morti, vittime dell'"effetto Grande Blu"? È questo sciocco giornalista che li ha contati? Centinaia. Mio figlio Jean-Christophe, 23 anni, fu tra loro.

In cerca dei figli del Grande Blu, si imbarca a Nizza in un Zodiac giallo che va fino al centro della baia di Villefranche. È la nave ammiraglia dell'Aida, l'Associazione internazionale per lo sviluppo dell'apnea.
Come mai il Ministero della Gioventù e dello Sport e soprattutto i media non denunciano questa attività che non ha nulla di sportivo e che non è nient'altro che un flirt malsano con la morte.
A bordo, Cédric Palerme, un Neptune robusto, si occupa di una dozzina di appassionati e François Gautier, giovane presidente dell'associazione, prepara una immersione a 95 metri in "no limits" - discesa lungo un cavo, trainato da un peso di 30 kg, e risalita trainata da un pallone d'aria. L'atmosfera è rilassata. Si aiutano, si scambiano consigli, l'indirizzo di un produttore di monopalmi in carbonio o il prezzo di una bella muta argentea.
I venditori di attrezzature per immersioni sono i sponsor di queste manifestazioni. Ora che il pesce è scomparso dalle nostre coste, bisogna trovare qualcosa che si venda, anche se questi commercianti diventano venditori di morte.
Nessun silenzio religioso, nessuna concentrazione ostentata. "Qui non facciamo yoga e non amiamo i delfini", scherza Cédric Palerme. Peggio, cominciano a ricevere giovani che non hanno mai visto il Grande Blu!
I "cloclos de la rade", come si erano battezzati quando tutti erano in cassa integrazione, sono diventati il cuore dell'apnea in Francia, grazie soprattutto a Loïc Leferme, recordman mondiale con una discesa a 162 metri. Ciò che li anima è una ricerca maniaca della sicurezza. A bordo, Cédric Palerme presenta un sistema ingegnoso di contrappesi che permette di risalire un apneista vittima di sincope (il rischio numero uno) senza l'aiuto di subacquei con bombole. È un passo importante per la preparazione dei futuri record di Loïc Leferme, che deve provare a scendere a 172 metri a settembre e non nasconde che il muro dei 200 metri lo fa sognare. Prima delle sue immersioni, per rilassarsi, Loïc Leferme suona l'armonica.
Che inimmaginabile sciocchezza! Prima di trasformarsi in superuomo, sponsorizzato dalle case di attrezzature per immersioni, Leferme era disoccupato. Prima di diventare "il Grande Blu", Mayol non era... niente. E non c'è nessuno che possa far sentire un altro suono di campana, in questi media disprezzabili dove si incita i nostri ragazzi a giocare alla roulette russa! Questo è tutto. Leggete il mio dossier tecnico.
Dai suoi numerosi viaggi in Oriente, Jacques Mayol aveva riportato una grande fascinazione per le prestazioni dei yogi. In Homo Delphinus, cita il caso di yogi in grado di trattenere il respiro per più di venti minuti. Prima di ogni immersione, Mayol chiedeva il silenzio e iniziava i suoi esercizi di respirazione e concentrazione sul suo tappeto giallo e nero. Amava la scienza del respiro (pranayama) e l'idea, centrale nella filosofia indiana, che un unico respiro animi la vita fisiologica e la vita psichica. Jean-Marc Barr, che lo ha interpretato nel Grande Blu, lo ha descritto come un Peter Pan. Nel 1983, a 56 anni, Jacques Mayol ha battuto il suo ultimo record immergendosi a 105 metri.
Martin Eden, di Jack London, fu il suo libro preferito per tutta la vita. Nella notte del 22 al 23 dicembre 2001, si è impiccato nella sua casa sull'isola d'Elba. Aveva 74 anni. Era un atto premeditato, annunciato. Non aveva nascosto ai suoi prossimi la sua depressione.
Il 12 settembre 1998, Umberto Pelizzari si è recato al largo di Karpathos, sul luogo dell'impresa di Georghios Haggi Statti. Vestito solo con un costume da bagno, senza pinne, con un peso di 8 kg, è sceso a 100 metri e è risalito alla corda, con le braccia, a forza di braccia. Jacques Mayol lo aveva iniziato al yoga e lo considerava il suo erede. È lui che, al momento della sua morte, riassume meglio ciò che lascia: "Il piacere di immergersi da cui derivano tutto il resto, l'eleganza, la simbiosi con il mare, la consapevolezza di essere sott'acqua, di essere un uomo, ma senza sentire il bisogno di respirare."
Charlie Buffet
Bibliografia :
Jacques Mayol, Homo Delphinus (Glénat, 1987).
Pierre Mayol e Patrick Mouton, Jacques Mayol, l'homme dauphin (Arthaud, 2003).
• ARTICOLO PUBBLICATO NELL'EDIZIONE DEL 20.07.04
Ciao
Ho appena letto/ conosciuto il tuo sito web. Mi chiamo Artur Barrio ... la persona che chiami "Barrillo, il sub brasiliano" nel "pericoli dell'apnea".
Se vuoi farmi delle domande ...
Cordiali saluti,
Artur Barrio
Immagino che avesse cose che lo preoccupavano. Forse ha trovato comodo scaricarle su di me, 22 anni dopo, mettendomi in una situazione di richiedente informazioni. Non potevo non rispondere. Troverete tutti questi dettagli più avanti. Immagino che avrebbe voluto sentire da me qualcosa come "Certo, capisco qual era la tua reazione. E forse, al tuo posto, avrei agito allo stesso modo. Ma tutto questo è passato ..."
Due mesi sono passati. Penso che comunque racconterò questa storia. E altre cose, molto peggio.
Artur Barrio è un portoghese che vive a Rio de Janeiro. È nato nel 1945 e aveva 45 anni al momento dei fatti. Ora ha 68 anni.


Artur Barrio, "figura storica dell'arte contemporanea"

http://www.evene.fr/culture/agenda/artur-barrio-7164.php
**Ecco una delle e-mail che ha inviato. **
• Mer, 12 dic. 2012 alle 17:38 12 dic. 2012 Mail contrassegnato da una stella DA Jean-Pierre Petit A 1 destinatario Re: 1990 ... a proposito ...
Nascondi i dettagli Da • Jean-Pierre Petit A • Artur Barrio ... ho visto tuo figlio Jean Christophe al negozio Vieux Plongeur situato al Cours Lieutaud/Marsiglia e quel giorno Pierre Vogel mi ha detto che andremmo a immergerci con un tedesco [Professore Ebersold e suo figlio] un giovane genio [Jean-Christophe Petit] che lavorava da Mares e aveva creato e messo a punto una gueuse per l'apnea.
Il Dr. Saint-Jean è arrivato un po' più tardi. Come non avevo una macchina, Pierre mi ha detto che non aveva più posto nel suo mini 4x4 quindi dovevo prendere un taxi fino al Vieux Port a quel momento Jean Christophe gentilmente mi ha offerto di accompagnarmi con la sua auto fino al luogo di imbarco.
Durante il tragitto ho provato a fare una conversazione con tuo figlio ma invano era troppo concentrato su se stesso e inoltre mi sono detto che il mio francese, la mia articolazione, non era molto comprensibile quindi siamo arrivati dove si trovava la nave di Pierre, inoltre avevo notato che Jean-Christophe sudava molto forse per il calore .
Siamo partiti e lì mi sono detto ma dove è l'attrezzatura da immersione di Jean-Christophe visto che oltre al suo zaino e alla gueuse che era avvolta non c'era nient'altro (!!!???!!!) mi sono preoccupato in più perché a parte gli allenamenti di Jacques Mayol per i -75 metri (falliti) a Cassis per Canal + non avevo mai immerso con un apneista a quel momento Pierre mi ha detto che tuo figlio era abituato alle profondità ma eravamo sulla relitto del St. Dominique situato a - 30m ...
Ero molto preoccupato al contrario dei miei compagni Jean-Christophe invece era molto sicuro di sé e sempre. in silenzio.
Bene iniziamo a capellare e lì Jean Christophe ha srotolato la gueuse, un bellissimo design ergonomico, piccola, tutta nera, ...
Dopo l'ha messa sul suo polso un profondimetro e basta (!) ... nessuna muta, nessuna pinne, è saltato in acqua completamente nudo e ha iniziato a fare piccole apnee a quel momento, ancora una volta, mi sono chiesto a Pierre se era normale? Sì è normale è un grande apneista.
Siamo entrati in acqua e subito siamo andati sul castello di prua della relitto dove vediamo Jean-Christophe molto calmo guardare il profondimetro guardare intorno e risalire lentamente.
Quando mi sono reso conto ero solo tutti erano andati via quindi ho nuotato verso la poppa della nave [non mi piace il St.Dominique] e dopo sempre solo verso la stiva dove per mia sorpresa mi sono imbattuto in un grosso retino di pesca da dietro nella rubinetteria e una parte della mia bombola non c'era nessun subacqueo per aiutarmi, niente, sono diventato un po' soffocato ma piano piano smontando la bombola con l'aiuto del coltello e sempre stabilizzato in piena acqua riesco a liberarmi.
Partendo immediatamente lentamente verso la superficie per le fermate programmate di decompressione (nessun computer) ... sono uscito un po' lontano dalla nave.
E lì inizia l'angoscia di non aver visto Jean-Christophe né in acqua né sulla nave subito chiedo al figlio del professore Ebersold dove si trovava l'apneista ma non capiva l'inglese ma con gesti mi ha detto che era in immersione questo è ciò che ho capito, ... ancora una volta sono diventato molto preoccupato, cosa fare? Aspettare? Ma aspettare cosa? Per quanto tempo?
Dopo 7' ho capito. Allora rientrare ma con cosa? Non c'era una bombola di soccorso sulla nave!
E avevo nella mia solo 30 Bar quindi dovevo aspettare !!!!!.
..
Dopo cosa sapete cosa è successo ... il corpo di Jean Christophe è stato recuperato grazie alle bombole degli altri sub. Arrivando al Vieux Port siamo stati attesi dal SAMU, dai marinai pompieri e dalla polizia sono andato con un poliziotto verso l'auto per che prendesse i documenti di Jean-Christopher. Qualche giorno dopo sono stato chiamato al commissariato di polizia vicino al Vieux Port dove ho dichiarato ciò che avete letto in questa e-mail.
Artur Barrio .
Ricordo ciò che sapevo degli eventi. Nel luglio 1990 Artur Barrio si unì ad altri sub. Il progetto era di immergersi sull'epave di un battello, il Saint Dominique, che giaceva a trenta metri di profondità, non lontano da Marsiglia.
I quattro sub erano:
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Pierre Vogel, proprietario del noto negozio "le Vieux Plongeur" a Marsiglia. Grande esperienza in materia di immersioni. È lui che possiede la nave che porterà il gruppo sull'epave.
-
Ebersoldt, tedesco. Grande esperienza anche lui. Ha scritto libri sull'immersione. È accompagnato da suo figlio giovane e porta con sé un apparecchio fotografico subacqueo con cui scatenerà una foto di mio figlio, disteso, morto, sul ponte del Saint Dominique. Foto che invierà a Pierre Vogel, il quale se ne sbarazzerà a sua volta facendomela gentilmente seguire.
-
Il dottor Saint Jean, otorinolaringoiatra. Possiede anche una grande esperienza in immersioni con bombole.
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Artur Barrio, che aveva 45 anni al momento dei fatti, e non era neanche alla sua prima immersione con bombole.
-
Infine mio figlio Jean-Christophe, 23 anni. Una buona esperienza in apnea. L'avevo portato in Cuba e nel Mar Rosso, a caccia. Ma, sin dall'inizio, avendo io stesso miracolosamente evitato una sincope nella piscina delle Tourelles, a Parigi quando avevo 20 anni (a causa della fatica. Tra l'escritto e l'orale dei concorsi delle Grandi Ecole) l'avevo sin dall'inizio avvertito: "Evitare l'apnea in caso di stanchezza, di cattiva notte. Non più di una dozzina di metri, con un massimo di mezzo minuto. Non fare sforzi in profondità. Attenzione al freddo. Non immergerti mai da solo ".


Jean-Christophe, vittima a 23 anni dell'"effetto Grande Blu"
Ma, nel frattempo, il "film culto" stupido di Besson e Mayol, "Le Grand Bleu", ha causato danni. Non so quante persone quel film abbia ucciso. Avevo scritto a Besson dopo la morte di mio figlio, suggerendogli di mettere un avvertimento all'inizio del film. Ma, conoscendo l'uomo, la cui scarsa umanità è ben nota, nonostante il suo enorme talento, non ha fatto nulla. Si troverà di seguito un'analisi, trovata in rete, che denuncia abbastanza bene questa stupidità, quel film, vero elogio del suicidio:
http://vallaurien.nuage-ocre.net/sem1_grandbleu.html
Da qualche tempo, mio figlio si dedicava a questa "apnea estrema". La madre ne era al corrente, io no. Peccato. Se lo fossi stato, conoscendo meglio di chiunque il pericolo intrinseco di quel gioco della roulette russa sottomarina, avrei reagito immediatamente. Ma, invece di avvertire il padre, lei lo porta, nei giorni precedenti, da un medico subacqueo, perché lo sgridi.
Tutti si sistemano sulla barca e si recano sul sito della immersione. Il figlio di Ebersold rimane a bordo della barca. Vogel, Ebersoldt, Saint Jean e "il brasiliano" scendono, con le bombole, sul castello di prua dell'epave. Accanto a loro, Jean-Christophe fa il ludion. Senza una muta per proteggersi dal freddo, a questa profondità, aumenta notevolmente i rischi di sincope. Ogni sub coscienzioso ci penserebbe. Ma Vogel non aveva forse detto a Barrio "che Jean-Christophe era un grande apneista"? Ebersoldt fa alcune foto. Poi si allontanano lungo l'epave, tranquillamente.
Personalmente, non avrei mai lasciato un apneista divertirsi a scendere a trenta metri da solo. Se non voleva interrompere gli esercizi, sarei rimasto con lui, vicino. In modo ludico, forse, gli avrei passato l'aria con il mio boccaglio, aspettando di potergli parlare dopo l'immersione. Ma in nessun caso lo avrei lasciato andare, come fanno gli altri quattro.
Ricordo che una volta, facendo arrampicata (io andavo in testa), eravamo stati superati da un giovane prodigio che saliva, su una "variante" vicina alla nostra via, "a mani nude", "in libero", solo, senza corda, senza sicura. Un'altra stupidità. Bisogna aver avuto una presa che cedeva tra le dita, o un chiodo arrugginito che si rompe netto per sapere che, senza sicura, si è condannati. Uno "sport" sul quale Catherine Destivelle aveva detto "che per arrampicare a mani nude bisogna essere bene nel corpo e bene nella testa". Direi che è piuttosto il contrario.
Quando avevamo incrociato quel ragazzo, ero riuscito a convincerlo a unirsi a noi, andando in testa, ma con la corda.
Tornando a quell'immersione, i quattro uomini lasciano tranquillamente mio figlio a dedicarsi, solo, a quegli esercizi. Qualche giorno dopo la sua morte, quando ho incontrato Pierre Vogel nel suo negozio, lui ha riassunto la sua filosofia in una frase:
*- I clienti li sorvegliamo come il latte sul fuoco, ma gli amici, fanno quel che vogliono. *
Se si uccidono, è il loro problema...
Mi aveva anche detto quel giorno, tra altre sciocchezze, "che mio figlio aveva avuto la morte che avrebbe desiderato".
Vogel si è ucciso alcuni anni dopo, durante un'immersione a profondità moderata. Secondo Barrio (mail), aveva effettuato la scorsa giornata un'immersione a 77 metri (pur essendo già abbastanza anziano).
I quattro sub, muniti di bombole, partono. Presto Vogel, Ebersold e Saint Jean perdono di vista Barrio. Quest'ultimo si avventura da solo nella stiva dell'epave, ma non vede che un frammento di rete vi si trova. Si incastra. Per liberarsene, si separa dalla bombola e si aiuta con il coltello (noto che i sub, oggi, spesso trascurano, persino nelle scuole di sub, di dotarsi di questo accessorio, che si fissano alla caviglia, e che può rivelarsi salvatore in molte circostanze. Ricordo una di esse, dove un amo di una lenza abbandonata si era infilato nel mio tallone).
Poi, essendosi liberato, Barrio risale e effettua una sosta, vicino alla barca di Vogel, a tre metri.
Estratto di una delle mail di Barrio
:
Quando mi sono reso conto ero solo tutti erano andati via quindi ho nuotato verso l'estremità della nave [non mi piace il Saint-Dominique] e dopo sempre solo verso la stiva dove, a mia sorpresa, mi sono incastrato con un grosso retino da pesca da dietro nella tubatura e una parte della mia bombola da sub.
Per aiutarmi, niente, sono diventato un po' ansioso ma poco a poco, smontando la bombola con l'aiuto del coltello e sempre stabilizzato in piena acqua, sono riuscito a liberarmi partendo immediatamente, tutto dolcemente, verso la superficie per le sosta di decompressione programmate (senza computer)... sono uscito un po' lontano dalla barca.
E lì comincia l'angoscia del non aver visto Jean-Christophe né in acqua né sulla barca subito chiedo al figlio del professore Ebersold dove si trovasse l'apneista ma non capiva che l'inglese ma con gesti mi ha detto che stava immergendosi, questo è ciò che ho capito, ... ancora una volta sono diventato molto preoccupato, cosa fare?
Aspettare? Ma aspettare cosa? Per quanto tempo? Dopo 7' ho capito. Allora rientrare ma con cosa? Non c'era una bombola di soccorso sulla barca! E io avevo nella mia solo 30 Bar quindi bisognava aspettare !!!!! ...
Dopo cosa sapete cosa è successo ... il corpo di Jean Christophe è stato recuperato grazie alle bombole degli altri sub. Arrivando al Vieux Port eravamo attesi dal SAMU, dai marinai pompiere e dalla polizia sono andato con un poliziotto verso l'auto per che prendesse i documenti di Jean-Christopher. Alcuni giorni dopo sono stato chiamato al commissariato di polizia vicino al Vieux Port dove ho dichiarato ciò che avete letto in questa mail.
Quando fa superficie, il figlio di Ebersold, che non parla né francese né portoghese, gli fa segno con le mani che l'apneista, mio figlio, non è tornato.
Dopo le mail di Barrio, ho cercato di scoprire di più sulle circostanze della morte di mio figlio, che mi sono sempre sembrate oscure. Dopo il dramma, ho cercato di scoprire. Sono andato prima da Vogel, che mi ha detto, e ritenuto con insistenza (l'ho anche registrato):
*- Eravamo tre, Ebersold, Saint Jean e io. *
Quando chiamo Ebersold in Germania, che mi risponde immediatamente che trova il mio interrogativo inopportuno, mi riattacca.
Infine, chiamando Saint Jean, apprendo l'esistenza di un quarto sub "il brasiliano".
I racconti di Vogel e di Saint Jean, escludendo questa omissione da parte di Vogel, si sovrappongono. Secondo i loro testimonianze, dopo l'immersione, Vogel, Ebersold e lui hanno effettuato una sosta. Per evitare che il grappino si incastrasse nell'epave, Vogel lo attacca a un pallone. Riempendolo di un po' d'aria, con il suo boccaglio, lo manda verso la superficie. Quando tornano sulla barca, Barrio gli dice che mio figlio non è tornato. Ma poiché la barca non è più ancorata all'epave, si è allontanata, devono localizzarla di nuovo, ancorarvisi, rifornirsi di attrezzatura, rientrare. Ebersoldt non dimentica però la sua macchina fotografica e fotografa mio figlio inanimato, disteso sul ponte dell'epave, foto che trasmetterà a Vogel, il quale me la farà gentilmente seguire. Poi lo risalgono e mettono il suo corpo nella cabina. Mi baso qui sul racconto di Barrio, che mi ha detto:
Estratto di una delle sue mail:
Tutti e tre bisbigliavano tra loro mentre io, ingenuamente, provavo a fare la rianimazione di Jean-Christopher attraverso i mezzi classici ma senza ossigeno né maschera né altro materiale più efficace sulla barca.
Arrivo al testimonianza recente di Barrio. Poiché gli chiedo, per mail, di farmi una cronologia il più precisa possibile degli eventi, preferisce dirmelo telefonicamente. Gli comunico quindi il mio numero, e lui mi chiama da Rio de Janeiro e mi riferisce ciò che aveva scritto nelle sue mail:
- Sono risalito, e ho capito che tuo figlio non era risalito. Ma non potevo immergermi di nuovo. Mi restavano solo 30 bar sulla mia bombola. Non potevo che aspettare gli altri !!! .....
- Che attrezzatura avevi?
*- Un insieme Scubapro. *
*- Con 30 bar, potevi immergerti di nuovo. Avresti avuto un minimo di 10 minuti di autonomia. Più, se avessi risparmiato il tuo respiro. E a una tale profondità, una nuova immersione breve non ti avrebbe caricato in modo pericoloso di azoto. *
- Ma ero ansimante....
*- No, mi hai scritto che avevi appena effettuato una sosta di diversi minuti, a 3 metri, risalendo. Sai che i minuti che passavano portavano irrimediabilmente tuo figlio verso la morte. Io avrei immerso immediatamente. Ma io sono Jean-Pierre Petit, non Artur Barrio. *
Artur Barrio era forse oppresso da quel ricordo, e desiderava liberarsene, ventidue anni dopo, rimettendomelo, come un fardello avvelenato? Cosa sperava? Che, non conoscendo nulla del subacqueo, approvassi i suoi gesti? Purtroppo no. Ho fatto le mie prime immersioni con la bombola nel 1958.
Fine della conversazione telefonica. Non c'era molto altro da aggiungere, tranne che tutto ciò che è seguito non sarà mai chiarito. Vogel è morto anche lui in immersione. Ebersold, immediatamente, non voleva essere interrogato. E poi, non avrebbe portato nulla in più. Semplicemente che "grandi professionisti del subacqueo" possono accumulare sciocchezze. In fondo, "è ognuno per sé". Ma cosa dire dei reti, su un relitto? Come si può pensare, anche essendo meno anziani, di giocare con la propria vita scendendo a 77 metri di profondità?
- Gli amici, fanno quel che vogliono ....
Le stelle dell'apnea muoiono una dopo l'altra. Loïc Leferme, che poco tempo prima vendeva la sua immagine mediatica per promuovere cure per persone che soffrivano di insufficienza polmonare, si è ucciso a sua volta. Altri seguiranno, poiché il ministero della gioventù e degli sport non ha ritenuto opportuno denunciare l'esistenza di una Federazione Francese dell'Apnea. Il colmo è Mayol, con cui avevo immerso nei Caraibi e che, abbandonato da tutti (soprattutto da Besson), ha scelto di impiccarsi alla sua sospensione, solo nella sua casa sull'isola d'Elba.

Il talentuoso regista Luc Besson che ha acquistato a Jacques Mayol, a basso prezzo, il diritto di portare la storia della sua vita sullo schermo, con il suo "film culto" Le Grand Bleu

http://www.arturbarrio.blogspot.com (le sue foto di immersione )
A quel tempo filmava la sua incursione all'interno dell'epave del Chaouen

Lontano da essere un sub principiante: Barrio, intorno all'epave del Chaouen, a 33 metri di profondità
Artur Barrio è considerato una delle figure principali dell'arte contemporanea
http://www.arturbarrio-registros.blogspot.fr/ (la sua attività di artista)
http://www.youtube.com/watch?v=2Z-raiALfBc (usa materiali degradabili)
http://www.youtube.com/watch?v=-AJTc-QZ32I (carne e perle)
Nel passare Barrio aveva seguito i test di Mayol, vicino a Cassis, legati a una sequenza che doveva essere filmata dalla televisione nei giorni seguenti, dove lui si proponeva, già anziano (...) di scendere a 75 metri su un carrello pesante della sua invenzione, in posizione seduta, su una sella da bicicletta. Le cose non andarono come previsto. Soffrendo di un po' di infiammazione auricolare, Mayol dovette lasciare la sella e risalire precipitosamente verso la superficie, al gran dispetto dell'équipe di ripresa, che gli disse "Jacques, potrai sempre sperare che torniamo a filmarti".
Questo si vedeva in televisione, e Barrio me lo confermò:
*Mayol si mise a piangere. *
Torniamo a quel periodo di Natale 2012. Non dovevano essere le sole confessioni che dovevo ricevere in quel mese di dicembre. E.H. è una specialista delle confessioni tardive. Come se, con il tempo, volesse liberarsi di un passato che le pesa, passandomelo di volta in volta. Era amica di una donna che doveva giocare un certo ruolo nel destino tragico di mio figlio. Un giorno questa donna mostrò a E.H. delle lettere:
*- Guarda, le relazioni tra padre e figlio non erano buone. Jean-Christophe gli mandava lettere di chiamata al soccorso, e lui non rispondeva nemmeno. *
Ho risposto immediatamente:
- Ma, E., queste lettere, di cui mi parli, non le ho mai ricevute....
- Ciò che mi aveva sorpreso era che alcune di queste lettere, scritte con inchiostro blu, non erano fotocopie. Allora, queste lettere, voleva dire che lei le aveva intercettate ....
Ho immediatamente chiesto a E. di testimoniare per iscrit tutto questo. Ero accanto a lei. Potevo metterle sotto il naso un foglio e una penna, e dirle la testimonianza. Ha eseguito. Ma penso che avessi solo lasciato passare alcuni giorni, si sarebbe pentita "non volendo avere problemi". Molti altri hanno agito così allora, donne e uomini. Quanto a E., testimone per più di dieci anni di intercettazioni telefoniche, di sottrazioni di denaro, di spettacolo di avidità, si è taciuta. Senz'altro "per non avere problemi".
La sua testimonianza sui furti di lettere figura in documenti trasmessi alla giustizia, e sono passati tra le mani dei giudici. Posso quindi farne menzione.
Ma, in quel mese di dicembre, E. sentiva il bisogno di rilasciarmi un altro ricordo, risalente a 22 anni prima. Le ho chiesto di testimoniarlo per iscrit. Dopo aver esitato, e aver detto al telefono che mi avrebbe scritto, tace. Penso che non lo farà mai. A un amico comune, Yves, ha detto "non capisco perché Jean-Pierre rimuove queste vecchie storie del passato".
Il ricordo in questione si riassume in una frase di E.:
*- Il giorno dopo la morte di tuo figlio, l'ho sentita dire "scommetto che sarà un motivo, per lui, per rovinare le vacanze". *
Se citassi un nome, senza disporre della testimonianza scritta di E., questa persona potrebbe querelarmi per diffamazione. Tale e quale, questa frase, leggermente modificata, è stata pronunciata ... da una persona anonima. Sollecitato, penso che E. negherebbe molto probabilmente, sempre "per non avere problemi".
C'è cose che ti pesano sul cuore come un'incudine, senza limiti di tempo. C'è soprattutto questa sensazione di impunità, per alcuni esseri i cui machiavellismi e l'assenza di senso morale, di semplice umanità, sfidano l'immaginazione. Da aggiungere: la semplice vigliaccheria di E; che non è nemmeno in grado di portare a termine la sua testimonianza, fornita oralmente 22 anni dopo. Esposta in rete, citando l'autore di questa frase, ne illuminava più d'uno, e soprattutto più d'una.
Cosa teme? Buona domanda. | Estratto di una delle sue mail : | Tutti e tre bisbigliavano tra loro mentre io, ingenuamente, provavo a fare la rianimazione di Jean-Christopher attraverso i mezzi classici ma senza ossigeno né maschera né altro materiale più efficace sulla barca. |
|---|---|
Mayol era depresso? Si è suicidato perché era solo come un topo e tutti i media lo avevano abbandonato. Non si può giocare ai record a più di sessanta anni.
Dopo la tragica morte di mio figlio, che, senza che io lo sapessi, faceva apnee di trenta metri seguendo (abbiamo trovato un numero sulla barca) i consigli di una nuova rivista, Apnéa, chiamai Mayol.
*- Jacques, potresti usare i tuoi contatti mediatici? Dobbiamo fermare questo massacro. Il film "Le Grand Bleu" ha già causato più di cinquecento morti. Sai che senza un team numeroso intorno, pronti a intervenire, questi exploit sono equivalenti a suicidi. Tu, ci ascolterebbero. *
Mayol, sempre attento alle sirene mediatiche, fece orecchie da mercante.
Nella sua ultima prestazione, aveva sistemato un ultimo exploit davanti alle telecamere. Una profondità più moderata, 75 metri, dove doveva scendere seduto, in posizione eretta, su una sella di bicicletta, a ... più di sessanta anni. Una ... variante, in un certo senso. Una rete televisiva aveva accettato di filmarlo. Non so più quale. Ma non era andata bene. Nei giorni precedenti Mayol aveva preso freddo e le sue tube di Eustachio si erano infiammate. In quel caso, la decompressione diventava impossibile, inutile tentare l'exploit. Tutti i sub lo sanno. Ma l'appuntamento era stato preso con quei maledetti media.
*- Allora, andate, sì o no? *
Mayol aveva allentato bruscamente l'ormeggio e si era inabissato, ma preso dalla dolore, aveva dovuto lasciare immediatamente il dispositivo nuotando verso la superficie. In quel modo, sapeva che era "finito" per i media. L'équipe televisiva stava già riprendendo il materiale e, negli occhi di Jacques, vidi alcune lacrime. Questo mi ricordò la morte di Jacques Delacourt, negli anni settanta, quando il "deltaplane" cominciava. Ho conosciuto l'infanzia assassina di questo sport e, forse a causa delle mie esperienze di pilota e paracadutista, ho avuto la fortuna di sopravvivere. Il mio primo volo risale al 1974. La televisione, interessata a questo sport nuovo, aveva accettato di spostarsi. Ma, il giorno stabilito, c'era vento dietro. Delacourt esitava.
*- Allora, andate, sì o no? *
Pensò che, andando a tutta velocità, sarebbe riuscito a decollare e si uccise davanti alle telecamere. Tutto è stato filmato e passato al telegiornale delle venti. Non ero presente durante l'incidente, lo specifico.
*- Belle immagini, disse il regista. *
Ecco il nostro mondo moderno. E il giornalista Charlie Buffet ne fa parte.
*- Andate, uccidetevi, immergetevi ai limiti della vostra fragile vita, flirtate con "i limiti del vostro corpo", arrampicatevi senza corda, a mani nude, saltate da un dirupo senza paracadute di soccorso, praticate "l'estremo", vi filmeremo, parleremo di voi, vi tireremo fuori dal vostro anonimato. *
Un giorno ho partecipato a un programma condotto da Jacques Martin. Non era che uno scherzo: sapevo di poter lanciare una moneta con i miei piedi e abbiamo filmato la scena. L'animatore aveva ripreso un programma americano "Incredibile ma vero" che mostrava exploit, spesso dannosi per i loro protagonisti. Dopo il programma, abbiamo parlato, io e lui, intorno a un caffè.
*- Smetterò. Il programma va bene. Ma ciò che mi disgusta è la curiosità, il voyeurismo malsano delle persone. Negli ultimi giorni, uno dei miei assistenti ha ricevuto una telefonata. Si trattava di filmare qualcuno che si sarebbe lanciato in bicicletta verso un precipizio, legato a un elastico. Abbiamo richiamato, un po' più tardi e siamo caduti sulla madre che ci ha detto "François? Glielo farò sapere. Non è ancora tornato dall'*scuola".
Frédéric Deroche, 28 luglio 2004 :
Con un amico, quando avevamo 17 anni praticavamo l'apnea in piscina. Non per essere influenzati dal Grand Bleu, o forse un po', ma perché sentivamo dopo 25 metri circa un certo benessere una volta usciti dall'acqua.
Allora abbiamo provato i 50 metri, senza pinne, a 2 metri di profondità. Personalmente li ho fatti 3 volte, e la mia intuizione mi diceva sempre di farli sotto supervisione. Così con il mio amico ci sorvegliavamo reciprocamente. Inconsapevoli, chiaro e netto... del tutto d'accordo con voi...
La terza e ultima volta che l'ho fatto, avevo percorso la distanza con una lentezza volontaria, per consumare poco ossigeno. Ho dovuto mettere due buone minuti per percorrere la lunghezza. Nell'istante in cui ho voluto uscire la testa dall'acqua ho perso conoscenza. Il mio amico mi disse "che i miei occhi si erano rovesciati, erano rovesciati". Non ne ho ricordo. Se il mio amico non fosse stato lì, sarei affondato. Questo mi è servito da lezione e non ho mai più fatto esercizi di quel tipo.
Non sono un appassionato di sport estremi... non mi piace... ma l'apnea mi dava semplicemente la sensazione di stare bene... il fatale inganno...
È pazzia pura... chiaro e netto...
Il tuo articolo sarà utile a molti... oggi l'inconsapevolezza guadagna molto terreno sulla coscienza... questo è coltivato dalla TV-condizionamento... dove bisogna metterne piena la vista.
Frédéric Deroche
Ultimo aggiornamento (fine dossier) il 13 ottobre 2002

... L'apnea è un'attività millenaria. In relitti di galee, che contenevano anfore per vino o olio d'oliva, scoperti vicino alle coste del sud della Francia, su fondali di venti-venticinque metri, sono state trovate grandi pietre che non potevano essere rotolate da una scogliera. Pesavano da cinque a dieci chili e somigliavano a grossi ciottoli. Per molto tempo la presenza di queste pietre fu un enigma per gli archeologi, fino a quando non realizzarono che, chiuse in cestini di corda fatti di fibre vegetali, servivano da pesi permettendo ai sub di scendere nella stiva delle navi affondate per tentare di effettuare operazioni di salvataggio.

... Da allora l'armatore, quando poteva, tentava un'operazione di salvataggio della sua preziosa merce, quando il fondo non era eccessivamente profondo. È vero che all'epoca la vita umana non valeva molto.
Apnea, dizionario Larousse: arresto volontario della respirazione. Ma cosa succede quando si blocca così la respirazione? Molto presto, in pochi secondi, si sente una spiacevole sensazione di soffocamento, che diventa rapidamente insopportabile e costringe a riprendere il respiro. La causa di questa sensazione è l'aumento del tasso di gas carbonico nel sangue (o, per essere più precisi, della pressione parziale del gas carbonico, distinzione che sarà chiarita in seguito).
Cosa fare per aumentare il tempo di apnea?
Esistono tre metodi.
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Il primo consiste nel controllare questa sensazione di soffocamento. Questo è ciò che fanno alcuni sub, con tecniche simili al yoga (le stesse che permetterebbero ad esempio di controllare un dolore).
-
Il secondo consiste nel cercare di accumulare il massimo di aria possibile prima di trattenere il respiro, ad esempio per immergersi sott'acqua.
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Il terzo consiste nel praticare l'iperventilazione prima dell'immersione.
...Per aumentare il tempo di immersione in apnea, il terzo metodo è di gran lunga il più efficace, ma anche il più pericoloso. Vediamo perché. Per "iperventilare" il sub respira per un tempo più o meno lungo. In questo modo non prende necessariamente potenti inspirazioni, ma ventila efficacemente i polmoni. In questo modo espelle l'aria residua sostituendola con aria fresca. Si sa che durante una respirazione normale, non tutta l'aria contenuta nei polmoni viene rinnovata ad ogni espirazione-inspirazione. Questo meccanismo di espirazione-inspirazione è comandato da un muscolo: il diaframma, e in misura minore dai muscoli che abbassano e sollevano le coste. Ma il processo ha i suoi limiti. In questo modo non si può svuotare completamente i polmoni di tutta l'aria che contengono. Ventilando il volume polmonare con respiri affannosi si rinnova praticamente totalmente l'aria. I polmoni contengono allora un fluido che è identico all'aria ambiente e non un mix di aria inalata e aria residua, carica di gas carbonico, questa carica proveniente da respirazioni precedenti.
...In sintesi: l'iperventilazione riduce la quantità di CO2 contenuta nell'aria polmonare. L'emoglobina del sangue è una molecola in grado di assorbire e trasportare contemporaneamente l'ossigeno (emoglobina ossigenata) e il gas carbonico (emoglobina carbonica). L'iperventilazione riduce quindi non solo la quantità di CO2 contenuta nei polmoni ma anche quella contenuta nel sangue.
...Non si può aumentare la percentuale di ossigeno contenuta nell'aria atmosferica (venti percento, il resto è costituito da azoto). Ma si può aumentare la quantità di ossigeno contenuta nel sangue. Se si prosegue con questa attività di iperventilazione, dopo alcuni decimi di secondo si prova una sensazione di vertigine, fenomeno che indica l'enrichimento del sangue in ossigeno. Se si blocca allora la respirazione, in superficie o sotto un metro d'acqua, in una piscina, rimanendo perfettamente immobile, si sarà sorpresi dell'aumento della performance in apnea. Tempi di apnea di un minuto possono così essere ottenuti abbastanza rapidamente. Con un po' di allenamento. Molti soggetti possono raggiungere un minuto (sempre in attività fisica minima), il massimo umano (per i "recordmen della specialità") si colloca intorno a tre o quattro minuti.
Perché si riesce a resistere così a lungo senza respirare?
...Non è tanto perché si è riusciti a caricare il sangue di ossigeno quanto perché, prima dell'apnea, si è impoverito di gas carbonico. Ora, questo ultimo gioca il ruolo di avvertimento di pericolo. Qual è questo pericolo? È la sincope, che si manifesta quando il livello di ossigeno nel sangue scende al di sotto di un certo livello. Questa è estremamente pericolosa perché non c'è alcun segnale di allarme, ad esempio una sensazione di malessere. È istantanea e si traduce in una perdita di coscienza del soggetto, senza ripresa della respirazione. Colui che si annega in questo modo terrà i polmoni asciutti. Si vede quindi come funziona l'apnea dopo l'iperventilazione. Un sub che utilizza questa tecnica aumenta notevolmente le sue prestazioni ma, facendo così, disconnette il sistema di allarme (la sensazione di soffocamento legata all'aumento del CO2 nel suo sangue). Può quindi cadere in sincope senza aver sentito alcun disagio, alcuna sensazione di soffocamento.
...Questo è un primo punto. L'apnea è principalmente utilizzata per praticare la subacquea libera. In queste condizioni il sub si chiederà:
- Nella misura in cui desidera raggiungere una certa profondità, ha interesse a nuotare con forza per raggiungere questa profondità il più velocemente possibile, nel tempo di apnea che non è fissato, o al contrario deve minimizzare i propri sforzi fisici, sia durante la discesa, la stazionatura in fondo e la risalita?
...La seconda risposta è quella giusta. Il sub in apnea nuota, si immerge, si muove con parsimonia. Nessun movimento brusco, nessun sforzo muscolare intenso, correlativo ad un aumento del consumo di ossigeno. Bene equipaggiato, il sub scenderà lentamente e risalirà allo stesso modo (cioè senza fretta). L'abito da sub, la muta che protegge dal freddo, è indispensabile, tranne in acque molto calde. La lotta contro il freddo è accompagnata infatti da un forte aumento del consumo di ossigeno.
...Ogni sforzo inutile sarà evitato, ogni consumo inutile sarà evitato, e in questo contesto si colloca il forte consumo di ossigeno rappresentato semplicemente dall'attività intellettuale, il pensiero, il semplice "funzionamento del cervello". Questo non è affatto trascurabile. Se un soggetto facesse, in aria libera, esperienze di apnea, si sorprenderebbe di scoprire che la sua prestazione calerebbe sensibilmente se, durante la trattenuta di respiro, si dedicasse ad esempio a calcoli complessi. Così, consapevolmente o inconsciamente, l'apneista si abitua, in immersione, a praticare la "non-pensata". Se si "svuota la testa", la sua prestazione ne risulterà migliore. In questo modo, pratica, senza saperlo, il B-A-BA delle tecniche di meditazione (Buddista, Indù o Yoga).
...I "maestri" che incitano i loro allievi a "meditare" cominciano dicendo loro "reprimete, fermate il flusso dei vostri pensieri". Cosa succede allora? Non ho competenza per dirlo. O l'attività meditativa, anche di breve durata, mette l'essere umano in contatto con un'attività mentale che si potrebbe definire trascendente, modifica il "suo stato di coscienza", o il cervello invia l'ossigeno verso centri normalmente meno alimentati (i centri del pensiero cosciente avendo, in uno stato di coscienza normale, tendenza a prenderlo in priorità). Il risultato è una sensazione di benessere, che provano tutti i sub in apnea. L'apnea performante è sinonimo di benessere, altrimenti non è performante, semplicemente perché non può essere praticata che in stato di non-pensata.
...Prima ancora di raggiungere l'illuminazione, il nirvana, grazie alla non-pensata, l'apneista apprezza di dover spontaneamente acquisire questa attitudine, che può solo far bene quando si è stressati, o perseguitati da pensieri ossessivi. L'immersione in apnea permette inoltre, ovviamente, di apprezzare la bellezza di un paesaggio sottomarino. Ma la dimensione mistica che essa acquista per molti sub si basa su una realtà del tutto oggettiva, di cui pochi sono consapevoli.
...Sul semplice piano delle capacità della macchina fisica, i sub possono raggiungere fondali di trenta metri, in immersione libera, praticando apnee di un minuto e mezzo a due minuti. Alcuni soggetti "particolarmente dotati" possono anche fare di più. Questa attività assomiglia alla roulette russa. Questi "superuomini" non fanno altro che ridurre pericolosamente la distanza che li separa dalla sincope mortale.
...Allora, cosa fare? Decretare una volta per tutte che l'apnea è uno sport estremamente pericoloso o cercare di trovare un compromesso, un termine medio?
...Prima di osare dei numeri, bisogna essere informati. La fatica, ad esempio, aumenta notevolmente il pericolo. Questo può essere il sovraccarico, la mancanza di sonno, qualsiasi causa di fatica.
...Quando avevo una ventina di anni, praticavo la peregrinazione a respirazione trattenuta, durante le vacanze. In inverno andavo a nuotare in una piscina di cinquanta metri (la piscina delle Tourelles, a Parigi). In buona forma fisica potevo così percorrere, sotto un metro d'acqua e con le pinne, tutta la lunghezza della piscina (che sarebbe equivalente a un andata e ritorno a una profondità di una ventina di metri). L'apnea in profondità poco può sembrare senza pericolo. Grave errore. In quel periodo ero in piena preparazione per gli esami d'ingresso nelle Grandi Ecoles. Dormivo poco, male, e lavoravo molto. Pensai quindi che fare un po' di immersione in piscina mi avrebbe fatto bene. Sul posto, senza sentire un notevole sforzo fisico, feci quindi una lunghezza della piscina, in una vasca che quel giorno era quasi deserta, come avevo già fatto molte volte, ma in buona forma fisica. La fortuna volle che percorressi l'acqua nel senso grande bagno, piccolo bagno. Non raggiunsi mai la riva della piscina, al termine di questa nuotata sott'acqua di cinquanta metri. Verso i quaranta metri, ci fu la sincope, istantanea, senza alcun segno premonitore, senza alcun ricordo. Immagino che un bagnante abbia trovato il mio corpo inerte, galleggiante tra due acque, e abbia dato l'allarme. Mi ripresi coscienza sulla riva della piscina, rianimato dal guardiano della vasca.
...Immaginate cosa sarebbe successo se avessi fatto il tragitto nel senso inverso. La piscina delle Tourelles di Parigi ha un trampolino di dieci metri, che sovrasta un grande bagno dove la profondità è di cinque metri. Effettuando la mia nuotata sott'acqua verso il grande bagno, avrei potuto prendere profondità alla fine della corsa e cadere in sincope in quel momento. La galleggiabilità del corpo umano dipende dalla profondità della sua immersione, anche con i polmoni completamente pieni d'aria, la pressione comprime ciò che è contenuto nella gabbia toracica, riducendo così la spinta di Archimede.

...Cadendo in sincope sotto un metro d'acqua, sono risalito naturalmente verso la superficie, conservando l'aria che era nei miei polmoni, anche se ne ho perso un po' nel passaggio. Sotto alcuni metri d'acqua sarei affondato, non sarei stato così facilmente individuabile e quando si fosse accorto della presenza di un corpo inanimato sul fondo di quel grande bagno, sarebbe stato troppo tardi.
...Appena si verifica la sincope, le cellule del cervello smettono di essere alimentate di ossigeno. La loro autonomia è scarsa. Se a volte si è riusciti a recuperare dei annegati dopo tempi di immersione relativamente importanti, a volte in acque glaciali, il fatto resta comunque del tutto eccezionale. Si può considerare che un individuo che è stato privo di ossigeno per un periodo dell'ordine di cinque a dieci minuti è semplicemente morto, irrecuperabile.
...Noterete che quando i salvatori praticano la bocca a bocca su un annegato, ventilano i suoi polmoni, facendo così, non con aria atmosferica ma con quella che esala, che è più carica di anidride carbonica, sperando così di far riprendere più rapidamente il riflesso respiratorio, che è "pilotato" dal livello di CO2.
...Perché c'è "tendenza a respirare"? Semplicemente perché con il tempo il livello di CO2 aumenta nel sangue e, superato un certo limite, il bulbo allungato, che riceve l'informazione, scatena immediatamente il gesto di inalazione. Altrimenti gli individui dovrebbero decidere consciamente di respirare, o andrebbero in sincope.
...La fatica aumenta, come si è visto, i pericoli legati all'apnea, che sono sempre presenti. Lo stesso vale per il freddo. In acqua più fredda, il battito cardiaco sarà aumentato, così come il metabolismo cellulare. Per svolgere il suo ruolo di pompa, il cuore consuma anche l'ossigeno prezioso. In acqua più fredda, anche con una muta protettiva, le prestazioni dell'apneista dovranno essere ridotte. Il problema grave dell'apnea è che nessuno può sapere, in un dato momento, e in determinate condizioni, dove si trova il limite. Non si può rispondere alla domanda "oggi, in questa condizione fisica, e in questa acqua, per quanto tempo posso sostenere l'apnea prima di andare in sincope?", a meno... di fare l'esperienza. È molto probabile che molte volte le persone siano passate a una frazione di secondo dalla morte senza neppure accorgersene.
...Durante l'immersione, ogni sforzo improvviso si accompagna a un consumo eccessivo di ossigeno, che può far scendere il livello al di sotto del limite fatale. È così che è morto il mio amico Josso, in Corsica, quaranta anni fa. Eravamo stati studenti insieme alla Scuola Nazionale Superiore dell'Aeronautica di Parigi, nel 1960. Josso faceva immersioni con la famiglia di Roubaix. Madame de Roubaix era stata campionessa femminile di pesca subacquea. Suo figlio, François, che in seguito divenne un musicista famoso (musica dei film "Gli Avventurieri", con Delon e Ventura, o "La Scoumoune", con Belmondo, ad esempio). Tutte queste persone erano "appassionate di pesca subacquea" e i fondali marini della Corsica erano ancora allora molto ricchi. Josso praticava l'apnea senza eccessi. Almeno così gli sembrava. Ma un giorno, a una dozzina di metri di profondità, sparò un merluzzo che si incastrò su una roccia. Josso si infilò in quella fessura e fece sforzi per strappare l'animale dal suo rifugio, il che, a causa del consumo di ossigeno, provocò in lui una sincope mortale.
...Un subacqueo ben allenato può scendere fino a quindici-venti metri, se c'è qualcuno vicino che non lo perde di vista e è in grado di soccorrerlo immediatamente (e non di costituire un secondo candidato alla morte per annegamento). I campionati di pesca subacquea non si praticano a dieci metri di profondità. I fondali realmente ricchi di pesci, specialmente nelle nostre regioni, corrispondono a profondità più elevate. Questi campionati si svolgono in tandem. I membri della squadra si immergono a turno, ciascuno vigilando sulla sicurezza dell'altro. Ma la pesca subacquea in profondità, in solitaria, non è altro che una roulette russa.
...Abbiamo menzionato sopra "la pressione parziale dell'ossigeno". In effetti, il tasso di trasferimento di questo ossigeno nel sangue dipende dalla densità delle molecole che si trovano vicino alle cellule del sangue. Più alta è questa densità, più intenso è il trasferimento. È abbastanza logico. Così, quando i subacquei professionisti effettuano immersioni in profondità (oltre i cento metri) utilizzano miscele in cui la percentuale di ossigeno è ridotta ben al di sotto del venti percento delle condizioni standard, altrimenti questo ossigeno diventerebbe "troppo ossidante". Fin dall'inizio delle immersioni con attrezzatura, coloro che volevano scendere immergendosi con ossigeno puro ebbero convulsioni. A concentrazione troppo elevata, l'ossigeno si comporta quindi come un tossico.
...Quando un subacqueo scende a venti metri in apnea, si trova in una pressione pari a tre volte la pressione atmosferica. Così il sangue può continuare a ricevere ossigeno, mentre quest'ultimo è già diventato più raro nell'aria contenuta nei suoi polmoni. Il ritmo di afflusso di ossigeno si mantiene, con un'aria più povera, a causa della pressione tre volte maggiore e quindi la densità delle molecole di ossigeno vicino alle cellule del sangue è tre volte maggiore.
...La situazione si inverte durante la risalita. Il corpo umano reagisce non solo alla diminuzione del tasso di ossigeno nel sangue, ma anche alla riduzione del ritmo di afflusso di ossigeno. Quando il subacqueo risale, passa da un ambiente in cui la pressione è pari a tre o quattro volte la pressione atmosferica a una pressione vicina a un'atmosfera, appena sotto la superficie. Il ritmo di afflusso sanguigno crolla allora. Così, molti episodi di sincope mortale avvengono durante la risalita. Gli esperti parlano persino del "punto di incontro della sincope a nove metri".
...Così, quando è a fondo, mentre l'ossigeno che ha nei polmoni non gli permetterà di tornare vivo in superficie, il subacqueo si sente molto bene. Se si crede un superuomo, non prenderà la decisione di risalire in tempo e pagherà il suo errore fatale all'uscita.
...A partire da alcuni metri di profondità, la compressione dell'aria (quella contenuta nei polmoni del subacqueo e quella contenuta negli alveoli del suo costume da immersione) gli dà una galleggiabilità negativa. Chi entra in sincope risalendo non raggiungerà la superficie, ma affonderà sul fondo.
...Siamo chiari. Se dovete trattenere una cosa da questo articolo: l'apnea profonda non è uno sport, è una sciocchezza inqualificabile. L'apnea non è affatto "progredita". La macchina umana è rimasta la stessa. Semplicemente, invece di tenersi a una distanza rispettosa dalla catastrofe, ad esempio almeno un minuto, ci si avvicina in modo inconscio e morboso. Gli appassionati di apnea di lunga durata, di apnea profonda in solitaria, sono semplicemente persone che flirtano con la morte risalendo alcune secondi prima della sincope mortale, sapendolo o non sapendolo.
...Al meglio, si riceverà un "avvertimento gratuito". Al peggio, sarà irrimediabile.
......Una decina o quindici anni fa è nato un entusiasmo per la subacquea a grande profondità. Due persone sono direttamente responsabili di questo fenomeno. La prima è il subacqueo Jacques Mayol.
......Appena la subacquea si sviluppò, immediatamente dopo la guerra, la gente volle sapere "fino a dove si potrebbe arrivare". Dei "superuomini" si lanciarono così nella corsa al record, tra i quali questa forza della natura che era l'italiano Enzo Majorca. È un fatto che gli uomini sono diversamente equipaggiati per praticare l'apnea. I limiti di uno non saranno automaticamente quelli dell'altro. Ma in ogni caso questi limiti esistono e molti campioni hanno perso la vita raggiungendo i propri. Nel campo degli sport a rischio, e l'apnea ne è uno, ovviamente, nulla è più pericoloso che credersi superiore alla razza umana. È valido per molte attività, come l'arrampicata a mani nude, senza sicurezza, ecc.
...Mayol si orientò verso un tipo di prestazione abbastanza diverso. Al posto di scendere a profondità crescenti con le proprie forze, lo fece pesantato da una pesante gueuse, fissata a un impianto mobile che scorreva lungo un cavo.

...La risalita avveniva grazie a un pallone gonfiato, sempre nell'ottica di evitare al massimo gli sforzi fisici, causando un consumo di ossigeno. Grazie a questa tecnica Mayol fu il primo a superare "i cento metri di profondità" in "subacquea libera". Diciamo subito che questi exploit erano seguiti da una serie di subacquei equipaggiati di bombole, disposti lungo la discesa. Così i rischi presi da Mayol erano inesistenti. In caso di sincope o di malessere, uno di quelli che non lo lasciavano mai di vista lo avrebbe immediatamente riportato in superficie. Morirà probabilmente nel suo letto.
...Interesse di questo tipo di attività: abbastanza basso. Si sa che l'aria contenuta nei polmoni è compressa quando il subacqueo scende. A dieci metri di profondità, il volume toracico è ridotto della metà (legge di Mariotte: la pressione è raddoppiata, dieci metri d'acqua equivalgono a un'atmosfera). A cento metri di profondità, l'aria contenuta nei polmoni vede il suo volume ridotto di un fattore dieci. Si temeva allora che questa compressione potesse causare la rottura delle costole, ma non fu così. Era semplicemente il diaframma che si alzava nella gabbia toracica. Si sapeva anche che il ritmo respiratorio diminuiva durante le immersioni. Un controllo effettuato su Mayol mostrò che questa riduzione era sia sensibile che molto rapida, come se il corpo umano si adattasse a queste nuove condizioni.
...Ma l'interesse era soprattutto mediatico. Questi exploit erano più spettacolari che altro. Oggi nessuno si interessa più a questi record, e nessuno sa più come si chiami il record della specialità, che è più circo che attività sportiva. Mayol utilizzò infatti, senza che nessuno lo sapesse e per anni, un trucco per riuscire nei suoi exploit, che lo obbligavano a apnee di lunga durata, dell'ordine di 3-4 minuti. Prima di ogni nuovo "exploit", andava a soggiornare nelle Ande, al lago Titicaca, dove si dedicava alla subacquea, in quota. Data la relativa povertà di ossigeno dell'aria a 3000 metri, il suo sangue si modificava rapidamente, si arricchiva di emoglobina, come avviene quando le persone soggiornano in alta montagna (la composizione del sangue si modifica in pochi giorni). Se tentava il suo exploit nei giorni successivi al suo ritorno, le sue capacità di apneista risultavano artificialmente aumentate, rispetto a persone che non conoscevano questo "trucco". Si sa che i tedeschi dell'Est vinsero molte competizioni sportive trascinando i loro atleti in un impianto completamente chiuso, mantenuto in depressione. Per garantire queste prestazioni, gli atleti vedevano il loro sangue arricchirsi. Fu così che, una volta liberi, poterono raccogliere molte medaglie grazie a questo "doping naturale".
...Le prestazioni di Mayol passavano attraverso una dimostrazione di meditazione prima dell'apnea. Pretendeva di aver seguito un'initiazione da un monaco zen. Uscendo dall'acqua, il nostro "monaco subacqueo" emetteva comunque un "grido primitivo", ecc. tutto per la gioia dei cameraman presenti.
...Il cineasta Luc Besson decise un giorno di portare sullo schermo la vita di Jacques Mayol. Lui stesso era subacqueo e conosceva "l'uomo-delfino" da molto tempo. Il risultato fu un "film-culto": Le Grand Bleu, che ebbe un successo planetario.
...Indubbiamente, Besson è un ottimo cineasta, che sa scegliere i suoi inquadrature, i suoi illuminati, i suoi attori. Il film racconta la storia di un uomo (Mayol accettò che il personaggio della storia, ovviamente romanzato, portasse il suo stesso nome) su cui l'apnea esercita una vera e propria fascinazione. Il film è punteggiato di competizioni, di record. Una donna tenta invano di distogliere il "eroe" da questa corsa verso gli abissi, che le sembra toccare l'assurdità. Nell'ultima scena del film, questa donna fa sapere a "Jacques Mayol" che è incinta di lui, ma questo non lo distoglie, anzi, dal suo obsesso. Lo si vede per l'ultima volta immergersi verso acque dove, a una tale profondità, regna l'oscurità. Dei delfini vengono a incontrarlo e "l'uomo-delfino" si immerge nell'oscurità, lontano dalla luce creata dai proiettori, seguendoli.
...Homo Delphinus era inoltre il titolo di un libro pubblicato alcuni anni prima da Jacques Mayol. Lui era convinto che l'uomo fosse uscito, non da un ominide in piedi, ma da un "scimmia nuotatrice", idea che non mancava mai di esporre. La fascinazione derivata da questo film e da queste idee assurde causò cinquecento morti nel mondo, specialmente tra i giovani. Fu pubblicata una rivista in Francia: Apnea, dove si spiegavano le basi della "subacquea estrema". Tra le vittime di questo disastro: mio figlio Jean-Christophe, che si annegò vicino a Marsiglia durante l'estate del 1990. Aveva ventitré anni.

| .... | Gli avevo insegnato la subacquea fin da adolescente e lui aveva, con me, praticato la pesca subacquea, quindi l'apnea, in diverse acque del mondo, in particolare nelle Caraibi e nel Mar Rosso. Ma, grazie alla mia stessa esperienza, descritta sopra, gli avevo fin dall'inizio avvertito dei limiti stretti di questa attività. Nonostante una buona predisposizione, ci eravamo sempre accontentati di apnee che non superavano una dozzina di metri e trenta secondi, il che ci metteva molto lontano dalle nostre reali possibilità, lo sapevo. A mia insaputa, il film Le Grand Bleu, che scoprii in seguito aver visto cinque volte, esercitò su mio figlio il suo attrattiva mortale. Seguendo i "consigli tecnici" di questa rivista Apnea, che trovarono sul battello che lo aveva portato sopra il relitto del Saint Dominique, situato a trenta metri di profondità, aveva rapidamente aumentato la profondità e la durata delle sue apnee, senza che io ne fossi informato. Le condizioni della sua morte rivelano l'impatto di queste idee assurde nel mondo della subacquea. |
|---|---|
......Mio figlio aveva conosciuto un commerciante, Pierre Vogel, che possedeva il negozio "Le Vieux Plongeur", a Marsiglia. Vogel, oggi deceduto, era stato uno dei pionieri della subacquea in questa regione. Un giorno di luglio del 1990 lo portò sul suo battello, con l'obiettivo di effettuare un'immersione su un relitto di circa trenta metri di lunghezza, quello del veliero il Saint Dominique, situato non lontano da Marsiglia. Avendo circa sessanta anni, Vogel continuava a praticare la subacquea con bombole. Erano a bordo quel giorno, oltre a mio figlio, quattro altre persone: il dottor Saint Jean, un medico molto a conoscenza dei problemi legati alla subacquea, il professore Ebersoldt, un tipo di "Cousteau tedesco", autore di opere sul tema e Barrillo, un brasiliano, tutti subacquei esperti. Ebersoldt era anche accompagnato da suo figlio, un adolescente, che non si immerse quel giorno. I quattro subacquei, equipaggiati con abiti e bombole, si immerse verso il ponte del Saint Dominique, dopo che il loro battello aveva gettato l'ancora. Mentre erano in visita al relitto, mio figlio iniziò a giocare al ludion, scendendo a trenta metri di profondità in apnea, e unendosi a loro. Ebersoldt scattò una prima foto di lui in quel momento, al livello del castello di prua del relitto. Nessuno dei tre si preoccupò del comportamento di mio figlio. Dopo l'incidente, Pierre Vogel mi disse queste parole (gli avevo chiesto il permesso di registrarlo):
- L'apnea ha molto progredito (...). Non è più nulla a che vedere con ciò che avete conosciuto. I subacquei che cacciano o scendono a queste profondità sono ora molto numerosi.... i clienti, li sorvegliamo come il latte sul fuoco, ma gli amici, fanno quel che vogliono (...)
...Il fatto di vedere un giovane effettuare apnee a trenta metri di profondità non aveva inquietato questi tre uomini, di età compresa tra i cinquanta e i sessanta anni, che proseguirono la loro immersione senza preoccuparsi di lui. Alla fine di questa, risalirono effettuando il loro palo. Fu solo dopo essersi disattrezzato che Vogel, il primo, chiese al figlio di Ebersoldt riguardo "al subacqueo".
- No, non l'ho visto da un bel po', rispose l'adolescente (il battello era a diversi chilometri dalla costa).
...Nella massima confusione, i tre uomini si riequipaggiarono, cercando di posizionare nuovamente il battello sopra il relitto, utilizzando dei punti di riferimento presi dalla costa. Nel frattempo avevano alzato l'ancora e la nave si era allontanata. Quando recuperarono il corpo di mio figlio, era troppo tardi, nonostante gli sforzi del dottor Saint-Jean.
...Anche se ho avuto successivamente contatto con i quattro subacquei, non ho mai potuto ottenere una versione coerente di questo incidente. Vogel, che sembrava all'inizio sicuro di sé, iniziò a nascondere la presenza del quarto subacqueo, il brasiliano ("Erammo tre, il dottor Saint Jean, Ebersoldt e io..."). L'allemand, contattato telefonicamente, si sottrasse quando gli chiesi in quali condizioni aveva scattato una foto di mio figlio, morto, disteso sul ponte del relitto, foto che Vogel mi aveva spedito per posta. Attraverso il dottor Saint Jean, appresi l'esistenza di questo quarto subacqueo. Durante un nuovo contatto, Vogel si confuse ("Ah sì, mi ricordo, eravamo quattro..."). Certamente, mio figlio non era vittima di intenzioni criminali, ma mi sembrò chiaro che questi quattro non erano molto orgogliosi di ciò che era accaduto quel giorno.
...Non si può rimediare al passato, non si può riportare in vita le persone. Ma in quel momento quattro subacquei esperti, che non erano degli inesperti della subacquea, e uno dei quali era medico, erano arrivati a considerare l'attività di immersione profonda in apnea, praticata in solitaria, come un evento normale, banale, che non richiedeva alcuna reazione da parte loro.
...Questo incidente fu seguito da molti altri, in tutto il mondo. Mayol continuò la sua crociata a favore della subacquea in apnea. Nessun giornalista si interessò alla questione. Al contrario, delle sequenze televisive mostrarono, mentre Nicolas Hulot volava in ultraleggero senza casco, diversi exploit in apnea. Mi ricordo di un uomo che mostrò come potesse restare sott'acqua quattro minuti, in piscina. Di che suscitare vocazioni...
...Bisogna concludere. L'apnea è pericolosa? Deve essere vietata?
.Noi abbiamo visto che il pericolo è sempre presente, quello di una sincope che si manifesta senza alcun segno premonitore.
...Pericolo che si moltiplica se il soggetto è stanco, se l'acqua è fredda. L'apnea come "sport estremo" è un'assurdità completa, simile alla roulette russa. La macchina umana non ha fatto alcun progresso. Al posto di praticare questa attività a distanza rispettosa di questa pericolosa sincope, limitando drasticamente i tempi di immersione a una trentina di secondi, anche per i subacquei più "dotati" e allenati, i "campioni" non fanno altro che flirtare con la morte, a meno di dieci secondi, a meno....
...In forma, dopo un'induzione graduale, con un buon equipaggiamento, in particolare un costume da immersione, che protegge dal freddo: trenta secondi, dieci metri, immergendosi in due e non lasciandosi mai di vista, ecco il ragionevole, intercalando tra due immersioni cinque minuti di recupero, al minimo, e limitando il tempo di esercizio di questa attività. Perché l'apnea è faticosa. Se l'individuo è in forma, l'apnea intensiva può da sola mettere in pericolo la sua vita portando alla fatica.
...Ciò che è grave è che i media non si interessano affatto a questo argomento, specialmente prima della stagione estiva, quando sarebbe necessario avvisare i subacquei. È grave anche che riviste e uomini (Mayol), cineasti (Besson) contribuiscano a incoraggiare i giovani a giocare pericolosamente con la loro vita. Sarebbe inutile sperare che un "film-culto" come Le Grand Bleu sia preceduto da un breve avvertimento sullo schermo. Ma la morte non è mediatica, eroica. Si preferisce parlare di "sport estremo". Nessuno mostra i corpi blu dei annegati, i corpi scomposti degli scalatori a mani nude. Quando un personaggio noto trova la morte in questo tipo di attività, si affretta a dire "che ha trovato la morte che avrebbe desiderato" e si getta della sabbia sul sangue che macchia la pista dopo che il trapezista, accecatosi dai fuochi dei proiettori, si è schiantato a terra. Strana forma di far sognare le persone.
...Qualche mese dopo la morte di mio figlio, incontrai nel sud un giovane panettiere che praticava la pesca subacquea in acque profonde. Scendeva regolarmente a trenta metri, partecipava a competizioni e si allenava regolarmente con il suo compagno. Poco dopo il nostro incontro, quest'ultimo lo recuperò per miracolo, inanimato, sul fondo di trenta metri. Ne fu contento.
...Lui, ha avuto fortuna.
...Dopo la morte di mio figlio, ho cercato di inventare un sistema con cui i subacquei potessero essere equipaggiati, limitando il loro tempo di immersione in apnea. Per conoscere questo dispositivo, clicca qui.
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6 febbraio 2003**.
Un certo Sébastien Cazin ha avuto un'idea sorprendentemente semplice e originale. C'era una quindicina di anni fa, quando apparvero i primi ultraleggeri, erano semplici ali delta motorizzate. Il pilota era in posizione a pancia in giù e teneva il suo comando con entrambe le mani. Il motore era dietro, con una elica propulsiva. Si temeva allora che in caso di incidente con motore acceso, l'intero sistema, sospeso sotto l'aeromobile, non si rovinasse sul pilota, il quale poteva essere ferito dall'elica. Il costruttore mise quindi un sistema molto semplice (che credo fosse anche in uso nei primi parapendii motorizzati) dove il pilota teneva semplicemente in bocca un interruttore. Se apriva la bocca, una molla apriva questa pinza, il contatto veniva interrotto e il motore si fermava immediatamente. Si può immaginare un sistema simile, collegato al boccaglio del subacqueo. Finché lo tiene tra i denti, con una leggera pressione, impedisce a un sistema di attivazione di una cartuccia di CO2 di attivarsi. Ma in caso di sincope i muscoli si rilassano, il boccaglio viene liberato e il sistema di salvataggio viene automaticamente attivato.
Per evitare un attivazione casuale, il subacqueo può armare manualmente il suo sistema di sicurezza quando ritiene di effettuare "immersioni a rischio", cioè appena si avventura oltre una decina o quindici metri di profondità, non quando è in giro in superficie o vicino alla superficie. Deve poter armare e disarmare il sistema con un gesto della mano per poter conservare le due mani libere dopo. Un gesto di armamento che consisterebbe semplicemente nel rendere possibile l'estensione di una molla. In posizione bloccata, il subacqueo avrebbe tra i denti un "boccaglio normale".
Ma, a lungo termine, la soluzione sarà semplicemente un insieme barometro-attivatore integrato. Esistono già degli "computer di immersione" collegati a un barometro che utilizzano coloro che praticano la subacquea con bombole. Quindi tutto è già affidabile e perfetto. Basterà che un giorno un costruttore si decida finalmente a produrre un cinturino collegato a questo dispositivo programmato per attivare l'inalazione non appena il tempo di immersione sarà superiore a un tempo dato, programmabile. Ad esempio due minuti. L'apparecchio riferirà automaticamente "il suo zero" in superficie, fuori dall'acqua, per tener conto delle variazioni barometriche. C'è un "mercato" a livello internazionale, quello della sicurezza in apnea. Dato che la messa a punto di sensori di pressione affidabili è già un problema risolto, le aziende che producono "computer" destinati ai subacquei potrebbero facilmente produrre questo prodotto. Un giorno, ciò accadrà. La sicurezza delle persone che praticano la subacquea con bombole ha fatto molti progressi. Praticamente tutti si immergono con giubbetti di salvataggio che fanno parte integrante del loro equipaggiamento. Possono accedere alla pressione delle loro bombole grazie a un manometro. Dispongono di un boccaglio di riserva. Ma nel campo dell'apnea non è stato fatto nulla, e questo sport resta nella categoria "sport estremo", ad alto rischio, che è una completa stupidaggine. Con il sistema sopra descritto non ci sarebbero semplicemente più morti per apnea nel mondo.
Ho ripreso il paracadutismo, due anni fa. I paracaduti sono ora dotati di un altimetro che attiva automaticamente l'apertura, nel caso in cui il paracadutista abbia una sincope o semplicemente nel caso in cui, volendo fare l'idiota, tenti di fare un'apertura bassa. Problema risolto. Questo non impedisce alle persone di divertirsi molto facendo caduta libera o immersione con bombole. Perché lasciare persistere un rischio che potrebbe essere eliminato? Non si capisce. Il problema è maturo, tecnicamente risolto. Serve una volontà dietro, qualcuno che suoni le giuste campane, sappia semplicemente difendere una causa, poiché in fondo un tale sistema non è nemmeno brevettabile.
Queste morti che rendono.
...Quando mio figlio si uccise, praticando l'apnea a 30 metri di profondità, trovarono sul battello su cui aveva preso posto un numero della rivista "APNEA" che conteneva un articolo di introduzione all'apnea profonda. Vedendo i rischi che si corrono per praticare un'attività del genere, si ha il diritto di chiedersi cosa spinge i giovani a lanciarsi in essa. C'è stato, ovviamente, l'enorme impatto del "film-culto" Le Grand Bleu, la cui uscita fu accompagnata da un notevole aumento degli incidenti di apnea in tutto il mondo. In uno dei suoi numeri recenti, la rivista Apnea titolava infatti "Le Grand Bleu, dieci anni dopo".
...Come abbiamo visto, l'apnea ha qualcosa di affascinante, è indubitabile. L'unico problema è che coloro che pensano, come diceva Pierre Vogel (deceduto) dieci anni fa, che "l'apnea ha molto progredito" ignorano generalmente i rischi che corrono. Le federazioni raccomandano, ovviamente, di praticare questo sport in due, un compagno è sempre in grado di soccorrere un subacqueo vittima di una sincope. Ma bisogna che ciò sia fattibile. Ho letto, sempre su Apnea, che alcuni cacciatori ora operano a 38 metri di profondità, praticando "l'agachon", cioè la pesca in agguato. Quale superuomo-compagno sarebbe in grado di soccorrere un cacciatore subacqueo vittima di una sincope a una tale profondità? Ricordiamo che la sincope è istantanea, senza alcun segno premonitore. Chi ne è vittima non ha alcun mezzo per attivare un qualsiasi dispositivo di soccorso.
...Analizziamo un po' il problema del soccorso a subacquei vittime di sincope, a grande profondità. A trenta metri di profondità, il corpo umano e l'abito da immersione sono sottoposti a una pressione di quattro atmosfere. L'abito in neoprene contiene aria. Tutti quelli che hanno fatto immersioni devono ricordare la loro sorpresa nel vedere un costume di cinque o sei millimetri di spessore ridotto, a 60 metri, per effetto della pressione, a uno spessore di una foglia di cartone.
...A trenta metri di profondità, tutti i gas "portati dal sub" vedono il loro volume ridotto di un fattore quattro, sia che si tratti dell'aria contenuta nei suoi polmoni o di quella contenuta nella sua muta da sub. Anche se il cacciatore o il subacqueo adotta un peso che gli dà, in superficie, una certa galleggiabilità positiva, sarà, in profondità, in galleggiabilità negativa, dovrà sviluppare un certo sforzo per staccarsi dal fondo. Questa galleggiabilità negativa rappresenta alcuni chilogrammi. ...Se ora un salvatore prova a cercare di risalire il suo compagno inerte da un fondo di trenta metri, sarà da un lato alla soglia delle sue capacità, e dovrà dall'altro lato trasportare un peso doppio durante la risalita. Il salvatore può, naturalmente, liberarsi contemporaneamente della sua cintura di piombo e di quella del suo compagno. Ma in una situazione del genere, drammatica, si mantiene la calma? I subacquei in coppia hanno mai considerato questo aspetto? Quanti hanno fatto l'effort di verificare se, in caso di problema, il salvataggio del sub in apnea potesse essere garantito?
...Dopo la messa online di questo dossier sull'apnea, un giornalista della rivista Octopus mi ha contattato. Uno dei suoi migliori amici praticava questo tipo di caccia subacquea a grande profondità, in coppia. Ha improvvisamente perso conoscenza, ma il suo compagno non è riuscito a riportarlo in superficie e ha scelto di chiedere aiuto a un'imbarcazione vicina, ma questa è arrivata troppo tardi. Ricordiamo che i neuroni non resistono a un'ipossia superiore a dieci minuti. Ora, dieci minuti è molto breve.
...Dato il rischio corso, perché, ancora una volta, questa corsa alle prestazioni? Leggendo una rivista come Apnea si apprende che il record assoluto "di apnea statica" supera ormai i ... sette minuti! Passando, a che aspetto ha una competizione "di apnea statica"?

...A questo. Potete vedere i concorrenti distesi a pancia in giù in un piccolo bagno di una piscina, o più precisamente nel suo pateaugeoir, in trenta centimetri d'acqua. Durante l'operazione, la loro schiena emerge. La prestazione massima, durante la riunione menzionata sopra, fu di sei minuti e ventidue secondi. Guardando una tale foto ci si chiede perché utilizzare una piscina. Non sarebbe sufficiente un semplice guardaroba?

**Sopra, un'impianto olimpico dove i concorrenti dovrebbero solo immergere il viso in un lavandino. **
...In verità, bisogna che il business della subacquea possa funzionare. Ora le cose sono cambiate da queste ultime decadi. Da poco tempo effettuavo una immersione, lontano dal mare, in fondali ritenuti (le isole che si trovano al largo di Marsiglia, e più precisamente il reef delle Emaillades) dove un tempo si trovavano magnifiche spugne, rose di mare (retepora cellulosa), haliotidi e tutte sorta di meraviglie che custodiscono i fondali marini. Non trovavo più che fondali desolati, rastrellati da generazioni di subacquei, ciascuno aveva cercato di portare via un piccolo qualcosa dalla sua passeggiata. Non parliamo della fauna, che non ha più nulla a che vedere con ciò che si poteva trovare negli anni cinquanta, o persino sessanta. Si può chiedere se questi fondali ritroveranno un giorno la loro ricchezza passata. ...Per non tornare a mani vuote, il cacciatore subacqueo è stato il primo a spingersi verso fondali sempre più profondi. Un tempo l'apnea portava il subacqueo verso mondi popolati da una flora e fauna fantastica. A dieci-quindici metri d'acqua, era la giungla, la possibilità di incontrare un residente di buone dimensioni. Oggi le spugne giganti, una delle specialità dei fondali mediterranei, le "nacre" che alcune raggiungono un metro di lunghezza, sono totalmente scomparse. L'abitante tipico dei fondali marini è ... il riccio di mare. Quindi è stato necessario promuovere un nuovo sport: l'apnea, considerata un'attività in sé. Senza la potente sponsorizzazione delle marche (orologi impermeabili, attrezzatura subacquea) questi spettacolari exploit non avrebbero avuto un tale rilievo. Più in alto, avevamo citato il pioniere di questa "disciplina": il marsigliese Jacques Mayol. Appeso alla sua gueuse raggiungeva così i cento metri. Ma non siamo più lì. Questi record, se ci si basa sul testo del numero di aprile 2000 di Apnea, avevano iniziato a progredire lentamente. Dopo il muro dei cento metri, spettacolare, erano stati registrati progressi timidi: 102 metri, poi 104, ecc...
...Il pubblico e i media si sono presto stancati di questi salti di topi. Come scritto in questo numero di Apnea, pagina 66 "due metri non fanno più vendita". Ora, se si parla di media, si parla di... pubblicità. I sponsor hanno richiesto progressi più spettacolari. Il leader in questo campo è un certo Francisco Ferreiras, soprannominato "Pipin". Immersione con una gueuse. Risalita attaccato a un pallone.
...Osservazione semplice: questo equivale a comprimere un uomo sotto diciassette atmosfere, in un minuto e mezzo, e poi di decomprimere nello stesso tempo. Ma l'immagine di un essere umano che si inabissa nelle profondità, attaccato al suo peso, è più affascinante e, diciamolo, più macabro. Notate la presenza della telecamera, attaccata al dispositivo. Il pubblico ama i giochi del circo. ...Il 15 gennaio 2000 Pipin effettua una prima prova, mirando ai 162 metri. Ha sviluppato una tecnica consistente nel "soffocare i suoi seni". Ma il meteo è mediocre. Un po' di corrente lo obbliga a nuotare per tornare al punto di partenza. I subacquei di supporto erano già in posizione, e quelli non potevano rimanere a lungo a quelle profondità, a causa della necessità dei piani di decompressione, che l'apneista-kamikaze non ha bisogno: il suo soggiorno nelle profondità è troppo breve perché il sangue abbia tempo di accumulare azoto. "Pipin ha solo un minuto per ventilare" (per bloccare il sistema di allarme legato all'aumento del livello di CO2 nel sangue, vedere sopra). Si inabissa e partirà in sincope a quattro metri dalla superficie ("questo è dovuto allo sforzo che ha dovuto fare prima della sua prova"). . ...Non importa. Il team medico considera che potrà ripetere il giorno seguente. E il giorno successivo, è l'impresa. In realtà, secondo le proprie parole, "è una porta aperta verso i duecento metri", grazie a questa tecnica di "soffocamento dei seni" di Pipin, che promette di rivelare il segreto e che permette di "compensare" molto più rapidamente. In queste condizioni, con un casco pesante profilato, perché non pensare un giorno ai 300 metri, o persino più?
...Il futuro è assicurato. I media seguiranno, i sponsor anche. Tutti vorranno acquistare le pinne o la muta con cui Pipin ha stabilito il suo record.
..."L'apnea statica" si sviluppa. Non si contano più le città dove individui di entrambi i sessi, riuniti in club, nuotano, il naso verso il fondo, nei pateaugeoir delle piscine comunali. Federazione, omologazione, competizioni, coperture mediatiche. Ogni semplice individuo può sognare di diventare un giorno un recordman, di conoscere i riflettori. Non è necessario avere muscoli, una buona espansione, "tutto è nella testa".
...Siamo chiari: questi exploit non offrono alcun interesse, né "l'apnea statica" né questa folle corsa alle profondità, guidata da una gueuse e risalita da un pallone. Ricorda l'epoca in cui, negli anni cinquanta, un wrestler noto impediva a un aereo di decollare tenendo una corda tra i denti, o i record di velocità in bicicletta (cento chilometri all'ora, o più, "succhiati" da un parabrezza attaccato a un veicolo). Ma non cercate: questa corsa all'incidente mortale, questa incitazione alla catastrofe, chi la piloti? Il pubblico, rilanciato dai media e dal senso degli affari dei produttori di attrezzature, di cui uno, molto noto, oggi principale sponsor delle attività legate all'apnea, mi aveva detto quando gli avevo mostrato il dispositivo di soccorso presente su questo sito:
- La sicurezza non è un mercato promettente.
Le reazioni.
...Qualche giorno dopo la messa online di questo testo sul mio sito ho avuto reazioni, tutte positive. Le prime provenivano da giovani che mi scrivevano "Signore, io e i miei compagni abbiamo praticato l'apnea profonda. Non sapevamo tutto questo e ci rendiamo conto che forse abbiamo passato molte volte a un soffio dalla morte senza esserne consapevoli." ...Un'associazione di subacquea mi ha annunciato che aveva deciso di mettere un collegamento dal suo sito al mio, per l'educazione dei suoi iscritti, aggiungendo che i club avevano molto beneficiato dell'impatto del film Il Grande Blu registrando numeri record di iscrizioni con l'uscita del film. ...Certamente, ma si può anche valutare a più di cinquecento l'aumento degli incidenti mortali, legati all'apnea, nell'anno che seguì l'uscita del film, quasi cinquanta solo per il paese Francia.
18 maggio 2000
Una lettera di M. Duhamel, di Saint Maur
Monsieur,
*....Ho avuto la sorpresa di constatare che ho vissuto la stessa esperienza che voi quando ero all'Accademia di Ingegneria. Avevo l'abitudine di nuotare 50 metri sott'acqua, in piscina. Un bel giorno d'estate, alla piscina di Saint-Ouen, mi sono rimasto in fondo (come voi, del lato meno profondo), senza rendermi conto di nulla. Ricordo di aver dovuto forzarmi un po' per raggiungere la fine della piscina, e poi di essermi svegliato disteso sul bordo della piscina. Tra l'altro, un compagno di scuola che aveva seguito la mia dimostrazione si è sorpreso di vedermi rimanere in fondo mentre ero arrivato alla fine. Ha pensato dapprima che avessi ancora un po' di fiato e poi, non vedendomi più muovere, ha avvisato il maestro nuotatore che mi ha riportato in superficie. Come voi, sono quindi un sopravvissuto all'apnea. *
Grazie all'intervento di un lettore, Laurent Latxague, questo articolo è stato riprodotto nel numero di agosto 2000 della rivista OCTOPUS. È vero, come già menzionato sopra, che uno dei giornalisti della rivista aveva appena perso il suo migliore amico in un incidente di apnea. Questi cacciava in acque profonde, sorvegliato da un compagno. Ma quando, a causa di un'immersione troppo lunga, è caduto in sincope, durante la risalita, e si è riseduto sul fondo, il suo compagno non è stato in grado di riportarlo in superficie. È andato quindi a cercare aiuto, invano. Speriamo che la diffusione di questo testo abbia, quest'estate, salvato delle vite. Speriamo anche che un industriale del settore subacqueo si interessi al progetto di sistema di soccorso per apneista vittima di sincope. Oggi, tutti i subacquei hanno sistemi di fissaggio della bombola con Mae West incorporata. Un tempo era un lusso ingombrante e costoso. Ora è discreto, razionale. Perché gli apneisti non avrebbero diritto, loro anche, alla sicurezza?
...Fine agosto, Thierry Beccaro, conduttore della trasmissione "C'est l'été", su FR3, ha ricevuto il responsabile dell'associazione AIDA, Associazione Internazionale per lo Sviluppo dell'Apnea, che veniva a annunciare una prossima competizione internazionale di apnea, nel sud, sotto l'egida di questa associazione, probabilmente sponsorizzata dalle marche di attrezzature subacquee; legata a questa "nuova disciplina sportiva, in pieno sviluppo". Un subacqueo, accanto, faceva la dimostrazione effettuando un'apnea di più di quattro minuti. L'attività era banalizzata, presentata come qualcosa altrettanto tranquillo del tennis. Nessuna parola sui pericoli corso. Beccaro si rendeva conto del rischio che faceva correre ai suoi (giovani) telespettatori? Probabilmente no.
Novembre 2000
...Ho ricevuto una lettera da un membro del consiglio della federazione francese di caccia subacquea. Vorrei che mi ricordasse il suo nome per poterlo citare in queste colonne. Mi ha prima ricordato una cosa molto importante. Un tempo, gli apneisti praticavano "l'iperventilazione", cioè espiravano seguendo un periodo di una o due secondi, per una o due minuti. È molto efficace per rinnovare completamente l'aria contenuta nei polmoni, che inizialmente ha un livello di gas carbonico superiore a quello dell'aria ambiente. Quando si pratica questa iperventilazione, la sua efficacia si rivela in una sorta di ubriacatura che colpisce il praticante. In questo modo, si mette il sangue in contatto con questa aria meno ricca di CO2 e quindi si impoverisce in carbossiemoglobina, di cui si sa che è quella che genera la sensazione di soffocamento, di "mancanza d'aria". Considerando che l'apneista che agiva così non faceva che "disattivare il suo sistema di sicurezza", non basandosi più che sulla propria valutazione del tempo trascorso per decidere di terminare la propria immersione, si consigliava ai subacquei di vietare questa attività di ventilazione forzata "sostituendola con una serie di lunghe inspirazioni". Ma questo è esattamente lo stesso, se si concatenano una serie di lunghe inspirazioni e espirazioni forzate, il risultato è la sostituzione dell'aria polmonare con aria fresca.
...Quest'uomo ha aggiunto alla sua lettera una proposta, che mi è sembrata estremamente interessante. Si sa che i cacciatori subacquei sono tenuti a cacciare in squadra di due (ma come testimoniano i giornalisti della rivista Octopus, un compagno può trovarsi in grado di non poter soccorrere il proprio compagno). Il mio corrispondente suggeriva quindi di dotare entrambi i compagni di un giubbotto di salvataggio, gonfiabile con una piccola cartuccia di CO2, ma poiché la sincope che si verifica in apnea non presenta alcun segno premonitore, è il compagno che, constatando che il suo amico giace inanimato, potrebbe attivare a distanza il dispositivo di soccorso "via radio". Il problema è che le onde radio si propagano molto male sott'acqua. Al contrario, non è il caso degli ultrasuoni, molto facili da produrre. Un tale sistema potrebbe essere indossato al polso. Andando oltre, i genitori o gli amici desiderosi di controllare l'attività di un apneista potrebbero sorvegliarne i movimenti con un'occhiata, in qualsiasi momento, e potrebbero riportarlo in superficie con forza, al minimo segnale di allarme.
...Nel dossier che abbiamo presentato, ci siamo orientati verso un dispositivo in cui ogni alimentazione elettrica era esclusa. Ma il controllo dell'immersione in apnea e l'attivazione da parte di un dispositivo elettrico potrebbe essere la soluzione più semplice, dopo tutto, l'importante è che un dispositivo efficace venga creato, a prescindere dal suo principio di funzionamento. Si sa che la gran parte dei subacquei oggi è equipaggiata con "computer subacquei", che portano al polso e che hanno un display a cristalli liquidi. Avevo inventato un tale dispositivo più di venti anni fa, che avevo presentato, invano, a industriali francesi, non come semplice progetto, ma come prototipo. Questo sistema non è molto complesso. Comprende una batteria, un display a cristalli e un microprocessore, opportunamente programmato. Vent'anni fa, si calcolava lo stato di saturazione del corpo umano utilizzando "quattro tessuti direttori" (oggi se ne utilizzano un numero maggiore). I tessuti non si caricano di azoto nello stesso modo, né con la stessa velocità, durante l'immersione. Non tutti hanno la stessa velocità di desaturazione e tolleranza a questa desaturazione. Cosa è un incidente di decompressione? Prendete una bottiglia di champagne. Se fate saltare il tappo in modo improvviso, le bolle appaiono. Se invece trattenete il tappo lasciando fuoriuscire il gas progressivamente, queste non appaiono. La gestione della decompressione consiste nel far sì che in nessun tessuto compaiano bolle. Queste sono particolarmente dannose nei tessuti nervosi e nelle articolazioni degli arti, irrorati da capillari. L'apparizione di bolle blocca quindi il flusso sanguigno, causando la necrosi irreversibile dei nervi che questi vasi irrorano. L'incidente si segnala con dolori, vivi o diffusi. La cura consiste nel ricomprimere la persona per far scomparire le bolle, e permettere al flusso sanguigno di riprendere il suo corso, sperando che i danni non siano stati troppo gravi (da cui la necessità di mettere "in camera" l'infortunato il più velocemente possibile). ...Non mi sembra a priori impossibile concepire un "angelo custode" funzionante a elettricità. Il collegamento tra il barometro e il microprocessore è già pronto (poiché i "computer subacquei" esistono). Un microprocessore ha un orologio, con cui calcola il tempo di immersione. Resta da collegare questo sistema con un dispositivo di attivazione, a effetto pirotecnico. Le persone più adatte a sviluppare un tale dispositivo sarebbero proprio quelle che producono i "computer subacquei".
...Una variante interessante sarebbe una semplice modifica del computer subacqueo, dove basterebbe adattare una presa, per trasformarlo in dispositivo di sicurezza per apneista.
...Non mancano le soluzioni tecniche, manca la volontà di realizzare questi prodotti. È sorprendente vedere ad esempio che la casa Beuchat non se ne preoccupa, mentre sponsorizza squadre di apneisti.
Martedì 14 novembre 2000
...Riproduco questo testimonianza di Julie, "apneista della Reunion". Senza commenti.
----- Messaggio originale ----- Da: Julie A: J.P.PETIT: Inviato: domenica 12 novembre 2000 20:16 Oggetto: un apneista della Reunion
...Caro signor Petit,
...Non sono un grande industriale alla ricerca di un progetto redditizio, ma mi sono ugualmente concesso il diritto di inviarvi queste poche parole. Ho 20 anni e mi chiamo Julie Gautier, pratico l'apnea a livello alto, ho partecipato alla ultima Coppa del Mondo che si è svolta a Nizza nel mese di ottobre scorso. Pratico la caccia subacquea da 10 anni con mio padre che mi ha insegnato tutto. Ho fatto molti progressi nella caccia da quando pratico l'apnea. Mio zio di 38 anni era molto orgoglioso e impressionato dalle mie prestazioni. Da qualche tempo ormai ci seguiva mio padre e io durante le nostre spedizioni. Questo sabato 29 ottobre mio padre e lui sono partiti da soli. Su fondali di 30 metri facevano delle immersioni per aspettare i tonni. Al momento della risalita mio zio si è fermato tra due acque per sparare. Mio padre è sceso per aiutarlo, ha preso il fucile e lo ha seguito con lo sguardo. Tutto andava bene. Arrivato in superficie mio padre non ha visto mio zio e ha guardato verso il basso e l'ha visto che si stava dirigendo verso il fondo. Aveva avuto una sincope dietro di lui. Subito è sceso verso di lui per cercare di prenderlo, mio zio pesava almeno 80 kg e era sopra. Era sulla schiena e si stava dirigendo verso il fondo guardando mio padre negli occhi. Si è aggrappato al filo di vita che era ancora presente. Ma impotente di fronte al destino che gli chiedeva di scegliere tra la sua vita e la morte di entrambi, è risalito in superficie. Il suo timpano era forato, aveva lasciato la sua cintura. Il corpo di mio zio è stato trovato il giorno seguente dai subacquei. So che capite il mio dolore. Volevo condividerlo con voi perché, come voi, ho pensato che fosse necessario inventare un sistema per evitare questi incidenti così frequenti. L'ho trovato in voi la risposta alle mie preoccupazioni per il futuro. Spero che il vostro progetto abbia successo per evitare ad altri la sofferenza che ci corrode. In semplicità e sincerità
Julie julie.c.gautier@voila.fr
Giugno 2001.
...Ecco di nuovo la stagione di tutti i pericoli. Non ho ... potuto fare niente. Tuttavia, alcuni punti emergono. Alcuni lettori mi hanno scritto dicendo "il fatto di basare tutto su un sistema elettrico non rappresenta realmente un problema, ora. Si confida volentieri la propria bella a un computer subacqueo che funziona comunque con le pile. Il sistema di soccorso per subacqueo potrebbe basarsi su un apparecchio elettrico".
Hanno perfettamente ragione. Tutto si basa sul fatto che oggi disponiamo di sensori di pressione molto affidabili che sono l'ingresso di questi calcolatori di piani di decompressione. Niente impedirebbe di produrre una versione in cui questo sensore permetterebbe di memorizzare la pressione di superficie, poi il tempo di immersione, in sovrapressione rispetto a questa. L'attivazione inopportuna sarebbe annullata vietando all'apparecchio di attivarsi per variazioni troppo lente di pressione (barometriche). Oltre un certo livello di immersione, che potrebbe essere inserito nella macchina come dato, un segnale elettrico attiverebbe l'apertura pirotecnica di una bombola, a meno, semplicemente, che questo gas non corrisponda al prodotto di una semplice reazione chimica, il che sarebbe ancora più semplice.

Seconda idea, lanciata da un altro lettore: il sistema in cui si immersi in due e il compagno sorveglia, visivamente, la sicurezza del proprio compagno. Ha quindi un pulsante a distanza, inviando un segnale codificato, a ultrasuoni. Ogni giubbotto ha il suo. È ovviamente necessario affidare al compagno il pulsante che va con il suo giubbotto, e viceversa. Oltre a questo, i genitori o gli amici, o una persona che sorveglia dalla superficie, potrebbe attivare manualmente la risalita forzata del sub in apnea. Per questo, i produttori di attrezzature subacquee dovranno prendere in considerazione il problema. Ma c'è un mercato e la cosa è relativamente semplice.

Terza idea, che si può mettere in atto in questo stato. Abbiamo visto, con il testimonianza di questa disgraziata ragazza, che l'immersione in due non risolve automaticamente i problemi. Se hai un compagno inanimato, disteso su un fondo di trenta metri, cosa fare? Devi raggiungerlo velocemente. Hai solo pochi minuti per intervenire. In fondo, la compressione della muta e dei gas corporei fa guadagnare in peso apparente. Devi prendere il sincopato, liberare la sua cintura, poi la tua, e cercare di risalire tutto, in qualsiasi modo, affrontando i due pesi apparenti. Una sola tentativa. Se fallisce, il subacqueo non sarà in grado di recuperare abbastanza velocemente per poter fare una nuova tentativa, il che porterà alla morte del suo compagno. Una variante consisterebbe nell'essere equipaggiati con una sorta di Mae West. Il subacqueo salvatore si aggrappa al suo compagno, eventualmente con un moschettone, e attiva la Mae West, che risale i due. Purtroppo le Mae West esistenti sono ingombranti, rallentano il movimento. Difficile immaginare un apneista che le utilizzi. Inoltre, esse sono utili solo per salvare l'altro. Si sa che la sincope è istantanea, non preavvisa assolutamente. Quindi, a livello individuale, non serve a nulla.

Quarta idea: che ogni compagno porti con sé una piccola boa in polistirolo, su cui sono avvolti trenta o quaranta metri di filo di pesca in nylon, di buona dimensione. All'estremità, un piccolo moschettone. Da utilizzare in una manovra di salvataggio, in due tempi.

1 - Si cerca il sincopato, si gli si attacca rapidamente il moschettone e si lascia andare la boa, che risale srotolando il filo.
2 - Si è quindi in grado di risalire il sub inanimato tirando il filo, dalla superficie.
Non è costoso, non è ingombrante. Può salvare delle vite.
3 settembre 2002
Credo che ci siano stati quindici morti quest'estate, in incidenti legati all'apnea. Grazie a te, Jacques Mayol, pioniere di questa nuova "disciplina", di questo "sport estremo". I media hanno brevemente menzionato questi incidenti durante un telegiornale. C'era un breve dossier. Cosa hanno filmato i giornalisti? Un'immagine di un tipo che si allena a scendere appeso a una gueuse nel più puro stile "Il Grande Blu". Chi hanno intervistato? Un campione della specialità, che si occupa "di formazione all'apnea" e insiste sul fatto che si deve insegnare ai praticanti a "gestirsi da soli". Tutto questo è assurdo. Ricordate l'aneddoto che ho citato all'inizio del dossier e che si riferisce alla mia stessa esperienza. Avendo circa vent'anni, sono andato a fare "una lunghezza di piscina di 50 metri, nel bacino delle Tourelles a Parigi". Normalmente, questa prestazione era molto al di sotto di ciò che potevo fare all'epoca. E fu la mia conoscenza con la sincope, istantanea, senza alcun segnale premonitore. Sono stato recuperato da bagnanti. Fortunatamente, a quell'ora la piscina non era vuota. Mi sarei divertito a questo gioco durante l'ora del pranzo e non sarei probabilmente qui per parlarne.
La televisione non inviterà mai una persona che tiene un discorso "sicuritario", che avverte dei pericoli intrinseci a questa attività. Non è "mediatico".
Jacques Mayol, che ho ben conosciuto (ho nuotato con lui alle Bahamas negli anni '80) si è suicidato il 24 dicembre 2001. Aveva ben conosciuto mio figlio. Quando questi è morto seguendo il suo esempio stupido, nel luglio 1990, ho chiamato Jacques dicendogli:
- *Questa attività è letale. Sai bene che l'uomo "non scende da un scimmia nuotatrice" come hai suggerito nel tuo libro "homo delphinus". Salviamo questi ragazzi, facciamo in modo che non ci siano più drammi di questo tipo in futuro. Aiutami a informare la gente. La tua immagine mediatica ti farebbe ascoltare. * **

**Jacques Mayol filmato a Cassis davanti a un sistema con il quale tentò senza successo, di scendere a 75 metri, a più di sessanta anni, davanti a queste maledette telecamere televisive. **
Ma Mayol non si mosse. Senza i media non era più niente. Non viveva che grazie a questa immagine del "Grande Blu" che aveva ampiamente contribuito a creare, identificandosi totalmente con il protagonista del film, il quale porta comunque il suo nome. Preferì starsene zitto pensando che se si fosse unito ai "sicuritari" le televisioni avrebbero smesso di interessarsi a lui. Il 24 dicembre 2001, completamente solo nella sua villa, abbandonato da tutti quelli che lo avevano ammirato, da queste televisioni che si erano stancate di filmarlo, si impiccò. Ora, se avesse scelto di impegnarsi per salvare delle vite avrebbe trovato una ragione per vivere.
L'apnea consiste nel trattenere il respiro entro limiti che sono quelli del momento. La fatica restringe questa fascia, come dimostra l'aneddoto sopra. Potrebbero esserci certamente molti parametri non registrati che possono avere lo stesso effetto, come alcuni farmaci. Come conoscere in ogni momento i propri limiti? Il meglio è restare sempre molto al di sotto. Ogni semplice individuo, allenandosi, può trattenere il respiro per più di due minuti. Senza allenamento, lo stesso può facilmente rimanere un minuto senza respirare. Si può dire che bisogna veramente essere in cattiva forma per avere una sincope dopo 20, 30 o 40 secondi di apnea, a condizione ovviamente di non fare sforzi. Il mio amico Josso, studente come me all'ISAE, si è annegato in Corsica nel 1960 in dieci metri d'acqua mentre tirava con forza un merluzzo, bloccato in un buco.
Come ho detto, un individuo in forma, che limita le immersioni a 15 metri e apnee di 45 secondi, essendo in forma e immergendosi con una muta, in acque accoglienti, corre un rischio minimo, che diventa ancora più piccolo se ha la buona idea di immergersi con un compagno in grado di andare a cercarlo in fondo, e ancora più piccolo se è equipaggiato con l'oggetto descritto sopra. Al contrario, vedere gli esempi drammatici citati, si può perdere qualcuno "immergendosi in due su un fondo di 30 metri" semplicemente perché non si è in grado di risalire un sincopato da una tale profondità. Può succedere anche per fondali meno importanti, intorno ai soli 10-15 metri, se il compagno si spaventa, si affatica. In basso la morte colpirà il sincopato in meno di cinque minuti e passerà velocemente.
È assurdo, irresponsabile vedere che questo "sport" si sviluppa in Francia, dove è stato creato un "monitorat d'apnea". È follia. Si spera forse "controllare" le persone che vogliono dedicarsi a questo tipo di attività. Ma il semplice fatto di riconoscere questa disciplina sportiva è un'assurdità in sé. Ma, in questo paese, chi pensa? I politici? I giornalisti?
**In realtà dietro c'è IL DIO DENARO, e l'apnea vende maschere, pinne e tubi, ora che abbiamo ucciso tutti i pesci. ** ---
**13 Ottobre 2002 : **
Morite, ci occupiamo del resto
L'apneista francese Audrey Mestre muore cercando di battere il record mondiale di "no limits" [13/10/2002 05:44]
The show must go on**...**
SAINT DOMINGUE, Repubblica Dominicana (AP) -- L'apneista francese Audrey Mestre, che aveva diciassette anni al momento dell'uscita del film "Il Grande Blu" è morta sabato mentre cercava di battere il record mondiale di immersione in apnea "no limits" nelle acque calde e tranquille della Repubblica Dominicana.
Legata a un filo uscente da una carrucola e trascinata verso il fondo da un peso di 90 chili, chiamato "la gueuse", la giovane donna, di 28 anni, si è immersa senza ossigeno alle 14:30 ora locale (18:30 GMT). Nove minuti e 44 secondi più tardi, i subacquei risalirono il suo corpo inerte dall'acqua. Un schiuma rosa usciva dal suo naso e dalla sua bocca. L'immersione non doveva durare che circa tre minuti.
I medici hanno cercato di rianimare e l'hanno portata in motoscafo fino a un hotel sulla spiaggia, a quattro chilometri di distanza, dove è stato constatato il suo decesso.
«Un incident è avvenuto in basso,» ha dichiarato Carlos Serra, presidente della Federazione Internazionale di Immersione Libera, con sede a Miami (Brillante deduzione). «Pensiamo che qualcosa abbia colpito la gueuse. Quando è uscita dall'acqua usciva schiuma dalla sua bocca e sanguinava» (Niente ha colpito la gueuse. Audrey Mestre utilizzava la tecnica iniziata da suo marito "Pipin" che consisteva nel soffocare i suoi seni. Una immersione di 160 metri o più, attaccata a una gueuse, seguita da una risalita rapida è semplicemente un rischio assurdo che un essere umano si impone, il suo corpo non è assolutamente fatto per questo. Tutto parte dalle teorie pazzesche espresse da Jacques Mayol nel suo libro "Homo Delphinus", popolarizzate dal cineasta Besson. L'apnea non è una disciplina, è un'assurdità, come l'arrampicata senza corda o il salto in paracadute da una scogliera. Ma è spettacolare. I principali responsabili di questa morte sono i media e i sponsor, le società che finanziano tali imprese).
Audrey Mestre aveva raggiunto la profondità che si era fissata, 171 metri, vicino alla spiaggia di La Romana, a circa 130 chilometri a est di Santo Domingo, ha precisato il signor Serra. Ma affinché questa discesa fosse approvata, la giovane donna doveva risalire sana e salva in superficie (Fantastica osservazione! Un record dove il vincitore muore durante l'impresa non può essere approvato...).

Aveva già raggiunto questa profondità durante le prove mercoledì.
«Qualcosa è andato terribilmente storto» ha dichiarato Jeff Blumenfeld, della compagnia di immersione italiana Mares che sponsorizzava la giovane francese.(Mio figlio ha lavorato, prima di uccidersi, per la società italiana Marès. La società Beuchat, in Francia, sponsorizza anche, a meno che non mi sbagli, queste "imprese di ogni genere". Questo fa vendere pinne, tute, maschere, riviste come "Apnea". La direzione della società Marès deciderà forse di ritirarsi da operazioni che evocano gli anfiteatri romani e il sacrificio dei gladiatori? Vorrei saperlo. Peccato che la vittima non sia stato il figlio stesso del direttore della società Marès. Forse ci vorrebbe arrivare a quel punto?).
«Non sappiamo ancora cosa sia successo». Ha precisato che 13 subacquei supervisionavano la discesa e che uno di loro le aveva fornito ossigeno durante la risalita.

Il «no limits» è la disciplina di immersione dove i record sono i più profondi ma è anche considerata la più pericolosa (Ma non è una "disciplina". È semplicemente una follia spettacolare, organizzata da irresponsabili). È quella che Luc Besson ha mostrato nel suo film «Le Grand Bleu». Dopo aver raggiunto il loro obiettivo, i subacquei risalgono direttamente in superficie. Non è necessaria una fase di decompressione poiché il subacqueo non ha inalato alcun aria sott'acqua.
Ma sabato, le cose non sono andate come previsto, poiché è stato necessario somministrarle ossigeno e il tempo che ha trascorso sott'acqua è stato così triplicato. Secondo il signor Blumenfeld, forse ha perso conoscenza (Ah, davvero...). Il suo corpo è stato portato a Santo Domingo per un'autopsia.
Audrey Mestre cercava di battere il record mondiale di 162 metri registrato da suo marito, l'apneista leggendario cubano Francisco «Pipin» Ferreras, omologato al largo di Cozumel, in Messico, nel gennaio 2000. Lui ha assistito all'incidente (Domanda: continuerà a fare il eroe dopo un tale dramma? Non è impossibile. La sete di pubblicità, il bisogno di esistere mediaticamente può divorare completamente un individuo al punto da fargli perdere ogni umanità)
«Era un pioniere, tanto quanto l'uomo che ha messo piede sulla Luna o il primo che ha raggiunto la cima dell'Everest,» ha dichiarato il signor Blumenfeld (questa frase è scandalosamente irresponsabile). La campionessa francese doveva immergersi presto sabato mattina ma la meteo glielo ha impedito. Questa laureata in biologia marina aveva ottenuto il record mondiale di «no limits» donne immergendosi a una profondità di 130 metri al largo di Fort Lauderdale (Florida), il 19 maggio 2001. Un'immersione che le ha valso di essere classificata quinta nel palmares dei campioni del mondo della disciplina.
Il 4 ottobre scorso, aveva raggiunto 163,36 m senza riprendere fiato. A aprile, aveva immerso in tandem con suo marito a 103 metri.
Associated Press
I lettori l'hanno forse visto: la Francia è il primo paese a aver creato un "monitorat national d'apnée". Mentre ci siamo, perché non creare anche un "monitorat national di arrampicata a mani nude" o un "monitorat national di paracadutismo da scogliera", o persino un "monitorat national di roulette russa".

In Francia abbiamo un ministro della gioventù e degli sport. Apparentemente, questo si frega completamente che delle persone si uccidano in una "disciplina" più vicina alla roulette russa che a un'attività sportiva reale. Come lo stesso ministro, da 25 anni, si frega completamente che gli ultraleggeri continuino a essere progettati, costruiti e commercializzati in Francia *senza certificato di navigabilità *(che sarebbe di competenza della DGAC, della Délégation Générale à l'Aviation Civile) e utilizzati senza controlli periodici obbligatori. Ho visto ieri immagini su una nuova disciplina che sta facendo danni: "l'acrobazia in parapendio". Queste immagini sono state fatte durante l'ultima competizione a Saint Hilaire du Touvet. Mentre questa macchina resta in sé problematica, vedremo nascere un "monitorat national di parapendio acrobatico"?
*Noi viviamo nel culto idiota dell'estremo, sintomo di un'evoluzione "culturale" più che preoccupante. *
Dietro tutto questo c'è una responsabilità enorme dei media. Non so se la gente realizza quanto i nostri media stiano modellando le nostre vite e ciò che accade nella testa dei nostri figli. Questa notizia della morte di Audrey Mestre cadrà sui telescriventi delle agenzie di stampa, nelle redazioni delle reti televisive. Forse ne parleranno? Ma come? Annunciare la notizia, semplicemente, mostrando "le ultime immagini della subacquea durante le prove". Forse interrogheranno il campione francese della "disciplina", o forse il "Presidente della Federazione Francese di Apnea"? Un o una giornalista stupido chiederà forse seriamente "a vostro parere, potrebbe trattarsi di un incidente di decompressione?" e il "responsabile" risponderà: "no, il tempo di permanenza in profondità è troppo breve per poterlo essere. Stiamo attualmente conducendo un'indagine per determinare le cause esatte dell'incidente". E le persone annuiranno gravemente, il giornalista concluderà "indagine in corso". Ma nessuno penserà a invitare su un palco un tipo come me, che possa finalmente denunciare questo falso drammatico. In tre frasi e due disegni avrei velocemente rimesso a posto le cose.
Niente in testa, niente nel cuore, niente nei coglioni. Tra le persone che ci governano, tra le persone dei media che influenzano notevolmente le nostre vite e la mentalità dei nostri figli ci sono irresponsabili e incapaci completi. Mi ricordo di un direttore dell'aviazione civile (un politecnico che conoscevo da molto tempo), al quale avevo cercato invano per mesi nel 1989, dopo la morte del mio migliore amico, Michel Ktazman, legata a un difetto di un materiale ultra-leggero. Gli avevo detto:
- Quanti giovani dovranno morire prima che tu intervenga?
Non ha mai intervenuto.
15 ottobre 2002: La francese Audrey Mestre si è uccisa cercando di battere il record mondiale di discesa con la gueuse con ritorno attaccato a un pallone, a 170 metri. Dossier. La federazione ha deciso di validare questo record a titolo postumo.
20 ottobre 2002: Il francese Loïc Leferme diventa recordman e dedica il suo record ad Audrey Mestre. Articolo pubblicato su di lui da Luc le Vaillant su Libération del 18 ottobre 2002.
**9 ottobre 2003: Ancora un disastro. Senza commenti: **
Caro signor Petit,
Ho appena scoperto il tuo dossier sui pericoli dell'apnea e mi ha molto colpito! Infatti, il 19 agosto scorso mio figlio Harold ha fatto un'apnea nella nostra piscina. A 20:15 mio marito voleva dirgli qualcosa. Harold stava preparando l'apnea e ha risposto "taci, sto concentrando". Queste saranno le sue ultime parole, poiché mio marito lo trova 15 minuti più tardi disteso sul fondo della piscina, il maschero pieno d'acqua! Aveva appena compiuto 18 anni... Il reparto di rianimazione non ha potuto fare nulla. Siamo una famiglia di sub, e pur conoscendo i pericoli dell'apnea, abbiamo sottostimato quelli in piscina! Harold faceva apnee di 3 minuti e 30 secondi e inoltre era affascinato da quel film "Le Grand Bleu" che aveva visto due volte di seguito pochi giorni prima! Diceva anche che si sentiva così bene in apnea... Mio marito si sente in colpa per averlo lasciato solo in quel momento! Capisci perché il tuo dossier mi tocca così tanto, vivo la stessa storia della tua e quante altre ancora la vivranno? Vorrei fare qualcosa per evitarlo ma non so cosa! Il tuo dossier è già letto da tutti i membri del club di sub. Peccato che io l'abbia letto solo dopo l'incidente! Vorrei contattare una televisione per fare un programma su questo argomento. Forse un giorno ci incontreremo, mi piacerebbe. Grazie a te ho capito meglio le circostanze della morte di mio figlio, e sono sicura che lui non si è reso conto di nulla! Grazie per la tua attenzione
Isabelle Eggermont
I giornalisti non si muoveranno. Un ragazzo che si annega in una piscina, "non è vendibile". Al contrario, faranno reportage sui record stupidi degli "apneisti estremi", suscitando vocazioni che potrebbero finire altrettanto tragicamente... in una semplice piscina.
Dopo la morte di mio figlio avevo contattato Jacques Mayol con cui avevo nuotato nei Caraibi. Gli avevo detto:
- Aiutami. Usa la tua immagine mediatica per fermare questo massacro. Possiamo salvare delle vite.
Ma si è sviato. I media erano l'unica ragione della sua vita. Cattivo calcolo. Si è impiccato un anno fa, solo come un topo nella sua casa sull'isola d'Elba, abbandonato da tutti. Quel giorno Besson non c'era per filmarlo.
10 ottobre. Messaggio di un lettore :
- Immaginatevi che anch'io ho quasi perso la vita facendo un'apnea. Più di 10 anni fa, dopo aver visto il Grand Bleu (schema classico), dopo un po' di allenamento tenevo 3 minuti e 30 secondi (fuori dall'acqua). Ho provato a farlo in piscina e dopo 2 minuti => sincope. Se non avessi avuto un amico che mi ha visto e mi ha tirato immediatamente su, ci sarei andato. * * Questo "Grand Bleu" è una vera piaga, con la sua utopia nihilista che fa dell'apnea un mezzo per fuggire dai problemi della vita reale per rifugiarsi in un paradiso virtuale soffocante. Ha quasi le caratteristiche di una religione. Il problema è che ci sono adolescenti ingenui per natura che cadono nella trappola e ci credono veramente. È quasi un'incitazione al suicidio. * * È un'incitazione al suicidio......
Il messaggio di Mayol era pazzo: "L'uomo era inizialmente un scimmia nuotatore". Vedeva il mondo come i giochi del circo. Un giorno Jacques Martin, che aveva a un momento passato delle sequenze che i americani amano, mostrando acrobazie che finivano tragicamente, mi aveva detto (dopo che io fossi passato nel suo programma per un exploit molto meno pericoloso: sapevo tirare a testa o croce con i miei dita dei piedi):
- Smetto. Tutto questo dà la nausea, anche se dà un forte ascolto. Quindici giorni fa un mio assistente mi dice "abbiamo un tipo che propone un exploit: saltare da una scogliera con una bicicletta, attaccato a un elastico". chiamo il numero indicato e chiedo al tipo. Una voce di donna mi risponde "non è ancora tornato dalla scuola..."
Ma per un Jacques Martin che rifiuta l'audimat facile, quanti si buttano nelle "immagini che possono sconvolgere". Ciò che è fantastico è questo teatro d'ombre che è la televisione. Da un lato si dà in pasto alle persone i giochi del circo, quotidianamente e dall'altro c'è questa enorme vigliaccheria, questa volgarità giornalistica che fa sì che queste persone *non abbiano il coraggio di affrontare i veri problemi. *Mi ricordo la risposta di una delle più importanti società francesi che produce attrezzature per subacquei, che sponsorizza le competizioni di apnea, 10 anni fa, e a cui proponevo un giubbotto di salvataggio per apneista, a scatto automatico, che avevo inventato e sviluppato:
- *La sicurezza non è un mercato profittevole. *
Per i media è lo stesso. È più redditizio dare audience a questa fantastica stupidaggine che è "la Federazione Francese di Apnea" che spiegare alle persone esattamente cosa sta succedendo. Leggi il messaggio di questa donna che ha perso suo figlio Harold nella... piscina familiare. Queste persone *non sapevano. *È vertiginoso;
Ripenso a un ricordo datato di più di venti anni. L'ULM era iniziato. La "Federazione Francese di ULM" organizzava la prima competizione, a Millau. Poiché le macchine erano molto diverse non sapevamo bene come farle competere. C'è stato un circuito, una navigazione dove si chiedeva ai piloti di prendere foto. Poi un idiota ha avuto l'idea di mettere in programma una competizione di "precisione di atterraggio", con macchine prive di flap ipersostenatori. Questo portava i piloti a presentarsi a velocità ridotta, al limite del distacco. Primo problema: un tipo distacca all'ingresso della pista, si schianta e si rompe la colonna vertebrale. La televisione lo filmava. Lo portano, ansimante, come nei circhi romani. Non c'è nessuno che dica "smettetela di fare queste stronzate!".
All'improvviso un secondo tipo si presenta, distacca abbastanza in alto e ... va in picchiata. Sconcertato (ho pilotato molto, di tutto) vedo che l'empennage rimane orientato. Il tipo va in picchiata e *non sa che quando succede bisogna spingere il manubrio e mettere i gas, in modo imperativo. Se avesse saputo se ne usciva. Mentre urlavo davanti alla televisione, guardando la sequenza in diretta "ma spingi, dannazione! Spingi!" il tipo fa TRE giri di picchiata e muore. La televisione lo filmava. Chiamo, chiedo di commentare queste immagini, che passeranno il giorno dopo. Vano. "L'evento è passato". La televisione "ha fatto il suo lavoro". "Ora, signore, la squadra di ripresa è su un altro argomento". Al contrario, posso dirvi che siamo andati a intervistare i "responsabili della Federazione ULM".
Dio mio, i ricordi risalgono come fango. Delacourt era, come noi, un pioniere dell'ala libera. A quel tempo questi mezzi erano "Mantas". Ne avevo uno, anche io, ma già pilota di aereo mi fidavo poco di questi mezzi un po' sconosciuti. Non sapevamo ancora che questi mezzi erano piroettanti, che potevano "mettersi in bandiera", fino a quando non abbiamo trovato la soluzione a questo problema. Se questi mezzi passavano accidentalmente in "sotto-incidenza" il gonfiamento della vela si invertiva, in avanti. Si immettevano in un picchiata irrecuperabile. La soluzione esisteva. Fu trovata, al prezzo di alcune vite. A quel tempo, alcuni lettori se ne ricordano forse, avevo immediatamente dato l'alert in un articolo apparso su Science et Vie. Vedi il mio dossier sull'ultra-leggero.
Prima che fosse così la televisione propose a Delacourt di filmarlo. Si danno appuntamento. Ma il vento è male orientato. Le ore passano. Il regista si impazienta:
- Allora, vai o no?
Delacourt corre quanto può, ma perde il controllo della sua ala e muore, davanti alle telecamere, queste dannate telecamere di merda che non hanno filmato l'agonia di Mayol appeso al suo lampadario.
**Etienne Collomb, agosto 2004 **
Grazie mille per il tuo articolo sull'apnea. Volevo mettermici, ma sono caduto sul tuo articolo sui suoi pericoli che mi ha dato l'effetto di una doccia fredda come raramente ne ho sentita. Non solo non ho più intenzione di provare l'apnea in profondità, ma il tuo articolo mi ha permesso di fissare limiti drastici per le mie future esplorazioni subacquee con maschera e tubo. Ho la pelle d'oca al pensiero di pensare che il tuo articolo mi abbia forse salvato la vita.
Etienne
Settembre 2004 :
Ciao,
Sono veramente "calmato" dal tuo dossier sull'apnea. Così è l'umanità, l'uomo ha spesso la tendenza a negare l'evidenza fino al giorno in cui la realtà lo circonda completamente...
Ero convinto di essere un cacciatore serio.... leggendo il tuo articolo mi sono ricordato di tutte le apnee di quest'estate: e lì, buongiorno la botta!!
Sì, si può dire, su tutte le discese che ho effettuato, rari sono quelli in cui sarei stato salvato in caso di sincope... ne sono poco fiero
Spero che le tue proposte di sistemi di sicurezza saranno, a breve, un'ovvietà. Sappi che ti sono grato, e che ciò che fai salverà delle vite.
Grazie
Serge Yvenou
Un giornalismo omicida e irresponsabile
Aprile 2006: Il giornale Le Monde Récidive ****
Questa disciplina popolarizzata da "Le Grand Bleu" permette di liberarsi dallo stress imparando a respirare e a trattenere il respiro
Respirate... calmatamente... lentamente... profondamente... " Philippe Claudel, il istruttore ripete dolcemente queste istruzioni agli allievi, in piedi al bordo delle vasche. Così inizia la prima sessione di un programma di iniziazione all'apnea al centro UCPA-Aqua 92 di Villeneuve-la-Garenne (Hauts-de-Seine), a dieci minuti da Parigi.
Braccia lungo il corpo, gli allievi di ogni età, in costume da bagno, hanno gli occhi chiusi. Prima di entrare in acqua, passeranno un'ora a rilassarsi. Il rito sarà ripetuto all'inizio di ciascuna delle cinque o sei sessioni del corso che li renderà apneisti. "Questi esercizi vi insegneranno a riconnettervi con il vostro corpo, a dimenticare il mondo esterno, il rumore, i trasporti, il lavoro, la famiglia... spiega l'istruttore. È così che potrete controllare il vostro respiro. "
Respirazione profonda dal naso, pancia gonfiata, sensazione dei polmoni che si riempiono poi espirazione dalla bocca, due volte più lenta, con la pancia che questa volta si sgonfia: l'esercizio viene ripetuto da cinque a dieci volte per trovare il buon ritmo, che verrà mantenuto per tutta la sessione. Segue un lavoro su tutto il corpo. La nuca viene sbloccata, si inclina la testa in tutti i sensi. Il bacino e le spalle girano come con un hula-hoop. Le gambe vengono allungate portando il tallone contro le natiche. "Iniziate a sentire alcuni dei vostri muscoli", commenta l'istruttore chiedendo di muovere anche i polsi e i caviglie. Gli apneisti devono poi rimanere in equilibrio su una gamba, sempre con gli occhi chiusi.
"Questi esercizi hanno lo scopo di eliminare le tensioni interne, sia muscolari che nervose che mentali", spiega Philippe Claudel. Sono loro che consumano energia e quindi ossigeno utile per rimanere in apnea. "
Una quindicina di minuti di nuoto permettono quindi di prendere contatto con un'acqua a 30 °C. Poi, con le mani sul bordo della vasca, dopo aver svuotato i polmoni, gli allievi mantengono la testa sott'acqua. Molto presto, i record personali vengono battuti. "Un minuto!" si entusiasma un cinquantenne con i capelli bianchi. Finora non avevo mai riuscito a resistere più di 15 secondi. "Già, il cuore batte meno velocemente.
"RITORNARE ALL'ESSENZIALE"
È il momento di indossare le pinne per una lunghezza in fondo alla vasca, polmoni pieni questa volta. Braccia tese davanti a sé, il corpo ondula dolcemente dalle spalle ai piedi. La nuotata è idrodinamica, quindi economica in termini di spesa fisica. Permetterà anche, in seguito in ambiente naturale, di muoversi tra i pesci senza spaventarli.
Le prime immersioni nella grande vasca iniziano a preoccupare un po'. Tutti non sanno ancora come compensare l'inconforto della pressione sulle orecchie: questa si raddoppia sotto i 10 metri e si triplica sotto i 30 metri. Tutti i stress evasi, le discese vengono ripetute, sempre più in basso, lungo la "linea di vita", un filo al quale si può aggrappare per scendere con più tranquillità. Alcuni riescono a raggiungere il fondo: bastano solo 30 secondi per scendere e risalire senza fretta. "È solo questione di fiducia", dicono quelli che arrivano in superficie con un gran sorriso dopo aver ripreso fiato.
Al termine del corso, i migliori resteranno più di due minuti senza respirare. Certamente ancora lontani dalle prestazioni mitiche dei campioni dell'apnea. Il belga Patrick Musimu è sceso a 209 metri nell'estate del 2005. I migliori riescono a rimanere fino a 8 minuti e a percorrere 200 metri sott'acqua.
Dopo il successo del film Le Grand Bleu, di Luc Besson, nel 1988, l'apnea ha fatto molti adepti. Molti per l'aspetto sportivo di questa disciplina, ma anche per il benessere che apporta. "È un buon modo per tornare all'essenziale", afferma il francese Loïc Leferme, detentore del record mondiale di immersione in profondità assoluta ("no limits") raggiungendo i 171 metri. L'apnea permette di sentire bene il proprio corpo, ma anche di fare una vera introspezione. Quando si è di fronte a se stessi, alle proprie limitazioni, non si può barare. "
Per lui, "rimanere sott'acqua senza respirare è più una meditazione che un esercizio fisico. Si impara molto velocemente a controllare i propri sentimenti poi il proprio corpo per consumare sempre meno ossigeno. È questo che dà una sensazione di benessere". Tutti gli allievi concordano: dormono molto meglio dopo le loro sessioni di apnea.
Christophe de Chenay
Questa disciplina popolarizzata da "Le Grand Bleu" permette di liberarsi dallo stress imparando a respirare e a trattenere il respiro
Respirate... calmatamente... lentamente... profondamente... " Philippe Claudel, il istruttore ripete dolcemente queste istruzioni agli allievi, in piedi al bordo delle vasche. Così inizia la prima sessione di un programma di iniziazione all'apnea al centro UCPA-Aqua 92 di Villeneuve-la-Garenne (Hauts-de-Seine), a dieci minuti da Parigi.
Braccia lungo il corpo, gli allievi di ogni età, in costume da bagno, hanno gli occhi chiusi. Prima di entrare in acqua, passeranno un'ora a rilassarsi. Il rito sarà ripetuto all'inizio di ciascuna delle cinque o sei sessioni del corso che li renderà apneisti. "Questi esercizi vi insegneranno a riconnettervi con il vostro corpo, a dimenticare il mondo esterno, il rumore, i trasporti, il lavoro, la famiglia... spiega l'istruttore. È così che potrete controllare il vostro respiro. "
Respirazione profonda dal naso, pancia gonfiata, sensazione dei polmoni che si riempiono poi espirazione dalla bocca, due volte più lenta, con la pancia che questa volta si sgonfia: l'esercizio viene ripetuto da cinque a dieci volte per trovare il buon ritmo, che verrà mantenuto per tutta la sessione. Segue un lavoro su tutto il corpo. La nuca viene sbloccata, si inclina la testa in tutti i sensi. Il bacino e le spalle girano come con un hula-hoop. Le gambe vengono allungate portando il tallone contro le natiche. "Iniziate a sentire alcuni dei vostri muscoli", commenta l'istruttore chiedendo di muovere anche i polsi e le caviglie. Gli apneisti devono poi rimanere in equilibrio su una gamba, sempre con gli occhi chiusi.
"Questi esercizi hanno lo scopo di eliminare le tensioni interne, sia muscolari che nervose che mentali", spiega Philippe Claudel. Sono loro che consumano energia e quindi ossigeno utile per rimanere in apnea. "
Questa disciplina popolarizzata da "Le Grand Bleu" permette di liberarsi dallo stress imparando a respirare e a trattenere il respiro
Respirate... calmatamente... lentamente... profondamente... " Philippe Claudel, il istruttore ripete dolcemente queste istruzioni agli allievi, in piedi al bordo delle vasche. Così inizia la prima sessione di un programma di iniziazione all'apnea al centro UCPA-Aqua 92 di Villeneuve-la-Garenne (Hauts-de-Seine), a dieci minuti da Parigi.
Braccia lungo il corpo, gli allievi di ogni età, in costume da bagno, hanno gli occhi chiusi. Prima di entrare in acqua, passeranno un'ora a rilassarsi. Il rito sarà ripetuto all'inizio di ciascuna delle cinque o sei sessioni del corso che li renderà apneisti. "Questi esercizi vi insegneranno a riconnettervi con il vostro corpo, a dimenticare il mondo esterno, il rumore, i trasporti, il lavoro, la famiglia... spiega l'istruttore. È così che potrete controllare il vostro respiro. "
Respirazione profonda dal naso, pancia gonfiata, sensazione dei polmoni che si riempiono poi espirazione dalla bocca, due volte più lenta, con la pancia che questa volta si sgonfia: l'esercizio viene ripetuto da cinque a dieci volte per trovare il buon ritmo, che verrà mantenuto per tutta la sessione. Segue un lavoro su tutto il corpo. La nuca viene sbloccata, si inclina la testa in tutti i sensi. Il bacino e le spalle girano come con un hula-hoop. Le gambe vengono allungate portando il tallone contro le natiche. "Iniziate a sentire alcuni dei vostri muscoli", commenta l'istruttore chiedendo di muovere anche i polsi e le caviglie. Gli apneisti devono poi rimanere in equilibrio su una gamba, sempre con gli occhi chiusi.
"Questi esercizi hanno lo scopo di eliminare le tensioni interne, sia muscolari che nervose che mentali", spiega Philippe Claudel. Sono loro che consumano energia e quindi ossigeno utile per rimanere in apnea. "
**Lo stesso giorno (14 aprile 2006) ricevo il seguente testimonianza: ** ** **** ****
Sono medico
Ho letto con interesse il tuo articolo sui pericoli dell'apnea.
Ecco un mio testimonianza personale. Mio fratello è andato alcuni anni fa in vacanza estiva in Grecia con 3 amici. Sono giovani sportivi, appassionati di snowboard. Hanno visitato le Cicladi, tra cui l'isola di Amorgos.
Una delle attrazioni turistiche di questa isola è un relitto di cargo, arenato vicino alla riva. Questo battello è stato usato come set in una delle scene "mitiche" di Le Grand Bleu dove Enzo Maiorca, alias Jean Reno, salva un sub incastrato nel relitto. Altre scene del film sono state girate ad Amorgos. In effetti, i guide turistiche parlano molto del girato di Le Grand Bleu sull'isola. Il ristorante alla moda sul porto si chiama "Le Grand Bleu".
Faccio parte, così come mio fratello e i suoi amici, della "generazione Grand Bleu". Per noi Jacques Mayol è (era...) una leggenda vivente (Grazie Besson). I tre compagni decisero di rimanere ad Amorgos alcuni giorni, praticando nuoto, tuffi dalle scogliere e un po' di apnea in acque libere. Alla fine si recarono a Santorini, in un hotel che aveva una grande piscina aperta. Lì mio fratello e i suoi amici decisero di fare un concorso di apnea in piscina "come nel Grand Bleu". Il concorso si svolse bene. Mentre uno dei suoi amici andava a prendere delle bevande, mio fratello volle stabilire un record di lunghezze in piscina in apnea.
Fece come aveva visto nel film e iniziò a iperventilare in posizione di yoga al bordo dell'acqua. Poi prese un'ultima inspirazione e si tuffò. L'amico di mio fratello che era rimasto al bordo della piscina non si rese conto di nulla. Fu solo al ritorno dell'altro amico dopo alcuni minuti che videro una forma inerte tra due acque. Mio fratello fu tirato fuori dall'acqua con forza e un dipendente dell'hotel praticò i primi soccorsi.
Mio fratello, che aveva avuto una sincope improvvisa per iperventilazione, fu ricoverato per una settimana a Santorini, trattato con antibiotici per un inizio di polmonite da broncoaspirazione. La sincope iniziale di alcuni minuti gli aveva paradossalmente salvato la vita impedendogli di "bere la tazza". L'inhalazione del liquido era avvenuta nel momento del salvataggio.
Sono medico-assistente (equivalente di interno degli ospedali, in Francia) in un reparto di medicina interna in Svizzera, vicino a Gruyères.
Vediamo tutti i giorni nel nostro lavoro le conseguenze degli sport estremi, completamente mediatici e completamente stupidi. L'apnea profonda ne è uno tra gli altri.
Mio fratello è quasi morto e tuo figlio è deceduto.
Durante i nostri studi ci spiegano nei corsi di fisiologia i pericoli dell'iperventilazione che interrompe il segnale CO2 e provoca una sincope ipossica improvvisa. I giovani appassionati di apnea dovrebbero essere meglio informati sui pericoli di questo sport.
Spero che le nostre testimonianze possano aiutare altre persone.
Grégoire Gendre, medico-assistente
1782 Belfaux, Svizzera
P.S. Potete citare il mio nome se trovate questa testimonianza interessante da pubblicare online. Se volete, ho altre testimonianze riguardanti gli sport estremi, visti nel corso del mio lavoro. Mio fratello è anche quasi morto mentre surfava in Indonesia. Ma è un'altra storia...
Sono medico
Ho letto con interesse il tuo articolo sui pericoli dell'apnea.
Ecco un mio testimonianza personale. Mio fratello è andato alcuni anni fa in vacanza estiva in Grecia con 3 amici. Sono giovani sportivi, appassionati di snowboard. Hanno visitato le Cicladi, tra cui l'isola di Amorgos.
Una delle attrazioni turistiche di questa isola è un relitto di cargo, arenato vicino alla riva. Questo battello è stato usato come set in una delle scene "mitiche" di Le Grand Bleu dove Enzo Maiorca, alias Jean Reno, salva un sub incastrato nel relitto. Altre scene del film sono state girate ad Amorgos. In effetti, i guide turistiche parlano molto del girato di Le Grand Bleu sull'isola. Il ristorante alla moda sul porto si chiama "Le Grand Bleu".
Faccio parte io e mio fratello e i suoi amici della "generazione Grand Bleu". Per noi Jacques Mayol era (era...) una leggenda vivente (Grazie Besson). I tre compagni decisero di rimanere ad Amorgos per alcuni giorni, facendo nuoto, tuffi dalle scogliere e un po' di apnea in acqua libera. Alla fine si recarono a Santorino, in un hotel che aveva una grande piscina aperta. Lì mio fratello e i suoi amici decisero di fare un concorso di apnea in piscina "come nel Grand Bleu". La gara si svolse bene. Mentre uno dei suoi amici andava a prendere delle bevande, mio fratello volle stabilire un record di lunghezze in piscina in apnea. Fece come aveva visto nel film e cominciò a iperventilare in posizione di yoga al bordo dell'acqua. Poi prese un'ultima inspirazione e si tuffò. L'amico di mio fratello che era rimasto al bordo della piscina non si accorse di nulla. Fu solo al ritorno dell'altro amico dopo diversi minuti che videro una forma inerte tra due acque. Mio fratello fu tirato fuori dall'acqua con forza e un dipendente dell'hotel praticò i primi soccorsi. Mio fratello, che aveva avuto una sincope improvvisa per iperventilazione, fu ricoverato per una settimana a Santorino, trattato con antibiotici per un inizio di polmonite da aspirazione bronchiale. La sincope iniziale di alcuni minuti gli aveva paradossalmente salvato la vita impedendogli di "bere la tazza". L'inhalazione del liquido era avvenuta nel momento del salvataggio. Sono un medico assistente (equivalente di interno degli ospedali, in Francia) in un reparto di medicina interna in Svizzera, vicino a Gruyères. Vediamo ogni giorno nel nostro lavoro le conseguenze degli sport estremi, completamente mediatici e assolutamente stupidi. L'apnea è uno tra gli altri. Mio fratello ci è quasi rimasto e vostro figlio è morto. Durante gli studi ci spiegano nei corsi di fisiologia i pericoli dell'iperventilazione che interrompe il segnale CO2 e provoca una sincope ipossica improvvisa. I giovani appassionati di apnea dovrebbero essere meglio informati sui pericoli di questo sport. Spero che i nostri testimonianze possano aiutare altre persone. Grégoire Gendre, medico assistente 1782 Belfaux, Svizzera P.S. Potete citare il mio nome se trovate questo testimonianza interessante da pubblicare online. Se volete, ho altri testimonianze riguardo agli sport estremi, visti nel corso del mio lavoro. Mio fratello è anche quasi morto mentre surfava in Indonesia. Ma è un'altra storia... Questo secondo testo ha bisogno di un commento? Da quindici anni aspetto che un giornale, scritto o parlato, si apra ai pericoli dell'apnea, invano. Gli sport estremi sono "vendibili", la sicurezza non lo è. Se le televisioni si lanciano in questa deriva giornalistica irresponsabile, sapete ora che il vostro illustre giornale Le Monde, grazie alla sua reputazione, non è esente da questa regola del denaro prima di tutto. Non importa i morti, i sofferti che segneranno questa strada. Ciò che conta è riempire di lettori, a ogni costo. Se c'è una cosa che i miei lettori scoprono nei miei articoli, mese dopo mese, anno dopo anno, è che i loro media mentono. Qui c'è un altro piano di questa "attività giornalistica", dove si dà poco peso alla vita umana per servire il dio denaro. --- 5 luglio 2006 Quanti morti ci saranno quest'estate, incoraggiati dalla "Fédération Française d'Apnée"? Risposta al vostro dossier sui pericoli dell'apnea: http://www.jp-petit.com/dangers/apnee.htm Ciao, Grazie per l'articolo ben documentato che mi ha rassicurato sull'incidente legato all'apnea subito da mio fratello minore (24 anni) questa settimana. Da anni avevamo l'abitudine (stupida) di praticare l'apnea statica e dinamica in piscina, ispirati comunque dal film di Luc Besson. Lo facevamo senza documentarci e per avere alcuni momenti di "benessere" o persino per rivivere inconsciamente le dolci sensazioni che tutti abbiamo conosciuto nel ventre di nostra madre. Inoltre, praticavamo sempre l'apnea dopo un'iperventilazione seguita da un minuto di respirazione molto lenta, il che ci permetteva di resistere fino a 4 minuti in apnea statica e di percorrere fino a 75 m in dinamica senza pinne (effettuato in piscina pubblica senza ricevere neanche un avvertimento dai maestri nuoto). Non avevamo alcuna conoscenza dei rischi e questa attività sembrava poco pericolosa agli occhi di tutti. Insomma, mio fratello è andato in apnea dinamica, e dopo 1 minuto e 45 secondi di andata e ritorno in piscina, l'ho visto esalare l'aria tranquillamente risalendo in superficie, ma poi si è affondato dolcemente in fondo alla piscina proprio ai miei piedi. Pensavo che non avesse abbastanza riserva di ossigeno per continuare in dinamica ma sufficiente per finire con un po' di statica. Dopo 10 secondi, l'ho comunque risalito perché mi sono detto che non si poteva tenere più a lungo una volta che aveva esaurito tutto l'aria. Era rigido, aveva gli occhi semiaperti e rovesciati, un sorriso tirato. L'ho messo immediatamente sul bordo della piscina in PLS con l'aiuto di amici che erano lì. Poi ha impiegato 20 secondi per reagire alle nostre stimolazioni e per svegliarsi di colpo, come se non fosse successo niente, chiedendosi cosa facesse sul bordo della piscina. Che sollievo per tutti noi e che fortuna per lui di non aver fatto la stessa cosa da solo... Non conoscendo questo fenomeno di sincope, pensavamo a qualcosa di più grave, quindi abbiamo cercato informazioni su Internet e vi abbiamo trovati su Google con le parole chiave "pericoli apnea" dove siete apparso come primo risultato. Se avessimo avuto conoscenza dei rischi dell'apnea (ad esempio dai media televisivi), avremmo immediatamente smesso questa attività pericolosa. Perché, dopo una visita da un cardiologo, dovreste specificare nell'articolo che ogni apnea di più di 1 minuto danneggia il cuore e che molte cellule attive che lo compongono vengono perse definitivamente, rendendolo più propenso a un infarto. Cordiali saluti, Potete citarmi: Olivier Grauer Webdesigner a Auxerre Risposta al vostro dossier sui pericoli dell'apnea: http://www.jp-petit.com/dangers/apnee.htm Ciao, Grazie per l'articolo ben documentato che mi ha rassicurato sull'incidente legato all'apnea subito da mio fratello minore (24 anni) questa settimana. Da anni avevamo l'abitudine (stupida) di praticare l'apnea statica e dinamica in piscina, ispirati comunque dal film di Luc Besson. Lo facevamo senza documentarci e per avere alcuni momenti di "benessere" o persino per rivivere inconsciamente le dolci sensazioni che tutti abbiamo conosciuto nel ventre di nostra madre. Inoltre, praticavamo sempre l'apnea dopo un'iperventilazione seguita da un minuto di respirazione molto lenta, il che ci permetteva di resistere fino a 4 minuti in apnea statica e di percorrere fino a 75 m in dinamica senza pinne (effettuato in piscina pubblica senza ricevere neanche un avvertimento dai maestri nuoto). Non avevamo alcuna conoscenza dei rischi e questa attività sembrava poco pericolosa agli occhi di tutti. Insomma, mio fratello è andato in apnea dinamica, e dopo 1 minuto e 45 secondi di andata e ritorno in piscina, l'ho visto esalare l'aria tranquillamente risalendo in superficie, ma poi si è affondato dolcemente in fondo alla piscina proprio ai miei piedi. Pensavo che non avesse abbastanza riserva di ossigeno per continuare in dinamica ma sufficiente per finire con un po' di statica. Dopo 10 secondi, l'ho comunque risalito perché mi sono detto che non si poteva tenere più a lungo una volta che aveva esaurito tutto l'aria. Era rigido, aveva gli occhi semiaperti e rovesciati, un sorriso tirato. L'ho messo immediatamente sul bordo della piscina in PLS con l'aiuto di amici che erano lì. Poi ha impiegato 20 secondi per reagire alle nostre stimolazioni e per svegliarsi di colpo, come se non fosse successo niente, chiedendosi cosa facesse sul bordo della piscina. Che sollievo per tutti noi e che fortuna per lui di non aver fatto la stessa cosa da solo... Non conoscendo questo fenomeno di sincope, pensavamo a qualcosa di più grave, quindi abbiamo cercato informazioni su Internet e vi abbiamo trovati su Google con le parole chiave "pericoli apnea" dove siete apparso come primo risultato. Se avessimo avuto conoscenza dei rischi dell'apnea (ad esempio dai media televisivi), avremmo immediatamente smesso questa attività pericolosa. Perché, dopo una visita da un cardiologo, dovreste specificare nell'articolo che ogni apnea di più di 1 minuto danneggia il cuore e che molte cellule attive che lo compongono vengono perse definitivamente, rendendolo più propenso a un infarto. Cordiali saluti, Potete citarmi: Olivier Grauer Webdesigner a Auxerre Aprile 2007: morte del campione francese Loïc Leferme: Di seguito, una pubblicità apparsa su Télérama
****Dossier Quanti uomini e donne dovranno morire in modo stupido prima che finalmente si dica basta a questa "nuova disciplina", assurda? Questo giovane uomo lascia una donna e due bambini. Nella stampa si legge "una corda si sarebbe forse incastrata". Un'ipotesi per evitare l'altra ipotesi: il malore, nell'esercizio di ciò che è tutto tranne una disciplina sportiva. Ma riconoscerlo porterebbe "quelli che esistono solo per l'apnea" a mettersi in discussione, rischiando un
Loïc Leferme Torna all'inizio della pagina per leggere, o rileggere questo dossier sui pericoli dell'apnea --- 9 luglio 2007 : Da molto tempo sono completamente scoraggiato e ho abbandonato ogni speranza di vedere instaurarsi un dibattito sull'apnea, come "sport di competizione". In ogni caso, allego la lettera inviata da un lettore alla rete ARTE, a seguito della trasmissione di un dossier che raccontava una sorta di saga della subacquea in apnea. ** **** ****
A l'attenzione di Monsieur Nassivera, responsabile del servizio reportage di ARTE :
Juan-Les-Pins, 09/07/07 Signore, Sebbene io sia convinto da tempo della qualità dei vostri reportage, alcuni mi fanno talvolta reagire vivamente. Specialmente quando si tratta di negligenza della vita di giovani.
Quello di oggi sulla apnea ("i grandi duelli dello sport") merita che ci prestiate attenzione. Vi ritroviamo con emozione Loïc Leferme, giovane e talentuoso campione francese, morto accidentalmente a Nizza durante un allenamento di immersione in apnea nel mese di aprile. Sembra che sia stato vittima di un incidente meccanico, o più probabilmente della implacabile sincope dell'apnea che colpisce senza preavviso, a caso, chiunque, in qualsiasi momento, campione o meno.
L'apnea è solo un gioco con la morte. È questo che eccita la folla, che la fa godere, che genera audience.
Jean-Pierre Petit è stato molte volte insultato per averlo detto. Ancora una volta, i fatti gli danno ragione. Ma non è nemmeno certo che la morte di Loïc Leferme fermi questa corsa all'assurdo. Già si limita questo "incidente stupido" a "una corda che si sarebbe incastrata". Rileggete l'articolo. Il suo amico Pierre Frolla è sconvolto. Non capisce.
- Loïc non era un apneista che voleva fare le cose a ogni costo. Non ha mai preso alcun rischio. Non sarebbe mai andato oltre i suoi limiti. Era quello in grado di andare a 200 metri. E soprattutto, era circondato dalla migliore squadra possibile", ha dichiarato il monégasque a Reuters. Questo incidente, Pierre Frolla lo vede "come un giorno stupido, solo un concorso di circostanze" e aggiunge "è troppo ingiusto".
Beh certo. Ammettere che questa "disciplina" è solo una grande sciocchezza significherebbe rimettere in discussione tutto, rimandare i candidati-eroi nella grigia anonimia.
Dopo il muro dei 200 metri, cosa sarà? Il muro dei 300?
Questi exploit sono assurdi. Non hanno assolutamente nulla di sportivo. Un uomo scende velocemente, attaccato a una cima, poi risale, trascinato da un pallone. Se si volesse creare una "migliore sicurezza", il più semplice sarebbe legare l'uomo a una semplice corda, che a sua volta è legata a una cima. Si potrebbe scendere in profondità rapidamente, poi risalire. Almeno saremmo sicuri di recuperarlo. Anche in caso di sincope si potrebbe occupare di lui in superficie. Ma allora l'exploit presenterebbe un minore rischio. Tuttavia, tra questo e la discesa, con una cima in mano e la risalita attaccato a un pallone, dove è la differenza?
Il "grande progresso" è stato riuscire a inondare i seni. Guardando da vicino, si potrebbe anche mettere un uomo in una camera, comprimerlo a venti bar, poi rilasciare la pressione. Fuori dal lato spettacolare è tutto uguale. L'unico attrattivo di questa attività sono le conseguenze mediatiche, la fascinazione morbosa.
Ci saranno altri morti, sappiatelo.
Credete che un media organizzi un dibattito televisivo su questo argomento? No, non sarebbe "vendibile". Ora c'è una giovane donna con due bambini piccoli. Che tristezza.
Alain LE COCQ-STEPANOVA elettronico
A l'attenzione di Monsieur Nassivera, responsabile del servizio reportage di ARTE :
Juan-Les-Pins, 09/07/07 Signore, Sebbene io sia convinto da tempo della qualità dei vostri reportage, alcuni mi fanno talvolta reagire vivamente. Specialmente quando si tratta di negligenza della vita di giovani.
Quello di oggi sulla apnea ("i grandi duelli dello sport") merita che ci prestiate attenzione. Vi ritroviamo con emozione Loïc Leferme, giovane e talentuoso campione francese, morto accidentalmente a Nizza durante un allenamento di immersione in apnea nel mese di aprile. Sembra che sia stato vittima di un incidente meccanico, o più probabilmente della implacabile sincope dell'apnea che colpisce senza preavviso, a caso, chiunque, in qualsiasi momento, campione o meno.
L'apnea è solo un gioco con la morte. È questo che eccita la folla, che la fa godere, che genera audience.
Jean-Pierre Petit è stato molte volte insultato per averlo detto. Ancora una volta, i fatti gli danno ragione. Ma non è nemmeno certo che la morte di Loïc Leferme fermi questa corsa all'assurdo. Già si limita questo "incidente stupido" a "una corda che si sarebbe incastrata". Rileggete l'articolo. Il suo amico Pierre Frolla è sconvolto. Non capisce.
- Loïc non era un apneista che voleva fare le cose a ogni costo. Non ha mai preso alcun rischio. Non sarebbe mai andato oltre i suoi limiti. Era quello in grado di andare a 200 metri. E soprattutto, era circondato dalla migliore squadra possibile", ha dichiarato il monégasque a Reuters. Questo incidente, Pierre Frolla lo vede "come un giorno stupido, solo un concorso di circostanze" e aggiunge "è troppo ingiusto".
Beh certo. Ammettere che questa "disciplina" è solo una grande sciocchezza significherebbe rimettere in discussione tutto, rimandare i candidati-eroi nella grigia anonimia.
Dopo il muro dei 200 metri, cosa sarà? Il muro dei 300?
Questi exploit sono assurdi. Non hanno assolutamente nulla di sportivo. Un uomo scende velocemente, attaccato a una cima, poi risale, trascinato da un pallone. Se si volesse creare una "migliore sicurezza", il più semplice sarebbe legare l'uomo a una semplice corda, che a sua volta è legata a una cima. Si potrebbe scendere in profondità rapidamente, poi risalire. Almeno saremmo sicuri di recuperarlo. Anche in caso di sincope si potrebbe occupare di lui in superficie. Ma allora l'exploit presenterebbe un minore rischio. Tuttavia, tra questo e la discesa, con una cima in mano e la risalita attaccato a un pallone, dove è la differenza?
Il "grande progresso" è stato riuscire a inondare i seni. Guardando da vicino, si potrebbe anche mettere un uomo in una camera, comprimerlo a venti bar, poi rilasciare la pressione. Fuori dal lato spettacolare è tutto uguale. L'unico attrattivo di questa attività sono le conseguenze mediatiche, la fascinazione morbosa.
Ci saranno altri morti, sappiatelo.
Credete che un media organizzi un dibattito televisivo su questo argomento? No, non sarebbe "vendibile". Ora c'è una giovane donna con due bambini piccoli. Che tristezza.
Alain LE COCQ-STEPANOVA elettronico
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33.820 consultazioni dalla creazione del dossier, il 13 ott 2002. Nessun giornalista si è manifestato.





















